© University of Kentucky

L’équipe archeologica diretta dal Dr. Paolo Visonà, professore associato della School of Art and Visual Studies (SA/VS) dell’Università del Kentucky, ha riconosciuto nella foresta di Dossone della Melia (Calabria) un muro di sbarramento che ebbe un ruolo importante durante la Terza guerra servile (73-71 a.C.), la rivolta degli schiavi capeggiati dai gladiatori Spartaco, Crixo ed Enomao. Il team è composto da altri esperti, quali George Crothers, professore associato del Dipartimento di Antropologia inglese, e da Dominik Maschek, direttore del Dipartimento di Archeologia Romana del Leibniz-Zentrum fuer Archaeologie di Mainz.

© University of Kentucky / Paolo Visonà

Il muro, rinvenuto da alcuni ambientalisti, è composto da blocchi di pietra e terrapieno e si estende per ca. 2,7km. In origine la struttura muraria doveva essere accompagnata anche da un profondo fossato. Secondo gli archeologi, il muro rinvenuto in Calabria doveva essere parte di una struttura difensiva realizzata dal generale Marco Licinio Crasso per fermare le forze di Spartaco che a più riprese stavano sconfiggendo i Romani.

© University of Kentucky

Le indagini archeologiche sono state realizzate tramite magnometria, georadar, LIDAR, campionatura del suolo, raccolta di reperti, seguendo le linee romane per più di 2,5km. Sono stati rinvenuti diversi resti di armi in ferro, tra cui else, coltelli a lama curva, punte di giavellotto, molte delle quali appartenenti al I sec. a.C. Ciò indicherebbe che in prossimità di questo muro sia avvenuta una battaglia. Probabilmente è qui che le forze di Crasso bloccarono i rivoltosi che si stavano dirigendo in Sicilia e che, a causa del controllo romano delle coste, non poterono far altro che tentare di attraversare parte della penisola muovendosi in boschi e foreste.

© University of Kentucky

Fonti: University of Kentucky / Archaeological Institute of America 

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Chiara Lombardi

Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011) e Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha collaborato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). È stata assistente di ricerca presso la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021). Ricercatrice indipendente, attualmente è anche assistente di ricerca per il Professor Emeritus Malcolm D. Donalson (PhD ad honorem, Mellen University). Organizza e partecipa regolarmente a diverse attività di divulgazione, oltre a continuare a fare formazione. Collabora con la Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia al progetto Nymphè. Archeologia e gioielli, e con la rivista MediterraneoAntico, occupandosi in modo particolare di mitologia. Appassionatasi alla figura della dea Iside dopo uno studio su Benevento (Iside Grande di Magia e le Janare del Sannio. Ipotesi di una discendenza, Libreria Archeologica Archeologia Attiva, 2010), ha condotto diversi studi sulla dea, tra cui Il Grande inno ad Osiride nella stele di Amenmose (Louvre C 286) (Master di I livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie”, 2010); I culti egizi nel Golfo di Napoli (Gruppo Archeologico Napoletano, 2016); Dal Nilo al Tevere. Tre millenni di storia isiaca (Gruppo Archeologico Napoletano, 2018 – Biblioteca Comunale “Biagio Mercadante”, Sapri 2019); Morire nell’antico Egitto. “Che tu possa vivere per sempre come Ra vive per sempre” (MediterraneoAntico 2020); Il concepimento postumo di Horus. Un’ analisi (MediterraneoAntico 2021); Osiride e Antinoo. Una morte per annegamento (MediterraneoAntico 2021); Culti egiziani nel contesto della Campania antica (Djed Medu 2021); Nephthys, una dea sottostimata (MediterraneoAntico 2021). Sua è una pubblicazione una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, The Edwin Mellen Press, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Lo studio approfondisce i diversi legami di Iside in quanto dea dell’Occidente e madre di Horus con alcune delle divinità femminili nonché nei cicli osiriaco e solare; la sua iconografia e le motivazioni che hanno portato ad una sempre crescente rappresentazione della dea sulle raffigurazioni parietali delle tombe. Un’intera sezione è dedicata all’onomastica di Iside provando a delineare insieme al significato del suo nome anche il compito originario nel mondo funerario e le conseguenti modifiche. L’appendice si sofferma su testi e oggetti funerari della XVIII dinastia dove è presente la dea.

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