Fu il poeta Stazio, alla fine del I secolo d.C., a chiamarla «regina viarum»: da quasi duemila anni quell’appellativo accompagna la Via Appia, e nel 2024 il suo valore è stato riconosciuto con l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma perché proprio l’Appia meritò il titolo di Regina delle Vie? Questa pubblicazione ne ripercorre la storia lungo un doppio filo: la pietra e il potere. Nata nel 312 a.C. per volontà di Appio Claudio Cieco come strumento strategico nelle guerre sannitiche, la strada divenne ben presto molto più di un’infrastruttura militare. Dai primi tratti in ghiaia ai grandi basoli di selce che ancora oggi calpestiamo, l’Appia si estese fino a Brindisi, porta verso l’Oriente greco e tratto italico di una rete di scambi che attraversava tutto il Mediterraneo. Lungo il suo percorso viaggiavano eserciti e mercanti, ma anche idee, culti e forme artistiche, dal Tempio di Iside a Benevento ai grandi mausolei che ne costeggiano il tracciato. Ma la stessa strada che favoriva gli incontri fu anche strumento di dominio, come ricorda la repressione della rivolta di Spartaco. Fra ingegneria, archeologia e memoria, il racconto restituisce il volto molteplice di una via «nata per unire», capace ancora oggi di mettere in relazione luoghi, persone e storie.






















