La regina Abar: figlia del re, sorella-sposa del re, madre del re

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Gli egiziani strutturavano i vari aspetti dell’esistenza in un modello che muoveva dall’unità alla dualità alla pluralità, per tornare di nuovo all’unità. Tale movimento è posto all’interno del contesto del dualismo sessuale che ha la sua espressione iniziale nell’androginia della divinità capo. L’androginia è una formula arcaica e universale utilizzata per esprimere la totalità, la coesistenza dei contrari: essa simboleggia la perfezione di uno stato primordiale non condizionato.

In Antico Egitto una tendenza a descrivere il creatore come maschio-femmina può essere visto nei Testi delle Piramidi, nella descrizione della nascita di Shu e Tefnut, nella formulazione dei ruoli di Ptah e Neith.

Come conseguenza di tale concezione è da vedere il modello della regalità femminile egiziana, la quale riflette l’interazione di maschio e femmina come elementi dualistici del creatore. Caratteristico del contesto culturale egiziano è di collegare uomini e donne gli uni agli altri come membri di una famiglia; lo strutturare il loro rapporto nei termini dei ruoli familiari. Lo scopo del prototipo femminile risulta così essere quello di generare nuova vita per fornire quel continuum ciclico che sia in grado di assicurare il rinnovamento della forza vitale nella famiglia; quindi un mezzo di rinascita che troviamo espresso nei ruoli di “madre”, “moglie”, “sorella”, “figlia”.

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