Il tempio di Debod: l’Egitto nella multiculturale Madrid
Madrid
Dopo aver passeggiato lungo le strade della colorata, solare e soleggiata Madrid, forse dopo la visita del grande Palacio Real, dopo un pomeriggio tra...
Turchia: nuove scoperte nelle antiche città di Magnesia e Perga
Pochissimi giorni fa, in Turchia, sono state portate alla luce sei statue risalenti a duemila anni fa.
Il ritrovamento è avvenuto nella città di Magnesia, nel sud ovest del Paese.
Cronaca di un’eruzione
"Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura […] Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale” (Andy Warhol)
Dinanzi ai disastri naturali, il più delle volte, l’uomo non può che rimanere impotente di fronte allo sconvolgimento che essi comportano. Oggi come ieri, tali fenomeni di portata inimmaginabile, creano un senso di vuoto e di smarrimento, di angoscia e paura perché sfuggono ad ogni calcolo e alla possibilità di dominio. Dopo 2000 anni, visitando le rovine delle città colpite nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio, non si può che rimanere attoniti, stupiti, commossi dalla fine che molte migliaia di persone fecero quel giorno del 24 agosto. Sono diverse le testimonianze dei contemporanei che più di tutti ci hanno permesso di ricostruire i fatti di quei terribili giorni, già commossi per la violenza dell’atto distruttivo che rase al suolo intere città, seppellendone per secoli la memoria. Non solo Plinio il Giovane che descrisse con dovizia di particolari l’accaduto all’amico Tacito, ma anche Marziale che ha lasciato un toccante epicedio sulla distruzione di Pompei.
Storie di fantasmi nell’Antico Egitto: la tomba di Nebusemekh
La raccolta di vari frammenti di ostraka conservati in diversi musei del mondo ha reso possibile la ricostruzione di una vera e propria "ghost-story", una storia di fantasmi accaduta nell'Egitto di 3000 anni fa. Lo spirito dell'ufficiale Nebusemekh appare nel sonno ad un uomo, lamentandosi con lui del suo triste vagabondare nell'Aldilà a causa delle condizioni rovinose in cui versava la sua tomba terrena. L'uomo racconta l'accaduto al Sommo Sacerdote di Amon a Karnak, Khonsuemheb, il quale ... ... ... ce lo racconta Piero Cargnino in questo suo nuovo articolo. Buona lettura!
A Saqqara scoperto un laboratorio per l’imbalsamazione e circa 35 mummie
Circa 35 mummie, 5 sarcofagi 4 dei quali ancora sigillati, oli per la mummificazione conservati in vasi che riportano inscritti i nomi delle sostanze ivi contenute, una maschera in argento dorato (la prima ad essere scoperta in una tomba privata dell’antico Egitto dal 1939) e molto altro è ciò che stato scoperto a sud della piramide di Unas, nella necropoli di Saqqara. La notizia della scoperta di oggetti per l’imbalsamazione e di un numero considerevole di mummie era già trapelata i giorni scorsi mettendo in fermento media e appassionati dell’antico Egitto, ma con la conferenza stampa internazionale rilasciata dal Ministero delle Antichità egiziano ora ne sono emersi i dettagli. Scopriamoli in questo nuovo articolo.
Il villaggio operaio di Deir El-Medina. L’organizzazione del lavoro
Nello scorso numero di MediterraneoAntico.it Magazine sono state tratteggiate le figure dei servi e delle serve: purtroppo però di questi personaggi pochi sono i documenti giunti sino a noi. Come abbiamo già avuto modo di vedere le liste dei lavoratori impiegati nella costruzione della tomba del sovrano comprendevano parecchi operai. Proseguendo in questo elenco troviamo ancora due categorie non facenti parte della squadra vera e propria: i guardiani della tomba ed i custodi della porta della tomba. Nelle liste di persone collegate alla squadra costoro erano nominati dopo gli “uomini della squadra” e, in due occasioni, precedevano le serve, come ad esempio nel papiro di Torino 109, 23. Nell’ostraka di Berlino, n° 7, sono addirittura indicati come “quelli che sono fuori”. Non godevano evidentemente di un elevato status sociale: sinora infatti non è stato ritrovato nessun monumento afferente a loro e nemmeno è possibile collegare qualcuna delle tombe riportate alla luce ad un qualsiasi custode. Nei documenti sin qui recuperati i custodi della porta sono indicati con varie grafie.













