domenica, 26 Maggio, 2019

Idi di marzo 44 a.C.: “Tu quoque, Brute, fili mi”

Era il 15 marzo del 44 a.C. quando Cesare pronunciò, prima di cadere, le sue ultime più famose parole: “Tu quoque, Brute, fili mi”. Alle idi di marzo, in largo Argentina, dove duemila anni fa si trovava la Curia di Pompeo, sede provvisoria del Senato distrutto dopo un incendio, accadde uno degli omicidi più efferati della storia. Nell’opera “De vita Caesarum”, Svetonio racconta l’episodio dell’assassinio di Giulio Cesare, un evento tragico preceduto da numerosi prodigi che, se capiti, forse avrebbero evitato l’efferato delitto.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita”. Inizia il 7 aprile...

Inizia il 7 aprile del 1300 il viaggio di Dante Alighieri all’Inferno. La data non è casuale. Si tratta non solo del primo giubileo della Chiesa cattolica indetto da papa Bonifacio VIII e vissuto come inizio di una nuova età, ma è anche l’anno intermedio fra i 6500 anni passati dalla creazione di Adamo e i 6500 futuri prima della fine del mondo.

LE LACRIME DI RA – L’apicoltura e l’importanza delle api nell’antico...

"Il dio Ra pianse, le lacrime scese dai suoi occhi caddero a terra e si trasformarono in api. Le api fecero il loro alveare e si operarono con i fiori di ogni pianta per produrre miele e cera. Così anche il miele e la cera d’api fuoriuscirono dalle lacrime di Ra". Questa iscrizione proveniente da un antico papiro egiziano (Salt 825) ci racconta di come gli Egizi credevano che le lacrime generate dal pianto del dio sole Ra si trasformassero in api mentre colpivano la terra e di come il miele e la cera erano stati quindi associati alle lacrime del dio. Le api, per ciò, erano considerate sacre, un dono di Ra in persona, il quale aveva conferito loro un aspetto prezioso non solo per come queste contribuivano con la loro produzione all’economia e al benessere della società egizia, ma anche perché erano teologicamente importanti. Proprio per questo motivo il miele era utilizzato anche nei rituali di morte, perché, oltre che conferire al defunto un incarnato dorato come d’oro era la pelle degli dei, si riteneva che fosse realmente sacro.

Analisi forensi sugli scheletri rinvenuti in una fossa ad Atene

Non lontano da Atene, gli archeologi nel 2016 hanno rinvenuto in una fossa gli scheletri di 80 uomini, 36 dei quali con le mani...

Cicerone vs Catilina: Quo usque tandem abutere, patientia nostra?

Quando Cicerone rivelò le intenzioni di Catilina davanti al senato, questo votò il senatus consultum ultimum, un decreto di emergenza che dava pieni poteri ai consoli e con un attacco durissimo pronunziò l’8 e il 9 novembre, il 3 e il 5 dicembre le sue celebri Catilinarie. La I e la IV davanti al senato, la II e la III davanti al popolo. L’Arpinate si presenta così come il campione della legalità repubblicana e come difensore dell’ordine costituito.

Il mito di Europa e il toro

Le prime testimonianze scritte del mito di Europa risalgono ad Omero ed Esiodo nell’VIII secolo a.C. Nell’Iliade Europa viene annoverata tra gli amori del padre degli dei, mentre nella Teogonia di Esiodo, Europa è una delle divinità marine figlie di Teti. Il racconto mitologico narra invece del rapimento della giovane principessa da parte di Zeus, trasformato in toro, e della sua unione con lui che portò alla nascita di tre figli.
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