Museo regionale di Messina: un ponte verso l’antichità.

 

La visita al Museo regionale di Messina (MuMe) rappresenta una seducente immersione nella cultura mediterranea di un tempo. Fulcro economico, politico e storico, la città dello Stretto riporta i segni della ricchezza che nei secoli l’hanno qualificata ed il museo regionale ne è la testimonianza. Dopo decenni di attesa, da circa un anno è stato finalmente valorizzato mediante i nuovi locali appositamente realizzati.

Il Museo Nazionale di Messina

La sezione archeologica arricchita da trecento opere è indice della fondazione greca e della successiva egemonia romana, in particolar modo. Sono così ammirabili le meraviglie scovate nel territorio locale, lungo le coste che hanno visto avvicendarsi numerosi popoli conquistatori e nei suoi profondi fondali che custodiscono svariati relitti. Proprio lungo tali fondali dieci anni fa fu scovato fortuitamente un rostro romano in bronzo dell’età augustea (III-I sec. a.C.), ancora congiunto al legno dell’imbarcazione. Fu un eccezionale rinvenimento poiché costituisce un raro esemplare, il settimo esistente al mondo e il terzo nel territorio siculo, presente proprio al MuMe. L’archeologia subacquea ci ha altresì restituito dieci ganci di forma palmipede appartenuti ad un’imbarcazione romana del 36 a.C.

Il settore più antico è formato dai reperti provenienti dal Museo Civico Peloritano e dai ritrovamenti nei cantieri durante la ricostruzione post-sisma. Vi sono resti dell’età del Bronzo, reperti numismatici, fondi archivistici e librari, delle giare di sepoltura risalenti al XIII secolo a.C. ed antichi sarcofagi di marmo. Tra i resti archeologici più importanti vi è la scultura di Igea, dea della salute, appartenente ad un’abitazione romana nei pressi della Cattedrale, nonché il Ritratto di stratega dall’interpretazione incerta poiché ritenuto una replica romana di un bronzo del V secolo a.C., una rielaborazione classicista o un ritratto del I secolo d.C. Da queste sale è osservabile l’antica cripta del Monastero di San Salvatore, recuperata nel corso dell’edificazione del museo.

Il periodo medievale è testimoniato da pregiati esemplari marmorei di maestranze arabo-normanne risalenti alla metà del XII secolo, caratterizzati da intarsi in porfido e serpentino, che un tempo decoravano la chiesa dei Catalani e il Duomo. Ulteriori maestranze, attive tra il II ed il XIII secolo, sono visibili in cinque capitelli marmorei e lapidei appartenenti al colonnato della Cattedrale di epoca normanno-sveva, confermando la tendenza normanna di riadoperare antichi materiali in nuovi edifici. Maestranze siculo-sveve della seconda metà del Duecento sono espresse nelle tre grandi assi dipinte a tempera su tavola, ritraenti San Giorgio a cavallo, San Michele Arcangelo e Giona inghiottito dalla balena. Formelle di pietra, gesso e marmo, forse appartenenti ad un pavimento o ad una decorazione parietale, sono espressione stilistica di differenti culture ascrivibili a maestranze normanno sveve del XIII secolo.

Madonna in trono con Bambino detta Madonna della Ciambretta

Di ignota provenienza, la marmorea Testa di Apostolo di un probabile scultore provenzale (XII-XIII sec.) ed il mosaico dell’Arcangelo Michele di provenienza bizantina (prima metà del Quattrocento), nonché la splendida Madonna orante realizzata in marmo nel XII secolo e ritrovata quattro secoli dopo sotto il pavimento della chiesa di San Francesco d’Assisi. Il bellissimo mosaico della Madonna della Ciambretta, alto oltre 250 cm, è espressione di maestranze italo-greche come osservabile nei caratteri greci sincopati che la indicano come “Madre di Dio”. Vi è poi un mosaico raffigurante una Testa di apostolo compiuto da un ignoto mosaicista di probabile origine greca ed un ulteriore mosaico sulla Madonna delle Grazie risalente agli albori del Trecento.

