Premessa: visto che i “coni profumati” sono noti da sempre con questo nome, all’interno di questo articolo continueremo ad usarlo per non creare confusione, anche se lo studio che vi proponiamo pare aver smentito tale utilizzo. 

(ph. dailymail.co.uk)

Dal recente rapporto di scavo stilato dall’Amarna Project in relazione alle ultime ricerche effettuate nell’antica Akhetaton, la città fortemente voluta da Akhenaton (XVIII dinastia, 1375-1334/33 a.C. circa), siamo venuti a conoscenza di una scoperta senza precedenti. Si tratta del primo ritrovamento di due “coni profumati”, accessori molto spesso rappresentati sul capo di innumerevoli personaggi nell’iconografia egizia per ben 1500 anni (a partire dall’inizio del Nuovo Regno al Periodo Tolemaico) e finora mai concretamente ritrovati.

Immagini dei coni dalla tomba di Nebamun (ph. Wikipedia)

In genere, anche tenendo conto delle ambientazioni riprodotte dagli artisti dove i personaggi indossano questi coni, la maggior parte degli studiosi ha sostenuto che si trattasse di un espediente cosmetico per diffondere presso di sé un buon profumo. Un’interpretazione che però non è mai stata condivisa pienamente, portando altri a credere che vi fosse una precisa simbologia legata ai coni. Ma nessun esemplare è mai stato ritrovato, data la natura del reperto stesso, ed è quindi stato pressoché impossibile dirimere la questione, almeno fino ad oggi. L’interpretazione più diffusa è che questi coni fossero bianchi (a volte colorati o anche decorati con graziosi disegni geometrici), realizzati con grasso e aromatizzati da diverse fragranze (le più gettonate il fior di loto bianco/azzurro e la mirra). Si ipotizzava che venissero indossati sopra il capo, o sopra le parrucche, allo scopo di profumare, lucidare e pulire capelli e corpo; infatti, secondo queste teorie, il grasso, sciogliendosi con il calore, iniziava a colare emanando la fragranza di cui era intriso. Questa interpretazione è nata in parte dalle raffigurazioni dei rituali dell’unzione (dove venivano usati oli e profumi) e dove spesso venivano rappresentati anche questi piccoli coni. Si credeva inoltre che venissero sfoggiati sia dagli uomini che dalle donne dell’élite egizia in diverse circostanze, come nei banchetti e nelle cerimonie funebri, nel ricevere onorificenze dal sovrano o nell’adorare una divinità (in particolar modo Hathor, la dea della fertilità), nelle scene di caccia e pesca nell’Aldilà, nel suonare musica e in situazioni di parto… In genere si pensava che gli unguenti purificassero ed elevassero lo stato dell’uomo sia di fronte agli dei nelle preghiere e nei riti che dopo la morte come defunto giustificato. Alcuni studiosi ritengono anche che i coni siano collegati alla sfera della sensualità e sessualità, poiché sono frequenti i casi i cui questi oggetti sono associati ad immagini di donne non vestite. Ma sono presenti anche in altri contesti, come nelle tombe dove rimandano all’idea della rinascita e dove sono letti anche come elemento per rappresentare la contentezza del defunto per il suo stato di giustificato. C’è pure chi suggerisce che nei contesti funerari potessero rappresentare il “Ba” del defunto: il potere vitale delle persone era molto importante, in quanto dopo la morte questo permetteva al defunto di interagire con i vivi e negli esseri viventi permetteva di interagire più efficacemente con le divinità.

Con questa nuova scoperta ora si metterà un po’ di luce su questo curioso accessorio, anche se restano ancora molte le domande inevase sia sul significato che sulla funzione dei coni per la testa. Quel che è certo è che potevano essere indossati dal defunto anche per il proprio viaggio verso l’Aldilà e che il loro uso non era riservato alla sola classe élitaria. Infatti i coni di Amarna sono stati trovati in due differenti cimiteri non élitari rispettivamente nel 2010 e nel 2015.

Il primo cono è stato scoperto nel Cimitero delle Tombe Meridionali ancora ben posizionato sui capelli in ottimo stato di conservazione di una donna di 20-29 anni denominata individuo 150. Anche se al momento del ritrovamento la tomba risultava inviolata il cono è stato trovavo spezzato in sei frammenti principali che ricomposti formano comunque una porzione che ricopre la sua intera altezza e parte della base. La forma complessiva sembra essere quella di una cupola bassa che in origine misurava circa 80 mm di altezza × 100 mm di larghezza.

Il cono n.1 come è stato trovato sul capo dell’individuo 150 (ph. Amarna Project_Antiquity Publications Ltd, 2019).
Come è stato trovato l’individual 150 con il cono n.1 in situ (illustration by M. Shepperson_Antiquity Publications Ltd, 2019).

