I Rotoli del Mar Morto. Fonte: La Repubblica

I Rotoli del Mar Morto si sono conservati per ben duemila anni e ora gli scienziati spiegano in che modo sia stato possibile evitarne il deterioramento.

I Rotoli del Mar Morto sono giunti fino a noi dopo aver attraversato ben duemila anni di Storia. Ciò che più stupisce è la quasi totale integrità dei quasi 1000 manoscritti rinvenuti nelle undici grotte di Qumran, vicino Gerico, a Nord del Mar Morto. (Potete vederli su questo sito).
Testi ancora leggibili e, come spiega La Repubblica, risalenti, probabilmente, all’epoca di Giulio Cesare (101 a.C. 44 a.C.). Fu la comunità ebraica degli Esseni a nasconderli, per evitare che cadessero in mani romane, rischiando di essere distrutti per sempre.
I Rotoli del Mar Morto sono composti da manoscritti di carattere storico, astronomico e religioso. I primi vennero rinvenuti nel 1947 e, da allora, hanno stimolato la curiosità di archeologi, storici e anche semplici appassionati che vogliono saperne di più sul loro contenuto e sugli stessi Esseni.

Fino a oggi un mistero circondava questi ormai famosissimi manoscritti: come avevano fatto a conservarsi praticamente intatti, senza subire l’aggressione del tempo? Forse la pergamena su cui erano stati scritti presenta delle caratteristiche particolari?
Un team di scienziati di Boston, Israele e Germania ha lavorato per dieci anni al fine di rispondere a queste domande e i risultati dello studio sono stati pubblicati su Science Advances.
I Rotoli del Mar Morto sono stati sepolti sotto terra, celati da detriti e guano di pipistrello, ma questo non basta a spiegarne l’ottima condizione di conservazione.
Gli studiosi hanno concentrato le loro analisi spettroscopiche sul Rotolo del Tempio, una pergamena lunga otto metri che riporta l’ordine divino, rivolto forse a Mosè, di costruire un tempio (la cui edificazione, però, non venne mai compiuta).

Lo scritto, diverso per composizione da tutti gli altri, venne ritrovato nella grotta numero undici da alcuni beduini. Era il 1956. Gli archeologi, infatti, notarono subito che la pergamena di colore chiaro era molto più sottile delle altre rinvenute e il suo spessore di circa un decimo di millimetro.
Grazie agli esami del professor Admir Masic (MIT) è stato possibile capire che il segreto della conservazione dei Rotoli del Mar Morto sta nei sali sparso sul manoscritto, come una sorta di patina che ha reso la pergamena brillante e, soprattutto, “immortale” allo scorrere dei secoli (diversamente dalle pergamene medievali).

Un segreto semplice, eppure fondamentale per capire qualcosa in più su una delle più importanti scoperte archeologiche del Novecento e, perché no, su come conservare in futuro preziose pergamene come quella del Tempio.
Il Rotolo del Tempio, dunque, è composto dallo strato inorganico di minerali e da quello organico rappresentato da pelle di animale.
Utilizzando la spettroscopia Raman, gli scienziati hanno individuato la composizione chimica dei sali, tra cui figurano lo zolfo, il sodio e il calcio.
Dettaglio importante: questi elementi non si trovano nella caverna in cui è stata ritrovata la pergamena e ciò rafforza la convinzione che siano stati “aggiunti” in una fase successiva, consapevolmente.

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