Il recupero del mercantile romano nelle acque di Playa de Palma

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Nel 2019 l’Universitat de les Illes Balears (UIB) aveva annunciato la scoperta di una nave da carico romana a soli 2m di profondità nelle acque di Playa de Palma, una delle spiagge più popolate di Maiorca. Oggi, tramite un tweet, l’Universitat de les Illes Balears annuncia il recupero degli oggetti rinvenuti a bordo. Il progetto di recupero Arqueomallornauta è stato coadiuvato dal Consell de Mallorca, organo di governo dell’isola, e dalle università spagnole delle Isole Baleari, Barcellona e Cadice, e ha visto la cooperazione di archeologi ed esperti marini per una durata di ca. tre anni.

Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears

 

Secondo gli archeologi l’imbarcazione, di ca 12m di lunghezza e 5-6m di larghezza, era in viaggio dalla zona di Cartagena (Murcia) all’Italia quando si è arenata ed è affondata. Il mercantile, da datarsi al IV sec. d.C., ha restituito centinaia di anfore (ca. 300) con tituli picti, ovvero le iscrizioni commerciali che riportano origine, destinazione e tipo di prodotto conservato. Il carico trasportava vino, olive, olio e garum – una salsa di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani utilizzavano come condimento. Ma le sorprese non finiscono qui. Oltre alla mercanzia, gli archeologi hanno portato alla luce una lampada ad olio, una scarpa in cuoio e una in corda, una pentola da cucina, e un trapano da falegname, il quarto rinvenuto nell’intera regione.

Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears

Il progetto Arqueomallornauta non mira solo a preservare la nave mercantile in ottimo stato di conservazione e i suoi reperti, ma a dare la possibilità a tutti di ammirare un entusiasmante pezzo di storia.

GALLERY:

Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears
Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears
Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears
Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears
Credits: Progetto Arqueomallornauta/Universitat de les Illes Balears
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Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011) e Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha collaborato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). È stata assistente di ricerca presso la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021). Ricercatrice indipendente, attualmente è anche assistente di ricerca per il Professor Emeritus Malcolm D. Donalson (PhD ad honorem, Mellen University). Organizza e partecipa regolarmente a diverse attività di divulgazione, oltre a continuare a fare formazione. Collabora con la Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia al progetto Nymphè. Archeologia e gioielli, e con la rivista MediterraneoAntico, occupandosi in modo particolare di mitologia. Appassionatasi alla figura della dea Iside dopo uno studio su Benevento (Iside Grande di Magia e le Janare del Sannio. Ipotesi di una discendenza, Libreria Archeologica Archeologia Attiva, 2010), ha condotto diversi studi sulla dea, tra cui Il Grande inno ad Osiride nella stele di Amenmose (Louvre C 286) (Master di I livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie”, 2010); I culti egizi nel Golfo di Napoli (Gruppo Archeologico Napoletano, 2016); Dal Nilo al Tevere. Tre millenni di storia isiaca (Gruppo Archeologico Napoletano, 2018 – Biblioteca Comunale “Biagio Mercadante”, Sapri 2019); Morire nell’antico Egitto. “Che tu possa vivere per sempre come Ra vive per sempre” (MediterraneoAntico 2020); Il concepimento postumo di Horus. Un’ analisi (MediterraneoAntico 2021); Osiride e Antinoo. Una morte per annegamento (MediterraneoAntico 2021); Culti egiziani nel contesto della Campania antica (Djed Medu 2021); Nephthys, una dea sottostimata (MediterraneoAntico 2021). Sua è una pubblicazione una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, The Edwin Mellen Press, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Lo studio approfondisce i diversi legami di Iside in quanto dea dell’Occidente e madre di Horus con alcune delle divinità femminili nonché nei cicli osiriaco e solare; la sua iconografia e le motivazioni che hanno portato ad una sempre crescente rappresentazione della dea sulle raffigurazioni parietali delle tombe. Un’intera sezione è dedicata all’onomastica di Iside provando a delineare insieme al significato del suo nome anche il compito originario nel mondo funerario e le conseguenti modifiche. L’appendice si sofferma su testi e oggetti funerari della XVIII dinastia dove è presente la dea.

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