Circa 35 mummie, 5 sarcofagi 4 dei quali ancora sigillati, oli per la mummificazione conservati in vasi che riportano inscritti i nomi delle sostanze ivi contenute, una maschera in argento dorato (la prima ad essere scoperta in una tomba privata dell’antico Egitto dal 1939) e molto altro è ciò che stato scoperto a sud della piramide di Unas, nella necropoli di Saqqara.

La maschera saita trovata a Saqqara del secondo sacerdote di Mut e sacerdote di Niut-shaes (ph. University of Tübingen, Ramadan B. Hussein)

La notizia della scoperta di oggetti per l’imbalsamazione e di un numero considerevole di mummie era già trapelata i giorni scorsi mettendo in fermento media e appassionati dell’antico Egitto (qui il nostro articolo), ma con la conferenza stampa internazionale rilasciata dal Ministero delle Antichità egiziano ora ne sono emersi i dettagli.

Il Ministro delle Antichità, il dott. Khaled El-Anany, ha annunciato infatti la scoperta di un laboratorio per la mummificazione insieme ad un luogo di sepoltura comune formato da diverse camere funerarie risalenti al regno saitico-persiano (664-404 a.C. – Periodo Tardo) durante i lavori di scavo effettuati da una missione egiziana che lavora congiuntamente con l’Università di Tübingen (Germania). Sul lato meridionale della piramide dell’ultimo sovrano della V dinastia, infatti, ci sono un certo numero di tombe a pozzo del periodo saita, scavate nella roccia durante la fine della XXVI e l’inizio della XXVII dinastia e scoperte per la prima volta alla fine del XIX secolo da Gaston Maspero. Ora questi pozzi sono sistematicamente ri-scavati, puliti e ri-documentati ed è proprio durante lo sgombero, a solo un metro da dove gli scavi di Maspero si fermarano, che la missione archeologica al lavoro scoprì un pozzo. Scavando, disseppellirono vasi deliberatamente spezzati, lino scolorito probabilmente macchiato con oli e resine e resti botanici costituiti principalmente da cereali e paglia. Molti dei vasi scoperti portavano “etichette” che identificavano i loro precedenti contenuti come oli sacri usati nell’imbalsamazione. I resti botanici trovati nel pozzo erano quasi identici a quelli trovati in KV63 – una cachette per l’imbalsamazione scoperta nella Valle dei Re – che dovrebbero essere stati usati come materiali di riempimento durante la mummificazione. Adiacente al pozzo scoprirono i resti di un laboratorio per l’imbalsamazione con altri vasi per l’imbalsamazione e due bracieri usati per scaldare oli e resine.

Il dott. Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project e professore all’Università di Tübingen, definisce la scoperta rara e spiega che il laboratorio fa parte di un complesso funerario costituito da diverse tombe a pozzo alcune delle quali profonde più di trenta metri. Il laboratorio è composto da un edificio rettangolare costruito con mattoni di fango e blocchi irregolari di calcare, e il suo ingresso, situato nell’angolo sud-ovest, conduce ad un’area aperta dove sono visibili due grandi bacini delimitati da muri di mattoni crudi e divisi tra loro da una rampa sempre in mattoni di fango. Si pensa che i due bacini potessero essere stati utilizzati per contenere il natron necessario per l’essiccazione dei corpi da mummificare e per la preparazione delle bende di lino che venivano utilizzate per avvolgere poi il defunto. Il laboratorio per la mummificazione include anche una cachette destinata al rituale, la quale a sua volta ha un proprio pozzo profondo 13 m che termina con una camera sotterranea di forma rettangolare dove sono state trovate le ceramiche rituali. Tra queste sono presenti vasi, ciotole e misurini che riportano i nomi degli oli e delle sostanze usate nel processo di mummificazione e i cui contenuti verranno analizzati per capirne la composizione chimica. La presenza di utensili specifici per il trattamento dei cadaveri, la possibilità di analizzare i contenuti dei vasi e lo studio degli ambienti sono i fattori che rendono davvero speciale questa scoperta; infatti, grazie allo studio che verrà condotto, si potrà avere maggiore chiarezza sui metodi e le tecniche di imbalsamazione nonché ottenere ulteriori informazioni sui suoi laboratori e sugli strumenti utilizzati.

