domenica, 18 novembre, 2018
Il papiro proviene dalla città medio-egiziana di Sepermeru, a sud di Herakleopolis Magna, il cui dio principale era Seth. Questo documento legale è diviso in due parti, ognuno cominciante con una propria data e terminante con una propria lista di testimoni. La prima parte è datata al giorno dell’assunzione al trono di Ramesse XI e la seconda all’anno XVIII dello stesso faraone. Le due parti, tuttavia, sono state scritte in un’unica sessione, essendo la grafia identica per tutto il papiro. Scopo del documento è quello di assicurare l’intera proprietà di Nebnefer alla propria moglie Nanefer (il nome compare anche come Rennefer), così che lei possa disporne a suo piacimento.
Una questione che da millenni incuriosisce, alimenta fantasie e logora la mente di ingegneri edili: ma gli Egizi, come facevano a sollevare, trasportare via terra e mettere in opera quei pesantissimi blocchi che furono utilizzati per la costruzione delle piramidi? Chilometri di inchiostro sono stati stesi nel tentativo di trovare una soluzione più o meno fattibile. Ma ora sembra che abbiamo la risposta, o parte di essa.
A cura di Cristina Trimarchi Il meridione d’Italia è colmo di luoghi suggestivi e tra di essi spicca indubbiamente l’incantevole Castel del Monte nel comune di Andria, inconfondibile roccaforte della meravigliosa Puglia. Eretto nel Duecento per volontà di Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, è posto in cima ad...
La figura di Gaio Cornelio Gallo è stata quasi ignorata, quando non infamata, dagli storici antichi e moderni, nonostante presenti aspetti non meno interessanti di altri personaggi dell’epoca, per le cui gesta sono stati versati fiumi di inchiostro. Gaio Cornelio, chiamato Gallo perché nato a Forum Iulii, colonia navale nella Gallia Narbonense, l’odierna Frejus (per altri si tratterebbe invece di Forum Iulii Iriensium, ossia di Voghera, nella Gallia Cisalpina1), verso il 70/69 a.C., era stato un fine letterato, creatore, insieme con Catullo, di una scuola di poeti che si erano chiamati novi. Essi, attingendo a temi della poesia greca alessandrina, avevano perfezionato un genere originale, l’elegia, dove si esprimevano in forme studiate e raffinatissime i sentimenti più intimi ed appassionati dell’amore.
Gli antichi Greci, lo sappiamo bene, non erano secondi a nessuno nelle arti figurative (e non solo in quelle, a dire il vero). Vi piacerebbe sapere cosa c’è davvero dietro al loro genio artistico? Avete mai pensato che sotto una pittura perfetta, capolavoro che ha attraversato i secoli, c’è un disegno che ha richiesto tempo, modifiche e riflessioni? Quel che noi ammiriamo oggi nasconde, in realtà, la mano e la mente dell’artista, dell’artigiano.
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria continua ad attirare centinaia di migliaia di visitatori non solo per i Bronzi di Riace e la sua straordinaria collezione di reperti provenienti da tutta la regione, ma anche grazie a una ricca programmazione di mostre temporanee. Oggetti noti affiancano manufatti finora sconosciuti e presentati per la prima volta al pubblico, per raccontare sempre storie differenti, scelte per affascinare il grande pubblico e avvicinarlo al suggestivo mondo dell’antichità.
La missione ceca diretta dal dott. Miroslav Barta che lavora ad Abusir, nei pressi del Cairo, ha scoperto un'enorme tomba costruita in calcare e mattoni di fango risalente al regno di Niuserra Ini, sovrano della V dinastia.
Era consuetudine comune nell'antichità non rivelare il vero nome della città: questo è stato il caso di Roma, il cui nome segreto, quando rivelato, fu pagato ad un costo altissimo, quello della vita. Fu il caso del tribuno della plebe Quinto Valerio Sorano che, in un periodo turbolento della storia della res publica romana, quello della guerra civile tra Caio Mario e Lucio Silla, fu condannato alla pena capitale per aver rivelato, nella sua opera “Epoptides” ("I misteri svelati"), il nome segreto di Roma (altre fonti sostengono che il vero motivo della sua esecuzione consistesse nella sua vicinanza politica a Mario), che avrebbe potuto essere nominato impropriamente dai nemici di Roma tramite il rituale dell'evocatio.
Il Parco Archeologico di Ercolano continua a essere terreno di sperimentazione e ricerca multidisciplinare con risultati di rilievo internazionale. Stavolta l’indagine, condotta da un gruppo di ricerca della Federico II guidato dall'antropologo Pier Paolo Petrone, svela aspetti unici circa gli effetti del calore sui corpi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. L'analisi si è concentrata sui resti degli scheletri di oltre 300 ercolanesi ritrovati nell’area dell’antica spiaggia, colti nell’attimo del loro disperato tentativo di fuga.
Era il 26 settembre del 1976 quando la mummia di Ramesse II atterrò a Le Bourget, l'aeroporto militare di Parigi, dove fu accolta con tutti gli onori riservati ad un Capo di Stato con tanto di parata militare e picchetto d'onore. Munito di passaporto speciale dove lo si identificava come "faraone deceduto" Ramesse II restò nella capitale francese per circa otto mesi affinché la sua mummia fosse sottoposta ad una delicata operazione di conservazione in quanto vittima di un fungo che, con il suo sviluppo, ne stava provocando un veloce deterioramento.

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