La più antica mano in metallo trovata in Europa

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La mano di bronzo. Foto: Philippe Joner, Servizio Archeologico del Cantone di Berna. Fonte: National Geographic Italia.

La mano di metallo trovata in Svizzera nel 2017 risale all’Età del Bronzo e potrebbe essere la rappresentazione più antica che esista in Europa di una parte del corpo umano

Non è raro che alcune delle più importanti scoperte fatte dall’uomo siano avvenute per caso. Dalla medicina all’archeologia la coincidenza non è mai stata una stranezza. Per questo non stupiscono le circostanze del ritrovamento di un prezioso manufatto, unico nel suo genere. Stiamo parlando della più antica mano di bronzo rinvenuta in Europa.

Nel 2017 vicino al Lago di Bienne, in Svizzera (cantone di Berna), un gruppo di cercatori di tesori armati di metal detector ha trovato il reperto insieme a un pugnale e a delle costole.

Le analisi effettuate sugli oggetti rinvenuti ha evidenziato che la mano risale a 3.500 anni fa e pesa circa mezzo chilo. È dotata di un polsino rifinito con una lamina d’oro e di una cavità interna che si suppone servisse a montarla, per esempio, su una statua.

Grazie all’esame del radiocarbonio effettuato sulla colla usata per fissare la lamina d’oro è stato possibile ottenere una datazione piuttosto precisa. A quanto pare, infatti, la mano di metallo risale all’Età del Bronzo, tra il 1400 e il 1500 a.C.

Gli archeologici sono tornati sul luogo del ritrovamento per cercare di capire qualcosa in più sulla “storia” di questo reperto scoprendo, dopo sette settimane di scavi, una tomba danneggiata vicino al villaggio di Prêles.

All’interno della sepoltura vi erano le ossa di un uomo di mezza età, una spilla e una spirale in bronzo (quest’ultima probabilmente usata come fermacapelli).

Le prove “regine” che sanciscono senza ombra di dubbio che la mano di metallo appartenesse all’uomo della tomba di Prêles sono due: i frammenti di lamina d’oro e un dito spezzato che combaciano con quelli del manufatto.

L’unicità del ritrovamento della mano e della tomba, come spiegano gli archeologici, sta nel fatto che raramente nell’Età del Bronzo si usava mettere accanto al defunto degli oggetti di metallo, soprattutto se si trattava di oro.

Gli studiosi ipotizzano che la mano dovesse avere un punto d’appoggio, per esempio uno scettro o che fosse una sorta di “guanto rituale”, di protesi indossata durante le cerimonie religiose.

Purtroppo al momento non vi è alcuna certezza e, forse, non ve ne sarà mai a causa della scarsità di documenti.

La scoperta della mano di metallo, però, è entrata di diritto nella rosa dei finalisti al premio BMTA.

La quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award si terrà il prossimo 15 novembre a Paestum in occasione della XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

Il premio viene promosso da Archeo e dalla già citata Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in collaborazione con le testate Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Dossiers d’Archéologie (Francia), Current Archaeology (Regno Unito) e Archéologia (Francia).

Da non dimenticare che questo riconoscimento è intitolato alla memoria di Khaled al-Asaad, l’archeologo che nel 2015 è stato ucciso per aver difeso il patrimonio storico di Palmira minacciato dall’Isis.

Lo scorso anno ad aggiudicarsi il premio è stato Benjamin Clément responsabile degli scavi che hanno portato alla luce la “piccola Pompei” di Vienne, in Francia.

Durante la cerimonia del prossimo 15 novembre verrà anche conferito uno Special Award alla scoperta che avrà ottenuto più “like” sulla pagina Facebook della Borsa Mediterranea. Avete tempo di scegliere la vostra scoperta preferita fino al 30 settembre.

Votate numerosi!

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