Una metafora di buon augurio per i defunti
Nel testo della tomba di Inherkhawy (TT 359, Deirr el-Medina), troviamo il termine seryw che significa “coloro che dormono” e si riferisce ai defunti. Il determinativo con un letto e una piccola anatra simboleggia la fecondità e il legame tra vita e morte, ed è un bellissimo esempio della creatività degli scribi egizi nell'usare simboli per esprimere significati profondi sulla morte e rinascita.
Statue, un bagno pubblico tolemaico e una villa romana tornano alla...
Un recente intervento di archeologia preventiva condotto da una squadra del Consiglio Supremo delle Antichità nel quartiere di Muharram Bey (o Moharam Bek), nel cuore di Alessandria d’Egitto, ha riportato alla luce strutture e oggetti che raccontano, con straordinaria chiarezza, come la città sia cambiata nel corso dei secoli. Più che una semplice scoperta, si tratta di una vera e propria finestra aperta sulla vita quotidiana e sull’organizzazione urbana di una delle metropoli culturali più affascinanti dell’antichità.
Dal tempio di Dakka a El-Kab
Il Tempio di Dakka, situato nella bassa Nubia e oggi ricollocato presso il Complesso di Wadi es-Sebua, rappresenta un esempio significativo di architettura religiosa tolemaico-romana. Originariamente dedicato a Thot, fu ampliato sotto Augusto, riflettendo la continuità cultuale tra tradizione egizia e dominazione imperiale. Le sue iscrizioni offrono preziose testimonianze linguistiche e religiose della Nubia ellenistica.
Parallelamente, i piccoli templi di El-Kab, antica Nekheb, documentano una lunga occupazione dall’epoca predinastica al periodo tolemaico. Dedicati soprattutto alla dea Nekhbet, questi santuari minori illustrano pratiche cultuali locali e l’evoluzione dell’architettura sacra egizia in contesti periferici ma culturalmente dinamici.
Il Codex Æsinas: desiderato dai Medici, bramato da Hitler e ossessione...
Nel 1936, durante uno dei suoi primi viaggi ufficiali in Germania, in occasione delle Olimpiadi di Berlino, Benito Mussolini ricevette da Adolf Hitler una richiesta tutt’altro che casuale: ottenere il Codex Aesinas Latinus 8. L’interesse del Führer non era affatto misterioso. Quel manoscritto custodisce infatti una delle più antiche e autorevoli testimonianze della “Germania” di Tacito, un testo che i teorici nazisti consideravano fondamentale per strumentalizzare ed esaltare le teorie sulla purezza della razza ariana.
La storia di questo tanto desiderato manoscritto.
Tell Faroun: torna alla luce una statua colossale di Ramesse II
Nel Delta orientale del Nilo, a Tell Faroun (governatorato di Sharqia), una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha riportato alla luce un gigante di pietra: una statua colossale attribuita a Ramesse II.
Egitto romano: lingue d’oro, coperture in foglia d’oro e un papiro...
Nel cuore del Medio Egitto, il sito archeologico di Bahnasa torna a parlare di sé continuando a rivelare la propria straordinaria stratificazione storica. Situata nel Governatorato di Minya, questa antica città — conosciuta in epoca classica come Oxyrhynchus — ha restituito sepolture contenenti mummie con lingue d'oro e coperture in foglia d’oro, nonché un papiro con un passo dell’Iliade.
Lettere di Amarna
Le Lettere di Amarna sono un corpus di circa 380 tavolette d’argilla scritte in cuneiforme e risalenti al XIV secolo a.C., scoperte nel sito di Amarna. Costituiscono la corrispondenza diplomatica tra i faraoni egizi, in particolare Amenofi III e Akhenaton, e i sovrani del Vicino Oriente, come quelli di Babilonia e Mitanni.
Redatte prevalentemente in accadico, lingua diplomatica dell’epoca, queste lettere trattano alleanze, matrimoni politici, scambi di doni e richieste di aiuto militare. Offrono una testimonianza fondamentale delle relazioni internazionali durante l’età del bronzo e rivelano un sistema politico complesso e interconnesso.
