Il papiro di Berlino 3038

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Il Papiro di Berlino 3038 chiamato anche, per quanto si vedrà, Papiro Brugsch o Grande Papiro di Berlino, fu scoperto, unitamente ad altri antichi reperti, dall’egittologo italiano Giuseppe Passalacqua (1797-1865) nella zona delle piramidi di Sakkara. Il ritrovamento si presume debba risalire al 1826, successivamente (1827) fu acquistato dal Kaiser di Prussia F. Guglielmo IV per il Ägyptisches Museum di Berlino, ove tuttora trovasi catalogato con il n. 3038. Il reperto fu dapprima studiato e interpretato, seppur in modo sommario, dall’egittologo tedesco Heinrich Karl Brugsch (1827–1894). Per questo motivo, come anzi indicato, fu almeno inizialmente chiamato Papiro Brugsch od anche Il Grande Papiro di Berlino. La prima edizione completa con la trascrizione dallo ieratico in caratteri geroglifici, traslitterazione, traduzione e commento è dovuta all’egittologo tedesco Walter Wreszinski (1880-1935) nell’opera “Der Grosse Medizinische Papyrus des Berliner Museums (n. 3038)” edita nel 1909 da J.C. Hinrichs’sche Buchhandlung di Lipsia. Si tratta di un papiro medico, abbastanza simile per impostazione e contenuto, al papiro Ebers, risalente presumibilmente alla XIX Dinastia (1250 a.C. circa). È comunque opinione pressoché unanime tra gli studiosi, che si tratti di uno scritto il cui contenuto è di origine ben più antica. Consta di un insieme di ricette atte a guarire, o quantomeno ridurre, una serie di patologie che colpiscono l’uomo. Il reperto ha una lunghezza complessiva di mt. 5,16 e cm. 20 di ht., composto da una serie di fogli / o tavole. Per l’esattezza si tratta di 24 tavole, 21 tavole sul fronte (recto) riportanti un complesso di 191 ricette numerate dal Wreszinski dalla 1 alla 191 e tre sulla parte posteriore del reperto (verso) con 13 ricette (dalla 192 alla 204). Lo stato di conservazione nel complesso è buono tranne le prime cinque del fronte (recto) parzialmente danneggiate.

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Mario Menichetti

Mario Menichetti napoletano di nascita, eugubino d’adozione, ha esercitato la professione di dottore commercialista con studio in Roma. L’interesse per lo studio e ricerche inerenti la lingua e le scritture egiziane antiche, ed in genere per le lingue dell’antico oriente, maturò sin dagli anni settanta, quando si recò per la prima volta in Egitto. Ha tenuto numerose conferenze sull’argomento, anche presso scuole, per cercare di inculcare interesse e passione per quei strani segni. Innumerevoli sono i lavori di traduzione aventi per oggetto antichi testi, tra i più significativi l’opera omnia di tutte le scritture aventi per oggetto la regina Hatschepsut, la Pietra di Shabaka, il capitolo CXXV del libro dei Morti ecc. Merita infine rammentare alcune ricerche svolte finalizzate all’interpretazione delle scritture meroitiche. Non si definisce assolutamente egittologo ma semplice e serio cultore, per diletto, delle antiche scritture sviluppatesi per circa tre millenni all’ombra delle Piramidi.

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