Un gioiello in rovina e la sua stratificazione millenaria incornicia una zona suggestiva di Spoleto

 

Spoleto cadde sotto il dominio romano nel 241 a.C. e, sia per la sua vicinanza a Roma, sia per la posizione strategica, la città rimase un importante bastione difensivo e snodo commerciale con tutti i popoli del centro nord e dell’Adriatico. La via consolare Flamini passa proprio per il vecchio foro spoletino, fino in cima alla collina, dove sorgeva anticamente Spoletium, per poi scendere oltre le mura cittadine ed avviarsi verso due crocevia fondamentali, sia per la Repubblica romana sia per il Principato.

Dettaglio dell’Anfiteatro di Spoleto. Credits: Lorenzo Ciotti e Claudia Cencini

Vi sono molte testimonianze della Spoleto romana, sia nel centro storico, sia nei distaccamenti extra urbani. Vestigia di un passato glorioso, come il Ponte delle Torri (nella sua parte inferiore), l’Arco trionfale di Druso Minore, la casa romana appartenente alla madre dell’imperatore Vespasiano, Flavia Vespasia Polla, lo splendido teatro romano, i resti del Ponte Sanguinario, le mura cittadine, resti di templi ed edifici pubblici. Poi uno dei siti più straordinari di tutta la valle spoletina: il complesso museale dell’anfiteatro. Testimonianza di oltre duemila anni di storia, il complesso è un’istantanea di una stratificazione temporale forse senza pari nel panorama nazionale archeologico.

Dettaglio dell’Anfiteatro di Spoleto. Credits: Lorenzo Ciotti e Claudia Cencini

Sorto sulle sponde del torrente Tessino, l’anfiteatro fu secondo gli storici, completato sotto il principato di Antonino Pio, anche se la sua costruzione oscilla tra il I e il II secolo d.C. L’ellisse dell’edificio misurava 115 x 84 metri ed aveva la funzione pubblica di mettere in scena esecuzioni, duelli gladiatori e rappresentazioni storiche. Composto da circa 64 arcate, l’anfiteatro cadde nell’oblio dopo la caduta dell’impero romano. Tra il medioevo, il rinascimento e l’età moderno, esso venne inglobato in un sito mastodontico, che comprendeva due monasteri con le rispettive chiese, tre chiostri, giardini e cortili, per una superficie di circa 17 mila metri quadrati. Fu infine trasformato in una caserma nel 1866, prima di essere definitivamente abbandonato a metà del ‘900.

Fu proprio nei primi anni del secolo scorso che l’archeologo spoletino Giuseppe Sordini iniziò ad occuparsi di riportare alla luce porzioni dell’anfiteatro, ormai parte di un complesso monumentale di una rilevanza storico-archeologica senza precedenti. Ad oggi del complesso sono stati recuperati solo alcuni locali, come la chiesa di Santo Stefano e Tommaso, mentre il resto del sito è in rovina. Alcune parti dell’anfiteatro sono state messe in sicurezza, così come i chiostri e le chiese. È stata inoltre restaurata la via che costeggia il torrente Tessino tra le mura medievali e il perimetro dell’anfiteatro. Si tratta di un gioiello archeologico che necessiterebbe di fondi per un restauro completo; uno dei poli storici più simbolici della città ancora celato al turismo, caduto in declino ma pronto ancora a stupire.

Dettaglio interno del complesso e dei suoi chiostri. Credits: Lorenzo Ciotti e Claudia Cencini

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