Un viaggio all’oasi di Siwa

Con il nostro Gilberto Modonesi e i suoi diari di viaggio ripercorriamo stavolta una vista all'oasi di Siwa, con il villaggio di Qara, il tempio dell'oracolo, Jebel el-Mawta e le tombe decorate. Un racconto personale ma sempre interessantissimo, e con tante foto dell'autore. Buona lettura!

Monete incuse. Indice di arcaicità e riflesso di un’epoca

Durante la fase iniziale della loro monetazione alcune città dell’Italia Meridionale e della Sicilia coniarono delle monete definite incuse. Questi particolarissimi documenti monetali si datano alla seconda metà del VI secolo a.C., ma si rifanno ad un importante archetipo: i Rovesci delle monete arcaiche emesse dalle città della Grecia propria e da quelle ellenizzate nel Mediterraneo Orientale . Il termine “incuso” deriva dal latino incusus, participio passato di incudere, e ha l’accezione di “imprimere col conio” . Nella scienza che studia le monete, la Numismatica, si fa riferimento ai documenti che presentano l’impronta del conio in incavo piuttosto che in rilievo. Il lemma viene adottato sempre in associazione alla parola “moneta”. Si parla difatti di monete incuse, monete col tipo incuso, monete col Rovescio incuso. È proprio il Rovescio ad essere realizzato con questa peculiare tecnica, e ad ospitare un tipo (o immagine monetale) differente da quello del Diritto per fattura e caratteristiche intrinseche. Le monete incuse si distinguono in monete col quadrato incuso e monete col Rovescio incuso . La loro forma è già di per sé un indice di arcaicità: il tondello è spesso, irregolare, sovente allungato . Con il passare del tempo e l’evolversi delle tecniche di coniazione, i tondelli di metallo diverranno sempre più sottili, regolari e di forma circolare.

Al Museo Egizio una TAC mobile per uno studio internazionale sulle...

Da oggi fino al 17 dicembre oltre 130 mummie di animali saranno analizzate in loco con tecnologia “thin slice” che aumenta enormemente la velocità di esecuzione e la qualità delle immagini.

Nuove scoperte in Sudan: dalle sabbie di Old Dongola riaffiora una...

Nuove ed esaltanti scoperte riaffiorano dalle calde e rossastre sabbie di Old Dongola, in Sudan. Gli archeologi del Centro Polacco di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia (PCMA UW) hanno trovato i resti di quella che potrebbe essere la più grande chiesa conosciuta della Nubia medievale e sede di un arcivescovo a capo della gerarchia ecclesiastica tra la I e la V cataratta, ovvero un tratto di Nilo lungo 1000 km. Se queste interpretazioni venissero confermate, questa scoperta non solo cambierebbe quelle che sono le nostre conoscenze su questa antica città, ma anche la storia della chiesa nubiana.

“Annibale a Capua”, il ritorno del condottiero cartaginese

Dal 28 Aprile al 28 Ottobre 2018 il Museo archeologico dell’antica Capua ospita la mostra "Annibale a Capua", dedicata alla figura del condottiero cartaginese,...

Anfiteatri scomparsi…e dove ritrovarli.

Immagine di copertina: Jean-Léon Gérôme (1824-1904), Le ultime preghiere dei martiri cristiani, olio su tela, cm 87,9 x 150,1, Baltimora, Walters Art Gallery Questi magnifici edifici, che costituirono...