Superata la Grande Diga il primo monumento egittologico che si può visitare è il tempio di Beit el Wali1. Il tempio è stato salvato dalle acque del Lago Nasser e ricomposto nel distretto di Kalabsha a poca distanza dal grande tempio di epoca romana.
Beit el Wali, costruito nel 1292-1290 a.C., è il primo santuario rupestre che fa parte di una serie costruita da Ramesse II e che prosegue lungo il Lago Nasser fino ad Abu Simbel.

Fig. 1 – La pianta del tempio. Il vestibolo e il santuario sono stati ricavati dalla roccia viva di un piccolo promontorio. Immagine tratta dal volume Nubia, 1965, op. cit., pag.179

Beit el Wali è un tempio di modeste dimensioni ed è costituito da un portale, un atrio e da un vestibolo che introduce al santuario. Portale e atrio sono a cielo aperto, vestibolo e santuario sono scavati nella roccia.

Sul lato nord dell’atrio sono rappresentate le battaglie di Ramesse II contro siriani, libici e beduini.

Fig. 2 – Il tempio di Beit el-Wali visto dal portale d’ingresso. – Foto dell’autore
Fig. 3 – Ramesse II colpisce i nemici siriani sconfitti. – Foto dell’autore

Una delle scene più interessanti è l’assalto a una fortezza siriana.

Fig. 4 – I due principi, Amonherkhepshef e Khamwaset, guidano l’assalto a una fortezza siriana. – Foto dell’autore
Fig. 5 – La fortezza siriana con le teste dei difensori. – Foto dell’autore
Fig. 6 – Un principe controlla i prigionieri siriani accosciati davanti a lui. – Foto dell’autore

Nelle sculture di queste battaglie sono rappresentati anche due principi, Amonherkopshef, il progenito, e Khamuaset, il quartogenito, ben conosciuto successivamente per avere curato i lavori di restauro di numerosi monumenti antichi.

Evidentemente Ramesse voleva iniziare presto all’arte della guerra i suoi figli. Ma negli anni in cui è stato costruito il tempio questi suoi due figli avevano rispettivamente 6 e 4 anni e quindi la loro presenza è virtuale2. Agli inizi dell’Ottocento l’egittologo J. Bonomo ha effettuato un calco dei rilievi del tempio per conto del British Museum. Purtroppo, a causa di questa operazione si sono persi i colori3.

Sulla parete meridionale dell’atrio Ramesse II combatte i nubiani. Segue poi una bella rappresentazione di tributi nubiani: pelli di leopardo, anelli d’oro, archi, scudi, carri, avorio, zanne di elefante, uova e piume di struzzo.

Fig. 7 – L’intera sequenza dei tributi nubiani rappresentata sulla parete meridionale dell’atrio del tempio di Beit el-Wali è stata riprodotta sulla parte superiore della parete di una sala del British Museum. – Foto dell’autore
Fig. 8 – Tributi nubiani: il leone – Foto dell’autore
Fig. 9 – Tributi nubiani: la giraffa – Foto dell’autore
Fig. 10 – Tributi nubiani: lo struzzo – Foto dell’autore
Fig. 11 – Tributi nubiani: la scimmia – Foto dell’autore
Fig. 12 – Tributi nubiani: zanne di elefante, avorio – Foto dell’autore
Fig. 13 – Tributi nubiani: donna che porta sulle spalle una gerla con un fanciullo – Foto dell’autore

Sfilano anche animali vivi: buoi, gazzelle, un leone, 2 leopardi, una giraffa, scimmie, uno struzzo. Tra le figure umane va notata una donna che tiene sulle spalle una gerla con un fanciullo.

A partire dal vestibolo le scene sono esclusivamente di tipo religioso. L’architrave sopra l’ingresso del vestibolo ci offre una doppia corsa del re davanti ad Amon-Ra: la corsa rituale con il flagello (nekhakha) e l’ymiut4 nell’altra mano; la corsa rituale col remo5 in una mano e un oggetto non identificato (hp)6 nell’altra mano.

Fig. 14 – L’architrave dell’ingresso al pronao ci mostra le due corse del re davanti ad Amon-Ra: la corsa con il flagello (nekhakha) e l’ymiut e l’altra corsa con il remo e uno strano oggetto non ancora ben identificato. Seguono altre scene con varie divinità – Foto dell’autore

Oltre alle due corse regali l’architrave reca altre scene con varie divinità. Tra esse compare anche la figura di Messuy, il viceré di Nubia.
Sui pilastri dell’ingresso Ramesse riceve su un lato il soffio della vita da Atum e sull’altro lato è abbracciato da Horus di Miam.

Fig. 15 – Nella parete di fondo del pronao sono scolpite due nicchie. La nicchia qui presente mostra Ramesse tra Khnum e Anukis, le divinità della cataratta – Foto dell’autore

Ai lati estremi della parete di fondo del vestibolo due nicchie mostrano l’una Ramesse tra Horus di Baki e Isi e l’altra Ramesse tra Khnum e Anukis.
All’imboccatura del santuario Ramesse presenta Maat ad Amon-Ra.

Dietro l’ingresso del santuario Ramesse è allattato da Isi su lato e da Anukis sull’altro lato.

Fig. 18 – Ramesse è allattato dalla dea Isi. È la conferma della divinità di Ramesse – Foto dell’autore
Fig. 19 – Ramesse è allattato dalla dea Anukis – Foto dell’autore

Le altre scene del santuario mostrano Ramesse che offre vino a Horus di Baki, incenso e libazioni ad Amon-Ra.