La loro importanza risiede nel fornire una visione diretta della diplomazia antica e delle dinamiche di potere tra grandi imperi e stati vassalli.
Pelusio: scoperto un tempio circondato da acque sacre. E’ un unicum...
Nella parte più orientale del Delta del Nilo il limo stratificato dell’antica città di Pelusio ha restituito un edificio unico nel suo genere. Dopo sei anni di pazienti indagini nel sito di Tell el-Farma, gli esperti di una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità hanno riportato alla luce i resti di una struttura religiosa dedicata alla divinità locale di Pelusio.
Il tempio di Hibis nell’oasi di Kharga
Il Tempio di Hibis, situato nell’oasi di Kharga nel deserto occidentale egiziano, è uno dei templi meglio conservati dell’epoca tardo-faraonica. Edificato principalmente sotto il regno di Dario I (VI secolo a.C.), durante la dominazione persiana dell’Egitto, rappresenta una straordinaria fusione di tradizioni egizie e influenze straniere. Il tempio era dedicato al dio Amon nella sua forma locale (Amenebis), e decorato con rilievi ricchi di simbolismo religioso e politico. Le sue pareti raccontano rituali, offerte e cosmologie, offrendo uno sguardo prezioso su un periodo di transizione storica.
Resti di un antico monastero a Wadi Natrun gettano nuova luce...
Nel sito di Wadi El Natrun gli archeologi hanno riportato alla luce un monastero risalente tra il IV e il VI secolo d.C., offrendo uno spaccato vivido e concreto delle prime comunità monastiche.
“Che gli invidiosi scoppino”! L’ironico messaggio in un mosaico romano scoperto...
Durante scavi archeologici nell’antica città di Syedra, sulla costa meridionale della Turchia, è stato rinvenuto un mosaico romano eccezionalmente ben conservato. L’opera risplendeva all’ingresso di un grande edificio residenziale utilizzato tra il II e il VII secolo d.C. La decorazione musiva presenta motivi ornamentali insieme a due iscrizioni in greco.
Ciò che rende il mosaico particolarmente interessante è il contenuto dei testi: uno accoglie gli ospiti con un messaggio positivo, mentre l’altro esprime una frase sorprendente e ironica.
Tekenu e muu, un rituale nella cultura funeraria dell’Antico Egitto
Nelle scene funerarie dell’Antico Egitto, soprattutto del Nuovo Regno, compaiono due elementi rituali enigmatici: "Tekenu" e "Muu". Il "Tekenu" è raffigurato come una figura umana rannicchiata, avvolta in una pelle animale e posta su una slitta durante il corteo funebre; la sua funzione è dibattuta e interpretata come simbolo di rinascita, purificazione o sostituto rituale del defunto. I "Muu", invece, erano danzatori sacri associati alla città di Buto, riconoscibili per le alte corone di giunco. Essi accoglievano il defunto alla necropoli, svolgendo un ruolo liminale di “traghettatori” simbolici tra il mondo dei vivi e l’aldilà.
Un matrimonio nell’Egitto romano: il contratto di Ossirinco (157–158 d.C.)
Nel 157–158 d.C., nella città egiziana di Ossirinco, venne redatto un contratto di matrimonio oggi noto come P.Oxy. XLIX 3491. Sebbene frammentario, il papiro documenta l’unione tra Chaeremonis e Dionysapollodorus e offre uno sguardo concreto sulle pratiche matrimoniali nell’Egitto romano. Infatti, il documento non è solo una registrazione formale di nozze. È una finestra spalancata sulla vita quotidiana, sui legami familiari, sulle strategie economiche e sulla sorprendente autonomia giuridica femminile.
Milano riscopre l’Egitto antico. Riaperta la Galleria Egizia al Castello Sforzesco
Dopo quasi nove anni di chiusura, Milano riapre le porte a uno dei suoi spazi culturali più affascinanti: la rinnovata Galleria Egizia al Castello Sforzesco. Lo fa con un percorso espositivo totalmente nuovo che valorizza i reperti della civica collezione egizia e restituisce alla città un museo completamente ripensato.
