L’inizio del Principato e la fine della Repubblica romana segnarono un punto di svolta anche nella storia della monetazione classica. L’evoluzione artistica monetaria raggiunse picchi di inarrivabile bellezza, con l’introduzione di monete in oro (aureo) e con una qualità rappresentativa ad un livello di dettaglio mai ammirato in precedenza, neanche tra i maestri greci.

La riforma di Augusto e la monetazione imperiale

Aureo – particolare

Tra il 27 a.C. e il 301 d. la monetazione subì una profonda riforma, iniziata con il principato di Augusto. Il primo imperatore romano volle il controllo totale della coniazione di monete in oro e argento, mentre al senato rimaneva il controllo delle monete in bronzo. Per quasi trecento anni la valuta principale del principato romano fu l’aureo, la moneta d’oro simbolo della ricchezza e della potenza imperiale. A seguire vi fu il quinario d’oro. Le monete d’argento furono il denario e il quinario d’argento. Per tre secoli ogni imperatore ebbe facoltà di emettere queste quattro monete, e personalizzarle secondo il proprio volere. Al senato rimaneva la coniazione di sesterzi, dupondi, assi, semi assi e quadranti. Per fare un paragone: l’aureo, la moneta principale, aveva un valore di circa 1600 quadranti di bronzo. Oppure servivano 64 denari d’argento per cambiare un aureo.

Aureo – particolare

 

Il livello artistico della produzione monetaria imperiale

Nel dritto di ogni moneta d’oro e d‘argento vi era generalmente raffigurato il profilo della testa dell’imperatore in carica. Fu anche grazie ai depositi di monete trovate dagli archeologi che gli storici riuscirono a dare un’immagine visiva a molti imperatori romani. Durante il dominio della dinastia Giulio-Claudia vi si trovavano i profili di Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone. Il peso e la grandezza fu leggermente superiore a quelle coniate dal 301 a.C in avanti. Anche per la dinastia dei Flavi e così via; in gni dritto un profilo imperiale. Nel rovescio ecco la bellezza. Sia nelle monete d’argento che in quelle di bronzo. Immagini di animali, come tori o cavalli, scontri gladiatori, istantanee di gloriose battaglie, dei ed eroi, commemorazioni di eventi e monumenti (come il Colosseo), momenti sacri, armi e scritte. Con un livello di dettaglio e precisione senza pari.

Le riforme: dalla tetrarchia a Costantino I

Diocleziano prima e la tetrarchia poi riformarono profondamente la monetazione romana. Numericamente le monete prodotte furono molto di più rispetto ai secoli passati, ma il peso e la grandezza diminuii, anche per far fronte alla necessità di reperire le materie prime per la coniazione. Anche lo stile fu differente specialmente nella rappresentazione dei volti, più dettagliata ma per certi versi meno armonica. Il solido d’oro divenne la moneta principale, seguito dall’argenteo, dal nummo, dalla radiata, dalla laureata e dal denario. Sotto il principato di Costantino il Grande la monetazione venne ulteriormente semplificata: il solido d’oro rimaneva il valore principale, seguito dal miliarnese, dalla siliqua, dal follis e dal nummo.

Aureo – particolare

Alla fine della storia e i più grandi ritrovamenti monetari

Con la caduta dell’Impero romano e l’inizio del medioevo, vi fu una crisi monetaria in tutta Europa. Il calo di di risorse primarie come oro e argento indebolì la coniazione. È in effetti terribilmente difficile potrete vedere in giro per i musei grandi collezioni di moneta medievale: lo scarso livello di materiale resistente e le leghe deboli ne minarono la conservazione nei secoli successivi. Al contrario dei tesori romani. Al British Museum potrete ammirare il famosissimo tesoro di Hoxne, comprendente circa 14.865 monete romane in oro, argento e bronzo in condizioni quasi perfette. Il tesoro venne trovato da un amatore di metal detector nel 1992. Un tesoro di circa 52500 monete romane del III secolo d.C. venne trovato sempre in Inghilterra in un campo vicino alla città di Frome, nella contea del Somerset. Ai Musei Capitolini di Roma potrete ammirare una grande collezione numismatica: pezzo forte la parte romana, dall’inizio della repubblica fino al tardo impero. Molti grandi tesori monetari romani vennero trovati casualmente, durante scavi di lavoro o dagli amanti del metal detector. Per i fortunati che dovessero imbattersi in tale scoperta, ricordiamo che il ritrovamento deve essere segnalato entro 24 ore alle forze dell’ordine e ai beni culturali e non dovrà in nessun caso essere rimosso parzialmente o totalmente dal luogo del ritrovamento fino all’arrivo delle autorità competenti.

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