Il secondo cono, quello del 2015, è stato trovato nel Cimitero delle Tombe Settentrionali, all’interno della tomba di una persona di età compresa tra i 15 e i 20 anni (individuo 1032) di cui non è possibile risalire al sesso in quanto la sepoltura era stata violata dissacrando il corpo. Il cono è stato trovato sotto il cranio, all’interno della massa di capelli, e ciò che ne resta sono tre frammenti non combacianti, uno più grande e due più piccoli, ma visivamente molto simile al cono 1.

Come è stato trovato l’individuo 1032 (illustration by M. Shepperson_Antiquity Publications Ltd, 2019)
La ricomposizione dei pezzi dei coni 1 e 2. In evidenza la somiglianza in scala dei due coni. (ph. Amarna Project_Antiquity Publications Ltd, 2019)

I coni appaiono di color crema con alcune macchie più scure e al tatto conservano ancora la loro caratteristica “setosa”. Non si tratta di una massa solida ma una specie di guscio con uno spessore irregolare tra i 2,5 e i 17 mm circa. Il materiale è stato scavato dagli insetti che hanno lasciato dei tunnel che formano vuoti. All’interno sono evidenti segni incrociati identificati come l’impronta lasciata da un tessuto ed alcune macchie marroni che potrebbero rappresentare la stessa stoffa degradata e decomposta, ovvero, possibili resti di un nucleo o rivestimento interno in tessuto.

I più grandi pezzi del cono 1. Nell’immagine in alto è visibile il lato esterno, mentre in quella in basso sono visibili le parti interne del cono con l’impronta lasciata dal tessuto ben visibile nell’immagine più a destra. La scala si riferisce alla sola immagine superiore. (ph. Amarna Project).

Probabilmente i coni venivano modellati attorno a un batuffolo di cotone o lino o dotati di un rivestimento interno in tessuto per conferire resistenza strutturale. Dalle analisi spettroscopiche effettuate è emerso che furono realizzati con una cera animale o vegetale e non quindi con grasso, o incenso, come ipotizzato. Considerando che in base alle nostre conoscenze attuali l’unica cera biologica usata dagli Egizi era quella prodotta dalle api, dovrebbe trattarsi di cera d’api. Questa cera dovrebbe essere stata lavorata con alcali o acqua di mare. Sono state analizzate anche quattordici porzioni di capelli prelevate direttamente al di sotto del cono, lunghe fino a raggiungere le punte dei capelli, e non esistono evidenze di strati di cera in nessuna di esse, suggerendo, quindi, che non vi era stato alcun trasferimento di materiale dal cono ai capelli. E’ possibile che l’interno dei coni fosse riempito con una sostanza separata, come un unguento più morbido, ma l’assenza di residui rilevabili sui capelli rende l’ipotesi poco attendibile. Se la cera fosse impregnata di profumo non si sa, dalle analisi non ne sono state rilevate tracce, ma è pur vero che il profumo potrebbe essere evaporato dopo la sepoltura.

Dalla tomba di Menna (ph. Wikiart)

Viene anche ipotizzato che questi coni fossero dei “modelli funerari”, consoni ad un ambiente funebre, e che per i vivi ne esistesse una versione per ogni tipo di situazione. Infatti non vi è motivo di pensare che fossero a solo ed unico appannaggio dei morti… magari i gusci destinati ai vivi venivano riempiti con delle sostanze che poi si scioglievano e idratavano e magari profumavano chi li indossava elevandolo allo stato di purificato, protetto o comunque “speciale”.

Alcune delle raffigurazioni provenienti da Amarna dove sono rappresentati i coni (Egypt Exploration Society Lucy Gura Archive Amarna Negatives 21_521 and 21_528; © Egypt Exploration Society_Antiquity Publicati)

La ridotta gamma iconografica delle tombe di Amarna, dominata dalle scene della famiglia reale e dell’Aton, rende più ardua la comprensione del significato simbolico di questi coni e del loro utilizzo. Quando appare, il cono viene solitamente indossato dai proprietari delle tombe maschili rappresentati in diversi contesti: quando Akhenaton rende loro onorificenze, mentre lodano l’Aton, durante riti funerari o di preparazione della sepoltura, mentre partecipano a banchetti e suonano musica… Ma questa documentazione ci descrive gli usi di una classe sociale elevata, mentre è difficile capire gli usi e differenziare la posizione sociale degli individui attraverso sepolture prevalentemente semplici e non iscritte. Infatti dei due soggetti che indossavano i coni non conosciamo nulla, né i loro nomi, né le occupazioni, né quale fosse il loro posto nella società. Il Cimitero delle Tombe Meridionali potrebbe essere il principale luogo di sepoltura della città e quindi potrebbe raggruppare diverse figure sociali, mentre si è stabilito che il Cimitero delle Tombe Settentrionali fosse principalmente riservato agli adolescenti e giovani adulti (la maggior parte di loro donne) impegnati nella costruzione e nella manutenzione di Akhetaton (leggi qui in merito alle sepolture di adolescenti e bambini del Cimitero Meridionale).

