Aperto il sarcofago di granito nero scoperto ad Alessandria

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Scheletri e liquami contenuti nel sarcofago nero di Alessandria (ph. MoA 4)

Come c’era da aspettarsi: tanto rumore per nulla! O quasi. E possiamo mettere la parola fine a tutte le voci che nel frattempo si erano rincorse su vari media internazionali.

E’ stato aperto ieri il sarcofago di granito nero scoperto recentemente ad Alessandria che ha fatto tanto parlare di se e che ha mobilitato l’interesse della stampa mondiale e la fantasia di molti. Non è di certo il primo sarcofago ad essere stato trovato sigillato ed intatto (solo sabato scorso ne sono stati trovati diversi nella necropoli di Saqqara che tuttavia non hanno ricevuto la medesima attenzione da parte dei media e degli appassionati – leggi qui) oltre al fatto che ne sono stati trovati anche di fattura e pregio superiori. E’ proprio per dare risposte a chi stava diffondendo teorie discutibili che il Ministero delle Antichità ha deciso di aprire in fretta il sarcofago che alcuni ritenevano addirittura fosse appartenuto ad Alessandro Magno.

Il sarcofago in granito nero di Alessandria al momento della scoperta (ph. MoA)

La storia di questo sarcofago era iniziata all’inizio di questo mese di luglio, quando gli archeologi si erano imbattuti in esso nella zona di Sidi Gaber durante uno scavo preliminare che come prassi viene effettuato prima dell’inizio di qualsiasi lavoro di costruzione. Il sarcofago, scolpito in granito nero, alto 1,85 m, lungo 2,65 m e largo 1,65 m, probabilmente era stato riutilizzato in quanto sembra plausibile che possa risalire ad un periodo storico precedente il periodo tolemaico e romano, è privo delle iscrizioni che tradizionalmente riportano il nome del suo proprietario ed era sigillato con della malta. Nelle sue vicinanze era stata trovata anche una testa in alabastro che rappresenta un uomo, probabilmente il titolare della sepoltura.

Dal momento del ritrovamento, con il relativo annuncio della sua apertura, non sono mancate dichiarazioni e battute a mo’ di ammonimenti sull’eventuale maledizione che avrebbe colpito l’umanità di chiara ispirazione cinematografica e fantasie su Alessandro Magno o Cleopatra, come sul suo prezioso contenuto pieno d’oro e tanto altro ancora; ipotesi del tutto infondate e inverosimili, smentite già a suo tempo da prove tangibili. Tuttavia doveva appartiene a qualcuno di importante e benestante da potersi permettere un sarcofago scolpito in granito nero proveniente da Aswan, ad oltre mille chilometri di distanza.

Così ieri, alla presenza del dr. Mostafa Waziry e dal dr. Aiman Ashmawi, rispettivamente Segretario Generale dello SCA (Consiglio Supremo delle Antichità) e responsabile del dipartimento antichità egizie presso il Ministero delle Antichità, e di diversi funzionari del Ministero, è stato finalmente aperto il sarcofago.

Al suo interno non vi era nulla di ciò che aveva alimentato i media nei giorni precedenti. Agli occhi degli esperti si è presentato un contenitore pieno d’acqua penetrata da una fenditura sul lato sinistro, che conteneva i resti decomposti di tre scheletri e liquami.

Shaban Abd Monem, lo specialista delle mummie del ministero, ha dichiarato che un’esame preliminare suggerisce che gli scheletri potrebbero appartenere a 3 ufficiali dell’esercito probabilmente morti in battaglia, in quanto uno dei tre mostra sul cranio una ferita inferta da una freccia. Gli scheletri saranno trasferiti nei magazzini del Museo Nazionale di Alessandria per ulteriori studi mentre il sarcofago, dopo un restauro preliminare ed alcuni studi, verrà spostato nei suoi magazzini.

Source: MoA

La testa maschile in alabastro trovata vicino al sarcofago nero di Alessandria (ph. Moa)

 

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