La gotta di Federico da Montefeltro. Un recente studio su resti scheletrici antichi più di 500 anni conferma che il duca soffriva di questa malattia.

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La ricerca è stata possibile grazie all’operato della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa (sotto la direzione della professoressa Valentina Giuffra) e alla collaborazione con l’Istituto di Medicina Evolutiva dell’Università di Zurigo.

L’indagine è cominciata nel 2000 quando i resti di Federico vengono esumati a Urbino. Sull’epifisi distale del piede destro sono ben visibili i segni di artrite urica, una lesione osteolitica peri-articolare caratteristica del processo infiammatorio della gotta. Gli studiosi, in questo raro caso, hanno potuto confrontarsi con un documento dell’epoca: una missiva scritta dallo stesso Federico da Montefeltro che, mentre nel giugno del 1462 si trovava a combattere nel Lazio per conto di Papa Pio II, si vede costretto a letto dal forte dolore al piede.

La lettera è indirizzata al medico di fiducia Battiferro da Mercatello e si trova conservata all’Archivio di Stato di Firenze. Essa riporta con dovizia di particolari l’insorgere dell’attacco gottoso, il decorso, le cause e persino un’autodiagnosi fatta proprio dal capitano di ventura. Federico riporta anche che ha mancato di eseguire le prescrizioni di unguenti che il medico gli aveva consigliato di applicare nell’inverno precedente.

Oggi noi sappiamo che la causa della gotta è l’eccessiva presenza dell’acido urico in un organismo. L’acido urico è una molecola che si forma a partire dalle purine, una classe di composti presente in molti cibi dal consumo quotidiano come la carne rossa, le frattaglie o anche i crostacei. Ecco spiegato il motivo per cui, molto spesso, sentiamo dire che la gotta è una malattia diffusa tra gli aristocratici del Medioevo e del Rinascimento. Alcuni dei sintomi potrebbero essere l’improvvisa comparsa di un dolore intenso, rossore, gonfiore, calore nell’articolazione colpita e un aumento della sensibilità.  Caratteristico dell’attacco di gotta è il suo presentarsi durante la notte o alle prime ore del mattino, quando la stasi venosa è marcata e la temperatura corporea è più bassa.

Antonio Fornaciari, primo autore dello studio sui resti del duca di Urbino, spiega: “Federico da Montefeltro, noto per essere stato uno dei più importanti capitani di ventura del ‘400, grande mecenate e scaltro uomo politico, ci appare qui in una prospettiva del tutto diversa da quella tramandataci nei serafici ritratti di Piero della Francesca. Nello scrivere al proprio medico traspare tutta la preoccupazione e l’ansia di un paziente sofferente che chiede insistentemente aiuto, un inedito quadro di living-experience da artrite urica del XV secolo”. Questo studio ha un grande valore metodologico in quanto è testimone dell’importanza della collaborazione tra le diverse discipline e l’integrazione di dati paleopatologici con le testimonianze scritte, i quali hanno permesso una corretta e più completa ricostruzione storica della vicenda.

Fonte: https://www.unipi.it/index.php/news/item/11901-la-gotta-del-duca-federico-da-montefeltro-uno-studio-svela-i-segreti-della-sua-malattia

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