I Templi del Leone o di Apedemak a Musawwarat es Sufra e a Naga

Torniamo ancora una volta a parlare dell’amato Sudan1, paese meraviglioso ma sempre più in balia di una incomprensibile guerra civile. In questa nota andremo alla ricerca dei templi dedicati al dio Apedemak, il dio-leone meroitico.

Musawwarat es Sufra

Inizialmente visitiamo il sito di Musawwarat es Sufra a 180 km a Nord est di Khartum e 20-30 km a sud-est di Meroe. In questa località, vicino ad altre rovine meroitiche (un Hafir e il Grande Recinto)2 si trova ‘Il tempio di Apedemak’ o ‘Tempio del Leone’.
La fotografia 13 ci mostra il tempio come è adesso dopo la ricostruzione effettuata dall’archeologo Fred Hintze dell’università di Berlino negli anni ’60 del secolo scorso.

Foto 1: Tempio del Leone – Il Pilone

Nell’ottocento, quando è stato riscoperto dagli europei, il tempio era ridotto ad un cumulo di macerie come evidenziato dal disegno che ci ha lasciato il viaggiatore ed esploratore francese Frédéric Cailliaud che è andato in Sudan nel 1822 al seguito dell’esercito egiziano di Ismail Pascià (foto 2).

Foto 2: Il tempio del Leone (Cailliaud 1826 – Voyage à Méroé, au fleuve Blanc, au-delà de Fâzoql dans le midi du royaume de Sennâr etc)

Il confronto tra le due immagini ci fa vedere quale meticoloso lavoro di anastilosi l’equipe archeologica tedesca abbia compiuto.
Ora descriviamo brevemente il tempio concentrandoci in particolare sulla parete sud: esso è dedicato al dio Apedemak, il dio leone meroitico, ed è stato costruito dal re Arnekamani, il quarto faraone del periodo meroitico (235-218 a.C.).

Il tempio è molto semplice: una sola sala rettangolare preceduta da un pilone con due leoni ai lati dell’ingresso. Lo spazio interno è occupato da sei colonne decorate disposte su due file (fotografie 3 e 4). In fondo alla sala si trova il basamento per la statua della divinità. Le pareti interne sono decorate da rilievi che fondono elementi egiziani con elementi meroitici ed africani tra cui leoni ed elefanti (fotografia 5).

Foto 3 e 4: Colonne e particolare della decorazione
Foto 5: decorazione della parete interna con leone ed elefante

Lasciamo adesso l’interno ed osserviamo l’esterno del monumento iniziando dalla parete sud che si presenta in tutta la sua bellezza (Foto 6).

Foto 6: La parete sud del tempio

Qui vediamo il re Arnekhamani, accompagnato dal figlio Arqa (quasi certamente il futuro re Arqamani [218-200 a.C.] detto anche alla greca Ergamene II4) che rende omaggio ad una serie di divinità. Vediamo innanzitutto Iside che è dietro le spalle del re Arnekhamani. Di fronte al faraone, oltre al figlio Arqa, una teoria di divinità egiziane e meroitiche5: Apedemak con un prigioniero, Amon rappresentato con un volto umano, Sebiumeker con la doppia corona, bastone wAs e simbolo anx, Aresnuphis, Horus e Thot la cui immagine è stata solo parzialmente ricostruita.
Iside, in questa scena, forma la triade divina, con Horus e Apedemak che sostituisce Osiride, e protegge il faraone Arnekhamani.

Ma ora dedichiamoci ad un particolare della parete (fotografia 7), quello che comprende le figure della famiglia reale e di Apedemak.

