Superata la Grande Diga il primo monumento egittologico che si può visitare è il tempio di Beit el Wali1. Il tempio è stato salvato dalle acque del Lago Nasser e ricomposto nel distretto di Kalabsha a poca distanza dal grande tempio di epoca romana.
Beit el Wali, costruito nel 1292-1290 a.C., è il primo santuario rupestre che fa parte di una serie costruita da Ramesse II e che prosegue lungo il Lago Nasser fino ad Abu Simbel.

Beit el Wali è un tempio di modeste dimensioni ed è costituito da un portale, un atrio e da un vestibolo che introduce al santuario. Portale e atrio sono a cielo aperto, vestibolo e santuario sono scavati nella roccia.
Sul lato nord dell’atrio sono rappresentate le battaglie di Ramesse II contro siriani, libici e beduini.

Fig. 3 – Ramesse II colpisce i nemici siriani sconfitti. – Foto dell’autore
Una delle scene più interessanti è l’assalto a una fortezza siriana.



Nelle sculture di queste battaglie sono rappresentati anche due principi, Amonherkopshef, il progenito, e Khamuaset, il quartogenito, ben conosciuto successivamente per avere curato i lavori di restauro di numerosi monumenti antichi.
Evidentemente Ramesse voleva iniziare presto all’arte della guerra i suoi figli. Ma negli anni in cui è stato costruito il tempio questi suoi due figli avevano rispettivamente 6 e 4 anni e quindi la loro presenza è virtuale2. Agli inizi dell’Ottocento l’egittologo J. Bonomo ha effettuato un calco dei rilievi del tempio per conto del British Museum. Purtroppo, a causa di questa operazione si sono persi i colori3.
Sulla parete meridionale dell’atrio Ramesse II combatte i nubiani. Segue poi una bella rappresentazione di tributi nubiani: pelli di leopardo, anelli d’oro, archi, scudi, carri, avorio, zanne di elefante, uova e piume di struzzo.


Fig. 9 – Tributi nubiani: la giraffa – Foto dell’autore
Fig. 10 – Tributi nubiani: lo struzzo – Foto dell’autore



Sfilano anche animali vivi: buoi, gazzelle, un leone, 2 leopardi, una giraffa, scimmie, uno struzzo. Tra le figure umane va notata una donna che tiene sulle spalle una gerla con un fanciullo.
A partire dal vestibolo le scene sono esclusivamente di tipo religioso. L’architrave sopra l’ingresso del vestibolo ci offre una doppia corsa del re davanti ad Amon-Ra: la corsa rituale con il flagello (nekhakha) e l’ymiut4 nell’altra mano; la corsa rituale col remo5 in una mano e un oggetto non identificato (hp)6 nell’altra mano.

Oltre alle due corse regali l’architrave reca altre scene con varie divinità. Tra esse compare anche la figura di Messuy, il viceré di Nubia.
Sui pilastri dell’ingresso Ramesse riceve su un lato il soffio della vita da Atum e sull’altro lato è abbracciato da Horus di Miam.

Ai lati estremi della parete di fondo del vestibolo due nicchie mostrano l’una Ramesse tra Horus di Baki e Isi e l’altra Ramesse tra Khnum e Anukis.
All’imboccatura del santuario Ramesse presenta Maat ad Amon-Ra.
Dietro l’ingresso del santuario Ramesse è allattato da Isi su lato e da Anukis sull’altro lato.

Fig. 19 – Ramesse è allattato dalla dea Anukis – Foto dell’autore
Le altre scene del santuario mostrano Ramesse che offre vino a Horus di Baki, incenso e libazioni ad Amon-Ra.

Fig. 21 – Ramesse offre coppe di vino al dio Horus di Baki. La scena è rappresentata sulla parete meridionale del santuario – Foto dell’autore
Il tempio di Beit el Wali in epoca cristiana è stato trasformato in chiesa. Attualmente nulla è rimasto di questa trasformazione.
Gilberto Modonesi
1) Beit = casa, quindi “la casa di el Wali”., un santo locale.
2) J. Gohary, Guide to the Nubian Monuments of Lake Nasser, The American University Press, Cairo 1998, pag. 37. Nel volume la descrizione del tempio è introdotta da una nota che va da pag. 35 a pag. 41. Il tempio di Beit el Wali è illustrato anche nel volume Nubia, storia di una civiltà favolosa. De Agostini, Novara 1965, pagg. 179-188..
3) J. Gohary, 1998, op. cit., pag. 37.
4) L’ymiut, contenuto in un astuccio, era il decreto con cui il dio Shu conferiva al faraone la sovranità su tutto l’Egitto.
5) La presenza del remo è interpretata simbolicamente come l’impegno del re di mantenere la rotta, vale a dire di governare secondo i principi di Maat. Ricordiamo che nella tomba di Tutankhamon sono stati trovati alcuni remi che, nel contesto della tomba, alludevano alla navigazione celeste del re.
6) Lo strano oggetto, che vale hp nel geroglifico, non è stato classificato nel manuale del Gardiner (Aa 5) che però ipotizza il suo significato come Ingranaggio di manovra della barca. Questo ipotetico significato si sposa bene con il remo nell’altra mano.

















