Un recente intervento di archeologia preventiva condotto da una squadra del Consiglio Supremo delle Antichità nel quartiere di Muharram Bey (o Moharam Bek), nel cuore di Alessandria d’Egitto, ha riportato alla luce strutture e oggetti che raccontano, con straordinaria chiarezza, come la città sia cambiata nel corso dei secoli. Più che una semplice scoperta, si tratta di una vera e propria finestra aperta sulla vita quotidiana e sull’organizzazione urbana di una delle metropoli culturali più affascinanti dell’antichità.
Gli scavi hanno evidenziato una continuità di frequentazione che va dal periodo tolemaico fino al quello bizantino, mostrando come Alessandria sia stata in grado di mantenere un ruolo centrale nonostante i profondi cambiamenti politici. Questa stratificazione emerge chiaramente nelle architetture rinvenute, che riflettono modelli costruttivi e gusti estetici differenti ma tra loro collegati e rappresenta la prova concreta di una città capace di reinventarsi, adattarsi e prosperare attraverso trasformazioni politiche, economiche e sociali.
Tra le strutture più rilevanti emerge un bagno pubblico di forma circolare realizzato in stile tholos, tipico del tardo periodo tolemaico (II-I a.C.). Questo tipo di edificio, caratterizzato da una pianta centrale e da una distribuzione radiale degli ambienti, rappresenta un’evoluzione raffinata dell’architettura termale, dove funzionalità e armonia geometrica si fondono. Ricordiamo che i bagni pubblici non erano semplici luoghi dedicati all’igiene e alla cura del corpo, ma spazi di incontro, di scambio culturale e persino di discussione politica, erano veri e propri centri sociali, progettati con attenzione per favorire l’incontro e la vita comunitaria. La loro architettura rifletteva una progettazione elegante e complessa, attenta sia alla funzionalità che all’estetica, elementi che contribuivano a definire il prestigio della città.
Accanto a questa struttura, gli archeologi hanno riportato alla luce resti di un edificio residenziale privato di epoca romana (30 a.C. – 395 d.C.) caratterizzato da ambienti eleganti e lussuosi, testimoni di un alto livello di pianificazione. La villa segue schemi tipici dell’architettura domestica romana, con ambienti organizzati attorno a spazi centrali e dotati di un sistema idrico avanzato. La presenza di una piccola vasca collegata alla residenza suggerisce una sofisticata gestione dell’acqua, elemento essenziale nelle abitazioni di alto rango. Questo elemento offre uno spunto importante per comprendere le competenze ingegneristiche dell’epoca: la capacità di distribuire e conservare l’acqua in modo efficiente era infatti fondamentale per sostenere una popolazione urbana numerosa e per garantire il funzionamento di strutture pubbliche e private.
Anche la pavimentazione a mosaico doveva essere di notevole pregio. Le decorazioni rimaste sono realizzate con tecniche diverse e materiali raffinati: sono visibili tratti in opus tessellatum, caratterizzato da piccole tessere regolari disposte a formare motivi figurativi o geometrici, e in opus sectile, che utilizza lastre di marmo tagliate su misura per creare composizioni più complesse e scenografiche. Questi stili non solo impreziosiscono gli ambienti, ma rivelano il gusto estetico dell’epoca e il livello di benessere economico degli abitanti. Sono dettagli preziosi che testimoniano la varietà artistica dell’Alessandria greco-romana, fondendo tradizioni tolemaiche, romane ed egizie (tipiche del contesto alessandrino), confermando ancora una volta l’importanza della città quale centro artistico e culturale dell’epoca.

Oltre alle architetture, il sito ha restituito una varietà di oggetti che arricchiscono ulteriormente il quadro storico e cosmopolita. Tra questi spiccano alcune statue in marmo raffiguranti divinità del pantheon classico, come Dioniso, dio del vino e della vitalità, e Asclepio, divinità della medicina e della guarigione. Per le caratteristiche stilistiche e iconografiche, una statua acefala è stata attribuita a Minerva, dea della sapienza e della strategia. Queste sculture sono chiara testimonianza della diffusione di culti e simboli della tradizione greco-romana all’interno della città.
A completare il quadro, sono stati rinvenuti numerosi oggetti di uso quotidiano, come monete, lucerne, ceramiche e frammenti di anfore sigillate. Questi elementi raccontano una realtà urbana vivace e dinamica, inserita in una fitta rete commerciale che collegava Alessandria al resto del Mediterraneo. Grazie alla sua posizione strategica, la città era un crocevia di culture, merci e idee, dove culture diverse convivevano e si influenzavano reciprocamente. La varietà dei materiali ritrovati – nonché la loro provenienza – ne sono una testimonianza tangibile.

Dal punto di vista scientifico, la scoperta assume un valore ancora maggiore perché contribuisce a chiarire aspetti finora poco noti della topografia urbana della città antica. L’area in cui si è scavato, infatti, era stata studiata solo marginalmente, e i nuovi dati permettono di comprendere meglio l’estensione degli insediamenti e l’organizzazione degli spazi, di rivedere e perfezionare le ricostruzioni precedenti, confermando che questa zona sud-orientale di Alessandria era parte integrante del tessuto urbano almeno fino all’epoca bizantina. In questo senso, ogni muro riportato alla luce e ogni oggetto recuperato diventano tasselli fondamentali per ricostruire una mappa più precisa della Alessandria storica.
Nel loro insieme, questi ritrovamenti non solo arricchiscono il patrimonio archeologico di Alessandria, ma offrono anche un’opportunità preziosa per approfondire lo studio delle tecniche costruttive, delle pratiche sociali e delle espressioni artistiche che hanno caratterizzato la città nel corso dei secoli.
I lavori, comunque, non si fermano qui. I reperti sono già in fase di restauro e studio e alcuni di essi potrebbero essere esposti al Museo Greco-Romano. Nel frattempo, il sito continua a promettere nuove sorprese: ogni strato ancora da esplorare potrebbe aggiungere un ulteriore capitolo alla lunga e complessa storia di Alessandria.
Source: MoTA
