Foto 7: Parete Sud con la famiglia reale ed Apedemak

Il re, tutto bardato con corona Hemhemet 6), saluta Apedemak cui rivolge un inno che esamineremo più sotto, ed è preceduto dal figlio Arqa (Ergamane II) che offre incenso al dio.
Vediamo poi Apedemak anche lui con la corona Hemhemet che stringe un arco con frecce nella mano destra e con la sinistra tende lo scettro con la sua immagine al re. Con la destra tiene anche la parte terminale di una fune cui è legato un prigioniero che porta un nastro con un ureo che si rivela quindi come un principe ribelle.
Sopra queste figure otto colonne di testo in due blocchi, scritte da destra a sinistra, redatte in geroglifico, precedute dai cartigli del faraone scritti da sinistra a destra (Fotografia 8).

Foto 8: Prime 6 righe dell’inno a Apedemak

Queste colonne riportano l’Inno ad Apedemak, che il re pronuncia rivolto al dio.
Vediamo il testo: i geroglifici seguono la ricostruzione di F. Hintze, mentre la traslitterazione e la traduzione seguono il lavoro R.H. Pierce7.

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10

1 nswt bjty nb tAw nb ir xt nb mAat xpr-kA-ra
2 sA ra nb Haw HqA aA (n) tA-sty jrnx-jmn anx Dt mr (jmn)
3 Dd mdw (j)nD Hr//k jprmk nb TwAjrk nTr aA nb jpbr-anx
4 nTr mnx xnt(y) tA-sty mAj rsyt [ws]r xpS nTr aA jj n aS
5 n//f rmn sStA H(A)p xbr//f jwty mA//f jn jr nb jr s
6 … n TAw Hmwt jwt(y) xsf<//f> m pt tA jr Xrt n s nb {m r}
7 m rn//f pfy n rs wDA wtdt hh//f r xft
8 //f m [rn]//f pfy n aA-pHty smA{t} sbjw m T[-]
9 [-] ┌t┐r┌-┐ [-] ┌rxy┐ Thyt nb r//f jr swt n ty n
10 [-…..-] [- -] n aS n//f nb nb Hsw aA Sfj(t)//f ……

1 Re dell’Alto e Basso Egitto, Signore delle terre, Signore del compimento dei riti, Signore della Verità, KHEPERKARA
2 Figlio di Ra, Signore delle corone, il grande sovrano della Nubia, ARNEKHAMANI vita eterna amato da Amon
3 Parole dette. Salute a te Apedemak, Signore di Naga (TwAjrk), Grande dio Signore di Musawwarat (jpbr-anx),
4 dio benevolo, il primo della Nubia, Leone del Sud la cui spada è forte. Dio grande, colui che va da
5 chi lo invita. Portatore del segreto il cui vero essere è stato nascosto senza che sia visto da alcuno. Che agisce…
6 per uomini e donne senza essere respinto nel cielo o nella terra; che produce cibo per tutta la gente
7 con questo suo nome ‘Buon Protettore’. Colui che scaglia il suo fiero colpo contro il suo nemico
8 con questo suo nome ‘Egli il cui potere è grande’. Colui che massacra i ribelli con
9 … tutti quelli che trasgrediscono contro di lui. Colui che fa i posti per quelli che
10 … Colui … per ognuno che lo invita. Signore delle lodi. Soggezione di chi è grande…

Il testo ci indica che i luoghi principali di culto del dio Apedemak erano Musawwarat e Naga, qui indicati con i loro nomi locali. Inoltre, Apedemak ci viene presentato come un dio guerriero che uccide i nemici e i ribelli come indicato sia nel testo dell’inno sia nel bassorilievo.

Tra Iside e Arnekhamani, sotto il cornicione, abbiamo altre quattro colonne di testo scritte in geroglifico da sinistra a destra. È un Inno ad Iside, purtroppo incompleto. Di seguito riportiamo il testo e la traduzione anche in questo caso seguendo Hintze e Pierce (le lacune sono state riempite utilizzando un testo simile che si trova a Phile nel chiosco di Nectanebo e nel Mammisi di Tolomeo II):

1
2
3
4

1 Dd mdw jnD Hr//T Ast [ntrt]
2 mwt nTr qm(j) [nfrw//s] [wDAt]
3 wrt HkAt nb(t) xaw m [-]
4 Dsr st//s m wjA m [HH]

1 Parole dette. Salute a te o Iside, (Dea),
2 Madre del dio che ha creato (la sua perfezione). (Uto) la cui
3 magia è grande. Signora delle corone nel […]
4 il cui trono è importante nella Barca (Solare) di un milione di anni8.