Fig. 20 – Ramesse offre coppe di vino a Khnum e Satis – Foto dell’autore
Fig. 21 – Ramesse offre coppe di vino al dio Horus di Baki. La scena è rappresentata sulla parete meridionale del santuario – Foto dell’autore

Il tempio di Beit el Wali in epoca cristiana è stato trasformato in chiesa. Attualmente nulla è rimasto di questa trasformazione.

Gilberto Modonesi

1) Beit = casa, quindi “la casa di el Wali”., un santo locale.
2) J. Gohary, Guide to the Nubian Monuments of Lake Nasser, The American University Press, Cairo 1998, pag. 37. Nel volume la descrizione del tempio è introdotta da una nota che va da pag. 35 a pag. 41. Il tempio di Beit el Wali è illustrato anche nel volume Nubia, storia di una civiltà favolosa. De Agostini, Novara 1965, pagg. 179-188..
3) J. Gohary, 1998, op. cit., pag. 37.
4) L’ymiut, contenuto in un astuccio, era il decreto con cui il dio Shu conferiva al faraone la sovranità su tutto l’Egitto.
5) La presenza del remo è interpretata simbolicamente come l’impegno del re di mantenere la rotta, vale a dire di governare secondo i principi di Maat. Ricordiamo che nella tomba di Tutankhamon sono stati trovati alcuni remi che, nel contesto della tomba, alludevano alla navigazione celeste del re.
6) Lo strano oggetto, che vale hp nel geroglifico, non è stato classificato nel manuale del Gardiner (Aa 5) che però ipotizza il suo significato come Ingranaggio di manovra della barca. Questo ipotetico significato si sposa bene con il remo nell’altra mano.

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Gilberto Modonesi

Ho iniziato a interessarmi dell’Egitto antico nel 1960. Nel 1964 mi sono sposato e il viaggio di nozze è stato il mio primo viaggio in Egitto. A metà ottobre il primo cortile del tempio di Luxor era allagato dall’acqua dell’inondazione del Nilo e anche le basi dei colossi di Memnon erano in acqua. Ad  Aswan i russi stavano costruendo la Grande Diga.

Nel 1980, dopo la nascita di due figli, ho effettuato la navigazione sul Nilo con tutta la famiglia. Nel 1985 ho partecipato con mia moglie a un viaggio organizzato dal Dr. Mario Tosi. Da allora e fino al dicembre del 2010 sono stato in Egitto almeno 35 volte. Agli inizi ho visitato i vari siti archeologici in taxi solo con mia moglie.. Quando sono iniziati gli attentati contro i turisti ho organizzato viaggi turistici in modo da avere una scorta militare. In questi viaggi io avevo il ruolo di “responsabile culturale”. Grazie a tutti questi viaggi ho potuto visitare i siti archeologici dal nord al sud dell’Egitto, quelli di tutte le oasi e i monumenti del Lago Nasser. Ho fatto un viaggio anche nel Sinai per visitare il tempio di Serabit el-Khedim.

Il viaggio del dicembre 2010 è stato il mio ultimo viaggio a causa della rivoluzione egiziana, poi per miei problemi di salute e successivamente anche di mia moglie.

Per arricchire la mia conoscenza dell’antico Egitto e per seguire gli sviluppi delle ricerche mi sono iscritto a varie associazioni internazionali e nazionali:

  • International Association of Egyptologists
  • Amici del Museo Egizio di Torino
  • American Research Center in Egypt
  • Fondation Egyptologique Réine Elisabeth
  • Egypt Exploration Society
  • Associazione Culturale Harwa 2001
  • Centro Egittologico Comasco F. Ballerini

Dal 2020 non ho più rinnovato la mia iscrizione a queste associazioni a causa della mia situazione personale e famigliare.

Il mio antico interesse per l’Egitto si è alimentato anche partecipando come uditore a diversi incontri internazionali:

  • Convegno sulla Magia Egizia – Milano 29-31 ottobre 1985
  • Convegno sulla Valle dei Re – Tucson (Arizona) 26-27 ottobre 1994
  • International Congress of Egyptologists : Torino 1991 – Cambridge 1995 – Cairo 2000 – Grenoble 2004 – Rodi 2012 –  Firenze 2016

Grazie alla mia esperienza di visite in Egitto e alla documentazione raccolta in migliia di diapositive ho per anni diffuso la conoscenza dell’antico Egitto presso varie “Università della Terza Età”. Poi, nel 2006, il Centro Studi Archeologia Africana, che ha sede nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano, mi ha offerto la possibilità di organizzare e tenere conferenze sull’antico Egitto presso l’aula magna dello stesso Museo. Ho svolto questa attività dal 2007 fino al gennaio del 2020, con conferenze mensili sull’Egitto antico. Il 2020 è un anno fatidico a causa del Covid e dei miei problemi personali e di mia moglie.

Ho scritto alcuni articoli e due libri :

  • All’ombra del divino – Il significato dei ventagli nelle rappresentazioni dell’antico Egitto (2016)
  • La longeva vitalità di fiabe e racconti mitici egizi – Alla ricerca di tracce di racconti mitici e fiabe egizi in fiabe moderne europee (2018)

Nel tempo ho raccolto centinaia di articoli e acquistato tanti (troppi) libri di egittologia di varii formati e dimensioni: mignon-normali-grandi-enormi (il formato imperiale).

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