Dopo un lungo e delicato restauro, Luxor restituisce al pubblico due nuove meraviglie del Nuovo Regno.
Oggi sono state aperte al pubblico due tombe inaugurate ufficialmente lo scorso 14 maggio: sono le tombe di Amenhotep, detto Rabuya, (TT416) e di suo figlio Samut (TT417), nell’area di El-Khokha, sulla riva occidentale dell’antica Tebe.
Le due sepolture, individuate inaspettatamente nel marzo del 2015 dagli archeologi dell’American Research Center in Egypt (ARCE) durante gli scavi nei pressi della tomba di Djehuty (TT110), sono state poi oggetto di un importante lavoro di scavo, studio e restauro ripreso dopo il 2020.
Padre e figlio erano entrambi “Custodi delle Porte di Amon”, funzionari vissuti durante la XVIII Dinastia, tra i regni di Thutmosi III e Thutmosi IV, intorno al 1400 a.C. Le loro tombe presentano la tipica pianta a “T” delle sepolture tebane di quel periodo.
Il restauro ha riportato alla luce colori straordinariamente vivaci, decorazioni perfettamente leggibili e dettagli rimasti nascosti per secoli. Sono stati inoltre installati nuovi sistemi di illuminazione e protezione per consentire finalmente la visita in sicurezza.
La tomba di Amenhotep/Rabuya è particolarmente affascinante per la ricchezza delle sue decorazioni: sulle pareti scorrono scene di vita quotidiana legate all’agricoltura, alla raccolta dei prodotti, alle attività artigianali, alla produzione di pane, vino e ceramica, ma anche immagini di pesca, caccia e grandi banchetti rituali.
Tra le scene più insolite compare persino un uomo dall’aspetto chiaramente straniero raffigurato mentre mangia e realizza reti da pesca: un dettaglio raro e curioso che apre interessanti domande sui contatti culturali dell’epoca.
Nella sala longitudinale trovano spazio invece le scene funerarie: il trasporto del sarcofago su una slitta, il corteo con il corredo funerario alla presenza di Osiride e Hathor, il rituale dell’Apertura della Bocca e le offerte agli antenati davanti alla falsa porta.
Ed è proprio qui che compare una delle immagini più sorprendenti dell’intero complesso: la dea Renenutet che allatta un bambino reale, una rappresentazione estremamente rara nell’arte funeraria tebana.
La tomba di Samut, più piccola ma molto elegante, riprende temi decorativi simili a quelli della sepoltura paterna.
Le fotografie mostrano pareti dai colori ancora intensissimi e soprattutto uno splendido soffitto magnificamente conservato che da solo vale la visita.
Al momento della scoperta, la tomba di Samut (TT417) si trovava in condizioni particolarmente difficili: il suo ingresso originario era completamente ostruito da detriti e materiale di riempimento, probabilmente non più accessibile già dal Periodo Tardo. Diversa la situazione della vicina tomba di Rabuia (TT416), il cui accesso era invece ancora praticabile. Durante il Periodo Tardo entrambe le tombe vennero riutilizzate per nuove deposizioni funerarie.
Quando le tombe furono individuate dagli archeologi, l’unico modo per raggiungere la tomba di Samut era passando attraverso una breccia aperta nella parete della sala trasversale della tomba di Rabuia: una feritoia realizzata probabilmente proprio in occasione del riutilizzo funerario delle due sepolture.
Fa quasi effetto pensare che dieci anni fa queste tombe emergevano appena dalla sabbia… mentre oggi possiamo finalmente attraversarle come visitatori, entrando in contatto diretto con frammenti di vita di oltre tremila anni fa.
Luxor, ancora una volta, continua a sorprendere.
Fonti e foto: MoTA, Fundación IEAE Instituto de Estudios del Antiguo Egipto, Isabella Faroppa Soliman
















