Il mito di Europa e il toro

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Le prime testimonianze scritte del mito di Europa risalgono ad Omero ed Esiodo nell’VIII secolo a.C.

Nell’Iliade Europa viene annoverata tra gli amori del padre degli dei, mentre nella Teogonia di Esiodo, Europa è una delle divinità marine figlie di Teti.

Il mito di Europa sulla moneta greca da 2 euro

Il racconto mitologico narra che Europa era una principessa fenicia, figlia di Agenore e Telefessa. Zeus, avendola vista in spiaggia a raccogliere fiori insieme alle sue compagne se ne invaghisce, tanto da chiedere ad Ermes di far avvicinare i buoi del padre di Europa verso quel luogo, per non insospettire nessuno. Il padre degli dei si trasformò in un bellissimo e bianco toro, si avvicinò alla fanciulla per nulla intimorita e gli si stese ai piedi. Ammirandone la mansuetudine e non pensando minimamente che dietro potesse esserci un inganno, Europa gli salì sul dorso. Zeus la rapì attraversando il mare e trasportandola a Cnosso, sull’isola di Creta. La fanciulla generò tre figli, tra i quali Minosse, re di Creta, Radamanto, giudice degli inferi e Serpedonte. I tre figli vennero adottati dal marito “mortale” della giovane, Asterione re di Creta, ma prima di tornare sull’Olimpo, Zeus lasciò tre doni ad Europa: Talos (un gigante di bronzo guardiano di Creta), Lealaps (un cane addestrato) e un giavellotto dalla mira infallibile.

Il mito continua con il racconto dei fratelli di Europa che vagano per ritrovarla, tra questi Cadamo che giunse nella Grecia continentale e fondò Tebe; a lui è anche attribuita la trasmissione dell’alfabeto dalla Fenicia alla Grecia.

Il mito in generale rappresenta la migrazione tra Oriente ed Occidente e il nome di Europa, che venne poi dato ai territori occidentali, riflette in generale questo spostamento. I culti dei bovini e della luna che si riscontrano nel mito, furono trasmessi attraverso le migrazioni dal Medio Oriente e dall’Africa verso la Grecia; nelle corna del toro si ritrova la stessa forma della falce della luna, tanto da collegare questi due simboli agli stessi culti religiosi.

Secondo Erodoto, il mito in sé si riferiva al rapimento di fanciulle a scopo di matrimonio forzato, di cui altro esempio può essere, in maniera speculare, la storia di Paride ed Elena.

Il ratto di Europa, metopa del tempio Y di Selinunte. ph/Alessandra Randazzo

Sono molteplici le raffigurazioni iconografiche del mito, già dall’antichità. Una delle più celebri è la metopa del tempio Y di Selinunte che risale al 580-560 a.C. e oggi conservata al Museo archeologico A.Salinas di Palermo. L’immagine raffigura Europa sul dorso del toro in procinto di attraversare il mare, rappresentato dai pesci sotto le zampe. Il volto della giovane è sereno, non si avverte nessuna tensione per il rapimento subito che la strapperà per sempre dalla sua terra e dalla sua famiglia. Il rapporto tra umano, divino e animale, dove appunto il ratto non è visto come una violenza ma come un rapimento consensuale dell’amata, è rovesciato nel prosieguo del mito laddove l’unione tra Pasifae e un toro genera un mostro. La storia narra che la regina di Creta Pasifae, mossa da passione per un toro, si unì a lui generando il Minotauro, un mostro metà uomo e metà animale che per sfamarsi chiedeva annualmente sacrifici umani. L’ibrido ha qui il carattere di pericolo per la convivenza civile e rovescia totalmente il rapporto con la natura rendendola terrificante.

 

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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