Vediamo ora la parete Ovest del tempio (fotografia 9)

Foto 9: La parete ovest

Come si intuisce dalla fotografia la ricostruzione di questa parete è stata molto complessa. Riusciamo però ad intravedere il dio Sebiumeker che riceve l’omaggio del re Arnekhamani.
Ma prima di lasciare questa parete ne guardiamo la base.
Qui vediamo una scena interessante e per molti versi strana. Una colonna di elefanti trascina una serie di prigionieri (fotografia 10). Questa rappresentazione ci conferma l’importanza degli elefanti a Musawwarat es Sufra e il carattere bellicoso del dio Apedemak.

Foto 10: Particolare della parete ovest

Passiamo ora alla parete Nord del tempio. Essa ci ripropone la stessa scena che abbiamo visto nella parete Sud con la presenza del re, del figlio Arqa e degli dèi egiziani e meroitici.
La fotografia 11 ci mostra il particolare del figlio Arqa, tra Arnekhamani con la doppia corona e Apedemak.
Il futuro Ergamene II viene definito come ‘Figlio del re, sacerdote di Iside a Musawwarat es Sufra e a Naga’.

Foto 11: Particolare della parete nord

Naga

Ci trasferiamo ora a Naga, 30 km circa a Sud di Musawwarat es Sufra. Qui troviamo un altro tempio dedicato al dio leone Apedemak.
La foto 12 ci fa vedere il pilone del tempio e la 13 ci mostra la località così come l’ha vista il francese Frédéric Cailliaud durante il suo viaggio nel 18229.

Foto 12: Il pilone del tempio di Apedemak
Foto 13: Immagine di Frédéric Caillaud (1822)

Il tempio fu costruito dal re Natakamani e dalla moglie (alcuni pensano sia la madre), la candace (regina) Amanitore, vissuti nei primi anni dell’era volgare.
Si tratta degli ultimi grandi re meroitici che hanno lasciato importanti monumenti. Ricordiamo la restaurazione dei templi di Amon a Meroe e a Napata, la costruzione del palazzo reale B1500 a Napata e del tempio di Amon a Naga, non lontano da quello di Apedemak.
Il tempio che stiamo esaminando è costituito da un pilone con un cortile o una camera posteriore più stretta del pilone stesso. Il tetto della camera, di legno o di fogliame, era appoggiato su quattro colonne ora scomparse (foto 14).

Foto 14: Interno del tempio

Cominciamo il nostro viaggio attorno al tempio dal pilone di ingresso (fotografie 15 e 16).

Foto 15: Natakamani
Foto 16: Amanitore
Foto 17: la spalla del pilone d’ingresso

Nella parte sinistra del pilone si vede il re Natakamani che, in una posa classica, uccide, con una mazza (o una spada), alcuni nemici inginocchiati. Sopra il re vediamo un falco in volo che stringe tra gli artigli un anello o un diadema. Tra le gambe di Natakamani un leone azzanna i nemici.
La facciata di destra, dedicata alla candace Amanitore, riporta una immagine simile a quella appena vista. La regina, con una spada, uccide i nemici aiutata da un leone che si trova tra le sue gambe. Sopra la regina vediamo le ali di un avvoltoio che stringe tra gli artigli un anello.
Sulla spalla del pilone vediamo una strana figura: si tratta di un serpente con busto umano e il volto del dio leone Apedemak (Foto 17).

