Pa-en-dua e Nesha

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Il gruppo rappresenta due coniugi: Pa-en-dua e la moglie Nesha, uno accanto all’altro addossati ad un pilastro.

Pa-en-dua e Nesha. Crediti/ La collezione egiziana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Pa-en-dua e Nesha. Crediti/ La collezione egiziana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’uomo indossa una cuffia in testa e una lunga gonna che arriva alle caviglie, tenuta da una fascia obliqua che gli attraversa il torso. La posizione è stante con la gamba sinistra avanzata e il braccio destro che scende lungo il corpo, mentre il sinistro abbraccia l’asta di uno stendardo. Questo è poggiato a terra e tocca anche la spalla dell’uomo. Sull’insegna è raffigurata la testa del dio Ammone, antropocefalo, con corona shuty e corna d’ariete.

La donna,Nesha, porta sui capelli un fiore di loto ed indossa una tunica lunga e stretta. Nella mano destra tiene un sistro hathorico, mentre il braccio sinistro, morbido, ricade lungo il corpo. Nel gruppo è presente anche la raffigurazione del figlio, ricavata lateralmente nello spessore del pilastro; è all’impiedi  e tiene nella mano destra un bastone. Vi è anche inciso il suo nome: Imen-em-ipet.

Sul pilastro dorsale sono incise due colonne di geroglifici, riferiti ad entrambi i coniugi:

“Offerte fatte dal re ad Amon-Ra, sovrano degli dei, per il ka del I Sacerdote-uab di Ammone, Pa-en-dua, giustificato.

“Offerte fatte dal sovrano ad Amon-Ra, sovrano degli dei, per il ka della Cantatrice di Ammone, Nesha, che sia vivificata”.

L’uso di rappresentare funzionari o sacerdoti con una o due insegne di divinità, (se una è tenuta sempre a sinistra)  si diffuse soprattutto in epoca ramesseide, anche se un primo esempio è stato trovato  nella statuaria regale del Medio Regno, ripreso qualche volta sotto il regno di Amenofi III (XVIII dinastia).

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