Il Navigium Isidis: rito, mare e identità nel Mediterraneo antico
E già l’aurora portatrice di luce, diffondendo il giorno con il suo candido splendore… (Met. XI, 1)
Così Apuleio apre la scena del Navigium Isidis:...
La cappella di Hathor nel tempio di Hatshepsut
La Cappella della dea Hathor nel tempio funerario di Hatshepsut, a Deir el-Bahari rappresenta uno degli spazi più raffinati del regno di Hatshepsut. Dedicata alla dea vacca dell’amore, della musica e della rinascita, la cappella si distingue per i celebri capitelli hathorici con volto femminile e orecchie bovine. Le pareti narrano il legame divino tra la sovrana e la dea, rafforzando la legittimazione sacra del suo potere. In questo nuovo articolo, Gilberto Modonesi l'architettura, l'iconografia e il significato religioso del santuario. Buona lettura!
Scoperto deposito di sarcofagi e mummie di Cantori e Cantrici di...
Nell’area archeologica di Qurna, West Bank di Luqsor, le sabbie hanno restituito una storia di circa tremila anni fa. Una missione archeologica egiziana congiunta del Consiglio Supremo delle Antichità e della Fondazione Zahi Hawass per le Antichità e il Patrimonio ha portato alla luce un deposito straordinario: 22 sarcofagi dipinti con le loro mummie e otto rari papiri risalenti al Terzo Periodo Intermedio (1070-656 a.C., XXI-XXV dinastia).
Antiche “recensioni” nella tomba di Ramesse VI e Valle dei Re
Camminando tra le vestigia di siti archeologici sparsi nel mondo, vi sarà capitato di imbattervi in antiche iscrizioni lasciate dai viaggiatori che, nei secoli, hanno visitato quei luoghi. Non semplici graffiti, ma veri e propri commenti: impressioni, giudizi, firme, indicazioni sulla provenienza e perfino sulla professione di chi li incise. Testimonianze che ricordano sorprendentemente le moderne recensioni di viaggio. Evidentemente, proprio come accade oggi, anche allora si avvertiva il bisogno di lasciare traccia della propria esperienza.
Mai nessun luogo fu risparmiato da questa pratica, neppure la Valle dei Re.
La Cappella Rossa di Hatshepsut
La Cappella Rossa di Hatshepsut è un santuario in quarzite rossa costruito nel complesso templare di Karnak, a Tebe, durante il regno della regina Hatshepsut (XVIII dinastia). Era probabilmente destinata a custodire la barca sacra di Amon durante le processioni, in particolare la festa di Opet. Dopo la morte di Hatshepsut, il successore Thutmosi III fece smontare la cappella, riutilizzandone i blocchi come materiale da costruzione; molti furono ritrovati nel XX secolo e il monumento è stato in parte ricostruito. Le pareti sono decorate con rilievi raffinati e testi geroglifici che celebrano la legittimazione divina della regina, raffigurata mentre compie rituali davanti ad Amon e ad altre divinità. Ce ne parla Mario Lauro in questo nuovo numero speciale. Buona lettura!
I sacrifici umani nell’antica Nubia
Il Regno di Kerma, situato nell'antica Nubia (l'odierno Sudan), è uno dei regni più antichi e misteriosi dell'Africa, fiorito fra il 2500 e il 1500 a.C. circa. Esistono alcuni indizi archeologici che dimostrano che furono praticati sacrifici umani nella cultura di Kerma, anche se risulta ancora difficile affermare che tali pratiche fossero comuni o sistematiche. Le tombe con resti di esseri umani sacrificati (specialmente quelle degli alti funzionari) suggeriscono che ci fosse una componente rituale nella morte e nei culti funerari. Ce ne parla Gilberto Modonesi nel suo nuovo articolo. Buona lettura!





