Ci spostiamo ora sulla facciata sud del tempio (foto 18). In questa parete vediamo, partendo da destra, la famiglia reale che riceve la vita e i favori dalle divinità del tempio.
Il re Natakamani, seguito da Amanitore e dal loro figlio Arikkhror, si trova di fronte al dio leone Apedemak seguito da altre divinità egiziane. Apedemak porta una corona e stringe nella mano sinistra un vessillo sormontato da un leone coronato e nella destra un simbolo di vita. Il dio è seguito da Harmachis (Horo nell’orizzonte: dio del sole nascente e del tramonto) che ha nella mano sinistra il bastone wAs e nella destra il simbolo anx. Dietro si vede il dio Amon con la testa di ariete che stringe nelle mani i simboli wAs e anx. Segue Khonsu, in forma mummiforme con in testa il disco lunare e in mano vari simboli di potere e di vita. Chiude la serie delle divinità Khnum con testa d’ariete e corona e nelle mani i simboli wAs e anx.

Foto 18: Parete sud

Passiamo ora alla facciata ovest (foto 19) che presenta una immagine singolare. Vediamo infatti, al centro, il dio leone Apedemak con tripla testa e quattro braccia che concede i suoi favori alla famiglia reale: a sinistra Amanitore e il giovane figlio Arikkhror, mentre a destra Natakamani sempre seguito dal figlio. Il dio con due braccia sembra fare vento con un ventaglio alle figure regali, mentre con le altre due sorregge i gomiti delle maestà che sono in adorazione della divinità.

Foto 19: Parete Ovest

Ma per meglio apprezzare la descrizione della parete riporto il magnifico disegno fatto da Caillaud nel suo viaggio (foto 20).

Foto 20: Disegno di F. Caillaud della parete Ovest

Passiamo ora alla facciata Nord del tempio (fig. 21). La scena è simmetrica a quella della parete Sud: vediamo infatti, partendo da sinistra, la famiglia reale (Arikkhror, Amanitore , Natakamani) che riceve i favori e la vita da una serie di dee.
La prima divinità che vediamo di fronte a Natakamani è Iside: indossa un copricapo da avvoltoio, corna e disco, mentre con la mano destra stringe un gruppo di prigionieri e con la sinistra un vaso di libagioni. La segue Mut con copricapo da avvoltoio e la doppia corona e in mano i simboli wAs e anx. Vi è poi una dea con sembianze negroidi con un ureo attorno alla testa; sul suo capo vi è un falco con disco solare ed ureo; nelle mani un ramo di palma ed un paio di guanti. La teoria delle dee continua con Hathor con copricapo di avvoltoio, corna e disco. Infine, abbiamo Satis con corona e corna.

I nomi dei personaggi della famiglia reale e del dio Apedemek sono riportati più volte sulle pareti del tempio in geroglifico meroitico.

Foto 21: La parete Nord

Qui termina il nostro viaggio a Musawwarat es Sufra e a Naga alla ricerca del dio Apedemak nell’amato Sudan.

Mario Lauro

NOTE
1) Altri articoli sul regno Meroitico in Mediterraneo Antico:
https://mediterraneoantico.it/articoli/la-lingua-meroitica/
https://mediterraneoantico.it/articoli/graffiti-dei-primi-europei-in-sudan-nel-xix-secolo/
https://mediterraneoantico.it/articoli/ai-piedi-della-montagna-pura-la-missione-archeologica-italiana-in-sudan-al-jebel-barkal/
https://mediterraneoantico.it/articoli/la-lingua-meroitica/
2) ‘Hafir’: è un grande bacino di raccolta di acqua piovana fondamentale per la vita nel deserto. ‘Il Grande Recinto’ è un imponente complesso religioso costituito da cortili, rampe e templi circondati da mura, identificato come un centro di pellegrinaggio.
3) Le fotografie dell’articolo sono dell’autore e dei suoi compagni di viaggio: Liliana Wartenweiler Lauro e Luis Bosquet.
4) I due cartigli del faraone Ergamene II (Arqamani)

Prenome: Geretankhamon
Lettura: Drt anx jmn tjt ra
Traduzione: Mano vivente di Amon – Immagine di Ra

