Le ultime scoperte di Pompei

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Leda e il Cigno, iscrizione che potrebbe riscrivere la storia di Pompei. Fonte: Facebook (pagina BMTA).

Lo scorso anno gli scavi di Pompei restituirono un nuovo gioiello della pittura nella Regio V, un affresco erotico che ritrae il mito di Leda e il cigno, ma anche un’iscrizione che potrebbe cambiare la storia dell’eruzione del Vesuvio come la conosciamo e nuovi ambienti decorati

Nel 2018 la Regio V di Pompei regalò al mondo un’altra perla dell’arte e dell’archeologia: un affresco del mito di Leda e il cigno. L’opera andò ad aggiungersi ad altre dello stesso livello qualitativo, rinvenute nella Casa di Giove e nella Casa con Giardino.

L’affresco fu ritrovato nel cubicolo (camera da letto) di una casa di via del Vesuvio durante dei lavori di stabilizzazione. Il mito di Leda e il cigno racconta l’unione tra Giove e Leda, moglie del re di Sparta Tindaro.

Il padre degli dei, accecato dalla passione per Leda e dal desiderio di possederla, si trasformò in un cigno e arrivò fino in Laconia, sulle rive del fiume Eurota.

La Soprintendenza spiegò l’importanza del dipinto di Pompei in un comunicato ufficiale che dichiarava: “L’episodio di Giove e Leda gode di una certa popolarità, poiché è attestato in varie domus, con diverse iconografie (la donna è in genere stante e non seduta come nel nuovo affresco e in alcuni casi non è raffigurato il momento del congiungimento carnale) …”.

Il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna definì il ritrovamento “eccezionale e unico”, come riporta l’Agenzia Ansa e aggiunse che il soggetto è “diverso da tutti gli altri fino a oggi ritrovati in altre case. Nella cittadina romana il riferimento al mito greco di Leda e il cigno è piuttosto diffuso, mai però era stato ritrovato con questa iconografia decisamente sensuale, che sembra guardare al modello scultoreo di Timoteo, importante scultore greco del IV sec. a.C.”

Vi sono diverse ipotesi sull’identità del proprietario. Forse si trattava di un ricco mercante, ma per ora non vi è alcuna certezza. La dimora in cui si trova l’affresco non potrà essere portata alla luce per evitare che nascano problemi con la messa in sicurezza del sito (infatti gli scavi che hanno consentito la scoperta sono stati effettuati proprio per motivi di stabilizzazione, come detto prima). Per questo è possibile che gli affreschi di tutta la dimora, non soltanto quello di Leda e il cigno, vengano spostati e, in seguito, esposti al pubblico.

Questa scoperta si affiancò ad altre dello stesso valore: la Casa di Giove, sempre nella Regio V, presenta degli ambienti riccamente decorati in cui ci sono ancora suppellettili e oggetti di uso quotidiano che ci riportano indietro nel tempo, facendoci quasi rivivere un passato che non c’è più. Il nome della domus deriva da un piccolo dipinto raffigurante Giove, rinvenuto nell’Ottocento, all’epoca dei primi scavi.

Ulteriori ricerche portarono alla luce anche un atrio circondato da stanze e un ingresso che si apre su uno spazio delimitato da colonne e da altri tre ambienti.

Le stanze intorno all’atrio contengono marmi decorati nei colori rosso, verde, giallo e nero. Secondo gli archeologici l’atrio doveva essere impreziosito con un fregio dorico dalle rifiniture in rosso e in blu. Purtroppo le tracce evidenti di un incendio hanno compromesso alcuni ambienti.

Non lontano dalla casa di Giove fu scoperto anche un quadro che raffigura un sacrificio nel santuario di Agreste.

Infine vi è l’iscrizione rinvenuta nella Casa con Giardino (dove c’è anche lo stupendo affresco di Venere e Adone), ancora nella Regio V, che potrebbe riscrivere la storia dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

La scritta venne fatta con il carboncino e si riferiva al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, cioè il 17 ottobre. Purtroppo non è segnato l’anno, ma gli studiosi ritengono che si tratti della prova in grado di “spostare” la data della tragedia dal 23-24 agosto al 24 ottobre.

La data di agosto venne riportata nelle lettere di Plinio il Giovane a Publio Cornelio Tacito, ma vi sono sempre state delle incertezze sulla sua attendibilità. È, comunque, possibile che vi sia stato un errore di trascrizione imputabile a un amanuense medievale. In effetti a Pompei sono stati ritrovati anche bracieri e resti di frutta tipica dell’autunno, oltre a un denario di Tito entrato in circolazione a settembre.

Tutte queste eccezionali scoperte sono già tra i finalisti dello Special Award targato BMTA.

Vi ricordiamo che la quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award si terrà il prossimo 15 novembre a Paestum in occasione della XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Anche quest’anno Mediterraneo Antico è Social Media Partner della BMTA.

Il premio viene promosso da Archeo e dalla già citata Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in collaborazione con le testate Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Dossiers d’Archéologie (Francia), Current Archaeology (Regno Unito) e Archéologia (Francia).

Da non dimenticare che questo riconoscimento è intitolato alla memoria di Khaled al-Asaad, l’archeologo che nel 2015 è stato ucciso per aver difeso il patrimonio storico di Palmira minacciato dall’Isis.

Lo Special Award, però, verrà dato solo alla scoperta che avrà ottenuto più “mi piace” sulla pagina Facebook del Premio. Avete tempo per votare fino al 30 settembre.

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