Differentemente da quanto accadeva in Grecia e in Persia, la monetazione come pagamento di beni e servizi arrivò dopo a Roma, e conobbe una storia articolata. Da pezzi di bronzo e piombo, l’arte della fusione portò a picchi di impensabile bellezza, con la coniazione di monete che rappresentano delle vere piccole opere d’arte. Dalla leggendaria fondazione della città sui sette colli con Romolo e Remo fino alla fine dell’Impero, lo scambio di beni e servizi ebbe una notevole evoluzione, durata più di mille anni.

Asse romano – Giano Bifronte

La fondazione di Roma e gli scambi commerciali: dal baratto agli aes rude e agli aes signatum

Roma venne fondata, secondo la tradizione, da Romolo e Remo sui sette colli che si alzavano ai lati del Tevere il 21 aprile 753 a.C. Durante l’età regia gli scambi commerciali venivano principalmente effettuati mediante lo scambio di merci. Il baratto ebbe una vita lunga, nonostante civiltà vicine, come quella greca e quella persiana, utilizzavano già le monete come forma di pagamento.

I popoli dell’Italia centrale iniziarono gradualmente a sostituire il baratto con forme di pagamento più complesse. Metalli come il rame e leghe come il bronzo vennero utilizzate per l’acquisto di beni e servizi. Furono pezzi di bronzo, senza specifica forma, ad essere utilizzati come forma di pagamento. Il valore di ogni singolo pezzo di bronzo era determinato dal suo peso: un peso maggiore equivaleva a un valore maggiore. Questi erano chiamati aes rude (bronzo non lavorato – ed.): ne esistevano sia in bronzo che in piombo, con questi ultimi aventi un valore relativamente minore rispetto ai pezzi in bronzo.

Asse romano – Giano Bifronte

Dall’età regia alla repubblica romana: la culla della monetazione

Dal VII secolo a.C. tra i regni di Anco Marzio e Tarquinio Prisco, si iniziò a produrre dei pezzi di bronzo dalle forme più regolari, con apposto un simbolo che ne garantiva la provenienza il quale, principalmente, si sviluppò nell’Italia centrale, tra Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna e, in misura minore le parti meridionali di Veneto e Lombardia. Il simbolo inizialmente era una spiga di grano, da altri interpretato come invece un ramo secco. Questi prototipi sono i più vecchi antenati dei lingotti moderni, aventi una forma determinata ma un peso e una dimensione diversa a seconda del valore.

Fu l’inizio di una nuova era, che durò anche durante la transizione tra età regia e periodo repubblicano: l’era dell’aes signatum. A differenza degli aes rude, i lingotti di aes signatum si distinguevano per i fantasiosi simboli che venivano stampati ai due lati del lingotto. Il tridente di Poseidone, Pegaso, una spada, elefanti e delfini, maiali e aquile. Prodotti in maniera raffinata e soppiantarono definitivamente gli aes rude. Tuttavia gli aes signatum durarono poco, fino a circa il 300 a.C., quando la repubblica romana intensificò i rapporti con i popoli italici della Magna Grecia, che già utilizzavano monete in argento di fattura greca. Fu in questo periodo che nacque la prima vera moneta romana, coniate in bronzo e chiamate aes grave, ma di questa storia parleremo nel prossimo articolo.

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