La sepoltura dell’individuo 150 con il cono n.1 (ph. The Sun)

Sebbene nelle altre sepolture i coni potrebbero essere andati perduti a causa del saccheggio e del degrado naturale, è chiaro che non era pratica comune seppellirli con i defunti di Akhetaton

I coni potrebbero trovare parallelismi tematici con altri oggetti trovati occasionalmente all’interno delle tombe di Amarna, come specchi, pinzette, pettini e set per il trucco degli occhi e gioielli, tutti oggetti che furono usati in vita e poi riposti nella sepoltura così da poter essere utilizzati anche nell’Aldilà. Tutti desiderano “apparire al meglio” anche nel mondo dei morti, quindi, una funzione analoga l’avrebbero potuta svolgere anche i coni, sebbene, più che considerare il lato estetico, si ritiene che potrebbero essere stati inclusi per aumentare la potenza rituale o simbolica di queste sepolture.

Come abbiamo visto la cera non si è sciolta e forse i coni non erano nemmeno impregnati di profumo, ma è possibile che fossero stati concepiti proprio per assicurare al defunto una purificazione continua del corpo grazie alla graduale evaporazione della fragranza riposta in essi. È anche possibile che i coni fossero collegati al rito dell'”Apertura della bocca” (rituale officiato per rianimare il defunto) visto che i coni appaiono spesso in queste particolari scene durante il Nuovo Regno. Come rituale associato ad Osiride, l’apertura della bocca è rappresentata solo due volte ad Amarna, una volta con un cono e una volta senza, e in un’altra tomba è stata trovata una piccola lama di metallo sotto la testa dell’individuo deceduto reputata un possibile residuo di questo rito (Kemp et al. 2013: 76). Infatti sembra che ad Akhetaton i morti non si unissero più a Osiride e agli altri dei, ma rimanessero nel mondo dei vivi così che ad ogni alba il Ba si risvegliasse per adorare il dio del sole ed essere da lui nutrito. Per questo, in termini simbolici, non c’è nulla di incongruo all’ipotesi che i coni designassero il deceduto come figure Ba, permettendo così loro di raccogliere nel miglior modo le offerte e di partecipare ai riti dell’Aldilà raggiungendo l’Aton all’alba, proprio come rappresentato nelle tombe dell’élite. Degno di nota è il fatto che non si trovano rappresentazioni di coni associati alle mummie, questo potrebbe semplicemente dipendere dal fatto che i corpi venivano inumati diversamente, con bare o sarcofagi, supporti sui quali il cono poteva essere rappresentato escludendo quindi la necessità pratica di indossarlo, in quanto la rappresentazione simbolica avrebbe esercitato comunque la sua funzione di aumentare la capacità del Ba.

10 Scena proveniente dalla tomba della principessa Maketaton dove è raffigurato il cono (immage left, Martin (1989 pl. 68); right, Bouriant et al. (1903 pl. 6)_Antiquity Publications Ltd, 2019)

Per quanto riguarda la potenziale associazione dei coni alla sfera della sensualità e della fertilità femminile, è degno di nota il fatto che almeno uno di questi individui (l’individuo 150) era una donna adulta. I coni erano considerati un simbolo particolarmente potente di rinascita per le donne e avrebbero potuto migliorare la fertilità anche nell’Aldilà, da qui, quindi, il probabile utilizzo come rimedio ai problemi della vita reale.

I coni rappresentati nella tomba di Nebamun (ph. the history girls blogspot)

Quindi, riassumendo, i coni esistevano davvero e in merito a quelli trovati ad Amarna possiamo dire che non erano formati da un solido pezzo di unguento ma erano dei gusci vuoti in cera d’api che formavano una piccola cupola non decorata e non presentano oggi alcuna traccia di profumo. Anche se non è ben chiara l’esatta funzione dei coni di Amarna, questi accessori erano indossati anche dai morti e non erano ad esclusivo appannaggio della classe aristocratica. Il fatto che i coni siano stati identificati per la prima volta qui e che vengono rappresentati in contesti che evocano il culto solare di Aton, non significa che il loro utilizzo fosse collegato alle riforme religiose di Akhenaton, ci sono troppe poche prove dirette per collegare il loro utilizzo ai cambiamenti religiosi. Erano componenti occasionali di sepolture ed erano simboli intesi a migliorare la rinascita e la fertilità personale del defunto nell’Aldilà. Gli autori di questa ricerca sostengono comunque che i coni fossero indossati anche dai vivi, sebbene rimane difficile accertare quanto frequentemente e per quale motivo. Nel caso dell’antica Akhetaton, i coni potrebbero essere interpretati come uno degli accessori personali utili in una serie di celebrazioni e riti che coinvolgevano i vivi, i morti, l’Aton e altre divinità.

Source: Antiquity Publications Ltd, 2019. By Anna Stevens, Corina E. Rogge, Jolanda E.M.F. Bos & Gretchen R. Dabbs

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