Veduta aerea degli scavi a Rendlesham. Crediti: Jim Pullen / Suffolk County Council

A Rendlesham, nella Deben Valley (contea di Suffolk S-E) è stata scoperta una sala del palazzo reale dei primi sovrani anglo-sassoni che governarono le Anglie orientali (oggi Anglia orientale), e che attualmente corrispondono alle contee di Suffolk e Norfolk. Le prime indagini sul sito, effettuate durante una campagna di survey preliminare tra il 2008 e il 2017, avevano evidenziato tracce di un imponente insediamento anglo-sassone.

La localizzazione dei siti dell’insediamento reale di Rendlesham e del cimitero di Sutton Hoo. Crediti: Suffolk County Council

Gli scavi, condotti nell’ambito del Rendlesham Revelead (2020-2024), progetto del Suffolk County Council, hanno portato alla luce, per ora, un ambiente di 23x10m in un contesto che copre un’area di circa 50 ettari. Le notizie più antiche di un insediamento regale risalgono a Beda il Venerabile (673-735 d.C.), monaco cristiano che scrisse la Historia ecclesiastica gentis Anglorum (Storia ecclesiastica del popolo degli Inglesi). Nella sua Historia, Beda identifica Rendlesham come il luogo dal quale re Æthelwold (654-664 d.C.) governava il suo regno dell’Anglia orientale.

Estratto dell’Historia Ecclesiastica (III, 22), Cotton MS Tiberius C II, nel quale si cita l’insediamento di Rendlesham e la sua sponsorizzazione da parte di Æthelwold. Crediti:Suffolk County Council / British Library

Per le dimensioni ricoperte dall’area, il complesso regale ospitava non solo il sovrano e la sua famiglia, ma anche l’esercito a sua difesa, ed era il luogo in cui veniva gestita la diplomazia e amministrata la giustizia.

Christopher Scull, professore onorario della Facoltà di Storia, Archeologia e Religione dell’Università di Cardiff, asserisce che il ritrovamento è di portata eccezionale essendo quello di Rendlesham l’insediamento più ricco e ampio finora rinvenuto in Inghilterra. La datazione del sito combacerebbe proprio con le notizie riportate da Beda il Venerabile nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum.

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Chiara Lombardi

Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011) e Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha collaborato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). È stata assistente di ricerca presso la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021). Ricercatrice indipendente, attualmente è anche assistente di ricerca per il Professor Emeritus Malcolm D. Donalson (PhD ad honorem, Mellen University). Organizza e partecipa regolarmente a diverse attività di divulgazione, oltre a continuare a fare formazione. Collabora con la Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia al progetto Nymphè. Archeologia e gioielli, e con la rivista MediterraneoAntico, occupandosi in modo particolare di mitologia. Appassionatasi alla figura della dea Iside dopo uno studio su Benevento (Iside Grande di Magia e le Janare del Sannio. Ipotesi di una discendenza, Libreria Archeologica Archeologia Attiva, 2010), ha condotto diversi studi sulla dea, tra cui Il Grande inno ad Osiride nella stele di Amenmose (Louvre C 286) (Master di I livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie”, 2010); I culti egizi nel Golfo di Napoli (Gruppo Archeologico Napoletano, 2016); Dal Nilo al Tevere. Tre millenni di storia isiaca (Gruppo Archeologico Napoletano, 2018 – Biblioteca Comunale “Biagio Mercadante”, Sapri 2019); Morire nell’antico Egitto. “Che tu possa vivere per sempre come Ra vive per sempre” (MediterraneoAntico 2020); Il concepimento postumo di Horus. Un’ analisi (MediterraneoAntico 2021); Osiride e Antinoo. Una morte per annegamento (MediterraneoAntico 2021); Culti egiziani nel contesto della Campania antica (Djed Medu 2021); Nephthys, una dea sottostimata (MediterraneoAntico 2021). Sua è una pubblicazione una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, The Edwin Mellen Press, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Lo studio approfondisce i diversi legami di Iside in quanto dea dell’Occidente e madre di Horus con alcune delle divinità femminili nonché nei cicli osiriaco e solare; la sua iconografia e le motivazioni che hanno portato ad una sempre crescente rappresentazione della dea sulle raffigurazioni parietali delle tombe. Un’intera sezione è dedicata all’onomastica di Iside provando a delineare insieme al significato del suo nome anche il compito originario nel mondo funerario e le conseguenti modifiche. L’appendice si sofferma su testi e oggetti funerari della XVIII dinastia dove è presente la dea.

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