Quando a chiudere il Museo Egizio fu la guerra

Tra i tanti compiti che la società delega alle strutture museali ce n’è uno di cui talvolta sfugge l’importanza: la sicurezza fisica dei reperti che ha in custodia. Una parola bellissima, che uso spesso quando descrivo una foto che ho scattato in un museo, precisando che tale reperto è per l’appunto “custodito” presso…Dà l’idea di quell’attenzione che è cura e protezione, vigilanza e responsabilità che custodi e curatori – ciascuno nei propri ruoli – quotidianamente dedicano alle collezioni che gli sono state affidate. Quando il museo è chiuso al pubblico le sue pesanti porte continuano nel lavoro di protezione, insieme ai moderni sistemi di allarme e, nel caso del Museo Egizio di Torino, ad una guardiania armata che staziona nella struttura “7gg/24h”. Ma c’è una condizione di profonda instabilità sociale che rende vano ogni tentativo di proteggere il nostro Patrimonio Culturale, direi la nostra stessa vita: la guerra. Ed è forse necessario cercarne le ragioni prima di raccontarne gli effetti.

L’Anfiteatro perduto di Spoleto

Un gioiello in rovina e la sua stratificazione millenaria incornicia una zona suggestiva di Spoleto   Spoleto cadde sotto il dominio romano nel 241 a.C. e,...

Cronaca di un’eruzione

"Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura […] Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale” (Andy Warhol) Dinanzi ai disastri naturali, il più delle volte, l’uomo non può che rimanere impotente di fronte allo sconvolgimento che essi comportano. Oggi come ieri, tali fenomeni di portata inimmaginabile, creano un senso di vuoto e di smarrimento, di angoscia e paura perché sfuggono ad ogni calcolo e alla possibilità di dominio. Dopo 2000 anni, visitando le rovine delle città colpite nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio, non si può che rimanere attoniti, stupiti, commossi dalla fine che molte migliaia di persone fecero quel giorno del 24 agosto. Sono diverse le testimonianze dei contemporanei che più di tutti ci hanno permesso di ricostruire i fatti di quei terribili giorni, già commossi per la violenza dell’atto distruttivo che rase al suolo intere città, seppellendone per secoli la memoria. Non solo Plinio il Giovane che descrisse con dovizia di particolari l’accaduto all’amico Tacito, ma anche Marziale che ha lasciato un toccante epicedio sulla distruzione di Pompei.

Un rito alla dea Hathor: “scuotere i papiri”

In questa nuova ricerca, Gilberto Modonesi ci racconta di un rituale dedicato alla dea Hathor e il cui nome è stato tradotto con "scuotere i papiri". Gli studiosi hanno lavorato a lungo per interpretare il giusto significato di questo rituale, che pare sia anche mutato nel corso del tempo. Dovrebbe trattarsi di un rito preparatorio alla caccia, ma anche un modo per il defunto di ingraziarsi i favori della dea al fine di rigenerarsi dopo la morte. Buona lettura!

Il MANN inaugura la mostra “Navigando verso Aenaria. Dieci anni di...

Il 10 marzo il Museo Archeologico di Napoli ha inaugurato la mostra “Navigando verso Aenaria. Dieci anni di archeologia subacquea”, curata dall’archeologa subacquea Alessandra...

Presentazione piano strategico 2016-2019 del Museo archeologico nazionale di Napoli

Mercoledì 20 luglio 2016 alle ore 18,30 nel Giardino delle Fontane, il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, presenterà il PIANO STRATEGICO 2016-2019, che rappresenta una sorta di mappa delle strategie future nella nuova visione direttoriale e le iniziative culturali che arricchiranno il patrimonio classico esistente anche con il contributo di artisti moderni, presenti nel panorama artistico italiano e internazionale.