Nome: Arqamani
Lettura: jrk jmn anx Dt mrj Ast
Traduzione: Arqamani Vita Eterna Amato da Iside
5) Qualche brevissima informazione sulle divinità poco note:
Sebiumeker è probabilmente il dio creatore meroitico e viene anche assimilato ad Atum.
Aresnuphis: divinità diffusa in Nubia in epoca tarda come forma di un’altra divinità nubiana, Dedun. Viene anche indicato come forma di Shu.
(Mario Tosi: Dizionario Enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto; Richard H. Wilkinson ‘The complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt)
6) La corona Hemhemet metteva fianco a fianco tre corone Atef (la corona usata normalmente dagli dèi) sopra le corna di ariete, fregiate di due urei. Sarebbe la materializzazione del grido di guerra hmhmt. (Mario Tosi : ib.).
7) Per ulteriori informazioni: ‘Fontes Historiae Nubiorum‘ di T. Eide, T. Hägg, R.H. Pierce, L. Török., e ‘Musawwarat es Sufra der Löwentempel‘ di Fritz Hintze.
8) ‘La Barca di un Milione di anni’ è quella in cui il sole naviga attraverso il cielo.
9) Interessante è ricordare che Cailliaud nel suo viaggio del 1822, al seguito dell’esercito egiziano, utilizzò il tempio di Naga quale rifugio per dormire per difendersi dai predoni arabi che infestavano la zona.

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Mario Lauro

Mi sono laureato in ingegneria a Milano nel 1969. Ho svolto tutta la mia attività lavorativa nel campo della componentistica auto (Magneti Marelli e Denso).

L’amore per la terra dei faraoni nasce dopo un viaggio in Egitto fatto alla fine degli anni 80 ed è anche conseguente della passione che mia moglie ha sempre avuto fin dalla giovinezza per questo paese.
Insieme a lei sono stato almeno una decina di volte in Egitto visitando quasi tutti i siti archeologici con esclusione del Sinai.
Inoltre la passione per i viaggi mi ha portato a visitare tutti i paesi mediterranei dal Marocco al Libano e alla Siria seguendo in particolare lo sviluppo delle colonie romane in quelle lontane province. Sono stato inoltre in Iran, Sudan ed Etiopia.

La mia passione per l’Egitto si è inizialmente concentrata sulla lingua e in particolare sui cartigli dei faraoni. Ho seguito a questo scopo le lezioni di lingua egiziana ed egittologia tenuti all’università degli studi di Milano dalla professoressa Patrizia Piacentini e dal dott. Christian Orsenigo tramite l’associazione Per-Megiat.

Ho seguito anche le lezioni del prof. Angelo Sesana all’interno del Centro di Egittologia Francesco Ballerini di Como e dei professori Alessandro Roccati ed Emanuele Ciampini presso l’Accademia delle Antiche Civiltà (ADAC) di Milano. Sono inoltre iscritto all’Istituto Poliziano per lo Studio del Mediterraneo dell’egittologo dott. Francesco Tiradritti.

Ho pubblicato un sito ‘cartigli.it’ in cui sono indicati con traduzione e traslitterazione i cartigli di tutti i faraoni compresi i  re Tolemaici, gli imperatori romani, i re nubiani e le divine adoratrici di Amon. Nel sito ho raccolto anche alcune esperienze sulla lingua egiziana (stele, monumenti, ricordi ecc.) raccolte nei miei viaggi e nei miei studi.

Ho tenuto varie conferenze basate sui miei viaggi, quindi non solo egittologiche, a Milano nel Centro Studi Archeologia Africana, presso  Lyons  di Milano, presso il Centro Culturale Mirella di Ponte di Legno e presso alcune università della Terza Età della provincia milanese.

Ho partecipato ad un seminario su ‘La decifrazione dei geroglifici egizi: una storia di uomini’ organizzato da ADAC con la presenza dei professori Roccati e Ciampini.

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