Il percorso prosegue con una grande croce lignea dipinta, una raffigurazione duecentesca di Santa Lucia mediante la tecnica tempera su tavola, una scultura marmorea ritraente la Madonna degli storpi ed un trittico quattrocentesco che mostra la Madonna col Bambino tra i santi Agata e Bartolomeo. Seguono un suggestivo crocifisso in legno policromo del Quattrocento (recuperato a seguito del sisma del 1908) e varie opere del celebre artista messinese Antonello da Messina: Madonna col Bambino e francescano in adorazione, Ecce Homo e Madonna in trono col Bambino, San Gregorio, San Benedetto, Annunciazione (1473). Tutte realizzate con tempera grassa su tavola, mostrano lo stile inconfondibile del maestro che domina la scena iniziale del percorso espositivo, affiancate dal dipinto ad olio di Cristo alla colonna di un anonimo allievo di scuola antonelliana.

Antonello da Messina. Madonna col Bambino e francescano in adorazione

Dopo l’effige della Madonna del Carmine con i santi Elia ed Eliseo originariamente appartenente alla Chiesa del Carmine maggiore, vi sono delle teche mostranti preziosi volumi tra i quali un testo del poeta e retore romano Decimo Giunio Giovenale (I-II secolo a.C.), un manoscritto cartaceo del Trecento di Historia Troiana ed un Missale Romanum del Cinquecento. Vi è poi una sezione più recente con opere scultoree, ove emerge la maestosa statua di Nettuno scolpita dall’architetto toscano Montorsoli, affiancata dal mostro Scilla. Sono simboli della città dello Stretto, danneggiati durante i bombardamenti borbonici del 1848 e sostituiti da pregiate copie nella splendida fontana del Nettuno posta nel centro cittadino dinnanzi all’area portuale.

Arricchiscono la sezione medievale e moderna pregevoli ritratti, riproduzioni lignee in miniatura, un’imponente carrozza senatoria finemente decorata risalente al periodo dell’egemonia spagnola, ma soprattutto i capolavori di Caravaggio. “Resurrezione di Lazzaro” (foto a sinistra) e “Adorazione dei pastori” (foto a destra), due ampie tele esposte con luci soffuse per esaltarne il caratteristico chiaroscuro, sono permaste incolumi al nefasto terremoto del 1908. La prima mostra Maria Vergine umilmente a terra mentre osserva ed abbraccia caldamente il Bambin Gesù, affiancata da San Giuseppe e dai pastori ammirati nella buia mangiatoia; la seconda illustra con tensione drammatica il momento in cui si accingono a condurre Lazzaro verso il luogo ove avverrà il miracolo, in un’atmosfera buia su un terreno cosparso di ossa.

Completa il magnifico scenario l’area esterna, con l’incantevole Giardino Mediterraneo recentemente inaugurato: accompagnano la camminata lungo il viale d’accesso le piante locali, specifiche dell’area mediterranea, per enfatizzare la flora spontanea delle terre sicule. Garofani, ginestre, alloro e rosmarino a fianco dei meno noti vedovina delle scogliere e fritillaria messanensis, solo per citarne alcuni, per arricchire il nuovo spazio verde da osservare.

Finalmente tutte le opere sono uscite dai polverosi depositi per essere ammirate in un’area spaziosa in cui trovare la giusta rilevanza, diversamente dal passato in cui solo una parte della collezione era visitabile presso l’antica filanda Mellinghoff, ora dedicata ad esposizioni di arte contemporanea. Completano il percorso la biblioteca, l’archivio e il caveau posti nel seminterrato.

Ventisette secoli di arte per illustrare la storia di Messina sin dalle sue origini: dalla fondazione nel VIII secolo a.C. con il nome di Zancle e successivamente di Messàna, al succedersi di popoli conquistatori, all’epoca d’oro che l’ha vista il fulcro degli scambi nel Mediterraneo, al regno borbonico e al devastante sisma del 1908 che l’ha privata di numerose risorse umane e artistiche.

Dai reperti preistorici del terzo millennio a.C. alle opere contemporanee, impreziosiscono la struttura settecentocinquanta tesori di ogni tempo, tra i quali i beni monumentali sopravvissuti al terremoto. Un’esposizione su circa diciassettemila metri quadri fra locali interni ed esterni, che rendono il MuMe tra i musei più ampi del Meridione.

Volume di Decimo Giunio Giovenale (I-II secolo a.C.) – Foto dell’autrice

Orari: dal martedì al sabato ore 9,00 – 19,00; domenica e festivi ore 9,00 – 13,00; lunedì chiusura.

Biglietto: Intero 8 euro, ridotto 4 euro, gratuito la prima domenica del mese.

Info: 090361292/93

Cristina Trimarchi

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Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

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