Al centro del laboratorio di mummificazione un grande pozzo denominato K 24 di 3,00 m x 3,35 m e profondo 30 m fu usato come luogo di sepoltura comune; infatti il pozzo conduce ad una serie di camere funerarie contenenti sepolture inviolate, alcune delle quali sono state scavate nella roccia a una profondità di 30 m e disposte sui lati di due corridoi dove, tra la XXVI e la XXVII dinastia, furono riposte circa 35 mummie. Il primo corridoio ha una camera sepolcrale intatta rivolta ad ovest: qui sono stati trovati tre sarcofagi di legno in cattivo stato di conservazione e un grande sarcofago di pietra calcarea a nord del quale è stata ritrovata una quarta mummia e un gran numero di ushabti in faiance.

Dettaglio degli occhi della maschera del secondo sacerdote di Mut e Niut-shaes (ph.University of Tübingen, Ramadan B. Hussein)

La mummia trovata all’interno di uno dei tre sarcofagi in legno (quello centrale) aveva ancora adagiata sul viso la maschera in argento dorato risalente al periodo saitico/persiano (664-404 a.C.) di 23 cm x 18,5 cm. L’esame microscopico preliminare eseguito dal Museo Egizio del Cairo suggerisce inoltre che gli occhi sono intarsiati con calcite, ossidiana e una gemma nera che potrebbe essere onice. Anche la parrucca era intarsiata con gemme che una volta erano incorporate nelle paste colorate. Il dott. Hussein sostiene che la scoperta di questa maschera potrebbe essere definita sensazionale in quanto sono pochissime le maschere di metallo prezioso giunte fino ai giorni nostri, visto che la maggior parte delle tombe degli antichi dignitari egizi furono saccheggiate già dai tempi antichi. Le antiche maschere funerarie in oro e argento sono straordinariamente rare; si è a conoscenza di soli due reperti della stessa fattura scoperti in tombe private. Un progetto di ricerca e conservazione è attualmente in fase di pianificazione.

Il sarcofago di legno che custodiva la maschera era intonacato e dipinto con un’immagine della dea Nut, la dea del cielo nonché madre del dio dell’oltretomba, Osiride, e vi sono tutt’ora decorati il nome ed i titoli del proprietario della maschera. Il nome teoforo del suo proprietario – vissuto durante la XXVI dinastia (672-525 a.C.) – racchiude quello della dea Neith, la dea protettrice di quel periodo, mentre è ancora ignoto il suo nome completo in quando l’iscrizione è carente proprio dove viene menzionato, tanto che gli archeologi stanno raccogliendo dei frammenti per poterne ricomporre l’intero nome. Per ora comunque sappiamo che l’uomo ricopriva a Memphis la carica di secondo sacerdote della dea Mut ed era il sacerdote della dea Niut-shaes, la dea Mut nella sua forma di serpente.

Il ritrovamento dei tantissimi Ushabty (ph. Luxor Times)

Non sono state trovate solo mummie, sarcofagi, maschera e tantissimi ushabti (voci parlano di circa 1500 servitori): dei bellissimi vasi canopi in alabastro, statuette di legno, amuleti, coperture in cartonnage ed altro ancora hanno impreziosito la scoperta.

Il Saqqara Saite Tombs Project, utilizzando le tecnologie più avanzate, si ripropone di documentare le tombe della XXVI dinastia presenti nella necropoli di Saqqara dove, finora, è presente la più grande concentrazione di sepolture saitiche (circa 12 tombe), analizzare le loro caratteristiche architettoniche e le loro iscrizioni che ad oggi non sono state ancora adeguatamente documentate e pubblicate. Il progetto è stato lanciato nel marzo 2016 e sta ora focalizzando le sue attenzioni sulle indagini epigrafiche e archeologiche, sul ri-scavo, la documentazione, la conservazione e la pubblicazione delle tombe di Padinist (direttore dei depositi del Palazzo Reale), Psamtek (capo dei medici e comandante dei mercenari libici) e Amentefnakht (comandante delle reclute), scoperte tra il 1899 e il 1950. Le attività di documentazione digitale ad alta risoluzione includono la creazione di modelli 3D e scansioni laser delle loro camere funerarie dove è già stato condotto un progetto di conservazione dei rilievi policromi e delle iscrizioni. Qui un video con la ricostruzione 3D del laboratorio e del complesso sepolcrale scoperto:  https://www.youtube.com/watch?v=upu3_cbyqYM

Comunque il dott. Hussein crede di aver trovato nella parte inferiore del pozzo profondo 30 metri la bocca di un altro pozzo, il che porterà il team a scavare ancora più in profondità. I lavori continuano.

3D Laser Scan delle camere sepolcrali della XXVI dinastia e il pozzo principale del laboratorio per la mummificazione (©University of Tübingen)

Sources: MoA and Tübingen University

 

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