Sono da poco ripresi gli scavi nel Parco Archeologico di Vulci, e la Necropoli di Poggetto Mengarelli è già sotto i riflettori per un’interessantissima scoperta: una sepoltura etrusca databile fra l’VIII e il VII secolo a.C., riutilizzata successivamente nel periodo ellenistico.

Si tratta di una fossa profonda contenente un sarcofago di tufo rosso chiuso da un coperchio monolitico. Al suo interno, alcune ossa di piccole dimensioni suggeriscono che il defunto fosse un bambino, probabilmente “un giovane membro della nascente aristocrazia etrusca di Vulci” – come spiega il direttore scientifico della Fondazione Vulci, Carlo Casi. A rafforzare l’ipotesi è una corta lancia di ferro rinvenuta fra il ricco corredo della sepoltura.

Anfora in argilla figulina / ph. ANSAmed

Oltre a piccoli oggetti personali, il corredo conteneva anche due reperti molto interessanti. Il più importante è un’anfora in argilla figulina decorata con motivi geometrici, una forma piuttosto rara e attualmente confrontabile solo con un esemplare simile ritrovato nella Tomba C di Mandrione di Cavalupo e con un altro esemplare a cratere ritrovato sempre a Vulci. L’altro reperto interessante è un recipiente per bevande in ceramica figulina dipinta di rosso.

Sopra il corredo era stato deposto un individuo adulto i cui resti sono databili al periodo ellenistico (IV-II secolo a.C.), il che fa supporre che la tomba sia stata riutilizzata in quell’epoca.

Corredo funerario nel sarcofago / ph. ANSAmed
Corredo funerario nel sarcofago / ph. ANSAmed

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