Il direttore Paolo Giulierini durante l’inaugurazione della collezione preistorica del MANN

Quello che sta accadendo al MANN (collaudato acronimo di Museo Archeologico Nazionale di Napoli) da alcuni anni è qualcosa che raramente ha avuto precedenti nella storia recente dei grandi musei europei. I lavori strutturali, il restyling delle sale del museo e dei suoi giardini, la riapertura di collezioni chiuse da decenni, il riordino e la futura fruizione da parte del pubblico dei depositi, le mostre di respiro internazionale e quelle innovative e sperimentali, e molto altro ancora stanno facendo risplendere il Museo (che per tutti a Napoli è il museo per eccellenza ovvero ‘o Museo’) ogni giorno di più, trasformandolo in punto di riferimento culturale.

Legata a questo vento di rinnovamento è la riapertura della Sezione Preistoria e Protostoria chiusa da oltre un ventennio e inaugurata il 28 febbraio 2020 dopo un sapiente lavoro di riallestimento che ha coinvolto fisicamente ed emotivamente i preparatissimi archeologi e restauratori del Museo ed eccezionali professionisti esterni.

Le sale della collezione preistorica del MANN: Livello 3 al Piano nobile) dll’Età del Bronzo all’Età del Ferro

Un’esposizione permanente di oltre 1000 mq per la quale è stato mantenuto il grande spazio in cui la collezione fu allestita nel 1995 ovvero le sale adiacenti alla Sezione Magna Grecia e al Gran Salone della Meridiana: otto sale su tre livelli, oggi facilmente raggiungibili grazie all’abbattimento delle barriere architettoniche, per seguire le grandi tappe della vita dell’uomo dalla Preistoria alla Protostoria con uno straordinario racconto che parte da 450mila anni fa illustrato attraverso circa 3000 reperti e una veste grafica e narrativa completamente nuova.

Il percorso si snoda tra i piani e procede a ritroso, partendo dal piano più alto, che conserva i reperti dal Paleolitico Inferiore all’Eneolitico; si passa attraverso uno spazio intermedio, al piano ammezzato, che racconta l’Età del Bronzo; infine si scende al piano ‘nobile’ (lo stesso del Gran Salone della Meridiana) dove continua il racconto espositivo con un focus sull’Età del Bronzo medio e finale e sulla prima Età del Ferro.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: Livello 3 al Piano nobile) dll’Età del Bronzo all’Età del Ferro

 

Il riallestimento di Preistoria e Protostoria, pur rispettando le caratteristiche della sezione e la presentazione dei reperti secondo un criterio diacronico e per contesti, ha introdotto novità e aggiornamenti sia per ciò che riguarda la selezione di alcuni manufatti (sono stati inseriti infatti cinquanta reperti conservati nei depositi del Museo) sia per la divulgazione scientifica e per la didattica, aggiornando l’impianto della comunicazione museale, secondo le più recenti metodologie di studio. Dalle presentazioni delle campagne di scavo, all’analisi dei contesti archeologici, dal focus su temi specifici (ad esempio, gli insediamenti, i riti funerari, l’agricoltura, la caccia, la metallurgia) al racconto prettamente diacronico, la Sezione Preistoria e Protostoria del MANN coniuga il rigore dell’approccio scientifico con l’immediatezza nella divulgazione dei contenuti.

Il visitatore è accolto, a inizio percorso, da una lunga linea del tempo verticale che lega i tre livelli espositivi, che mostra, la successione di età diverse dove sia le epoche e i luoghi sono i protagonisti della sezione.

Le migliaia di reperti in mostra, infatti, restituiscono un quadro sfaccettato del patrimonio archeologico campano: tutte le aree dell’attuale regione, dal casertano all’avellinese, dal beneventano alla provincia di Napoli, senza escludere la costiera sorrentina e le isole, rappresentano un territorio dinamico, da sempre proteso verso scambi di tipo commerciale e culturale. Proprio per questo è stato intrapreso uno studio sugli itinerari legati a Preistoria e Protostoria in Campania, per collegare ‘contenuti’ e ‘contenitori’ ovvero i reperti esposti in Museo con i luoghi di provenienza, contestualizzandoli ancora di più.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: Terzo livello, corredo e armi di Cuma.

 

Nella sezione, inoltre, le illustrazioni dello storico dell’arte Giorgio Albertini contribuiscono a dare un volto all’uomo della preistoria e della protostoria: con il coordinamento scientifico dei funzionari del MANN, Albertini ha ricostruito, abbigliamento, paesaggi, ambientazioni, “traducendo” i dati di scavo nel disegno realizzato prima su carta, poi su supporti digitali.

 Storia di una sezione: dal seminterrato del Museo ai grandi spazi accanto al Gran Salone della Meridiana

Per una migliore comprensione dell’importanza di questa sezione in un museo che è fiero custode di reperti prevalentemente di epoca greca e romana, dobbiamo fare un balzo indietro nel tempo ad inizio Novecento quando prende corpo il primo allestimento permanente dei reperti preistorici: è il 1908, l’anno in cui la Sezione di Preistoria e Protostoria trova spazio nei locali al piano seminterrato del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Infatti, alla luce dei nuovi studi tardo-ottocenteschi e primo-novecenteschi su geologia, paleontologia e paletnologia, in due sale confluiscono diversi materiali: manufatti litici provenienti dall’India e dall’Egitto, reperti provenienti dalle Grotte di Pertosa e dello Zachinto in provincia di Salerno, materiali dell’Età del Bronzo, corredi funerari da Cuma e dalla Valle del Sarno, risalenti all’Età del Ferro ed entrati a far parte del patrimonio museale a seguito di acquisti, lasciti ed interventi d’emergenza legati a scavi clandestini.

Sono gli scavi svolti tra 1920 e 1930, a determinare l’ampliamento della sezione che, nel 1934, è organizzata secondo un criterio cronologico, aggiungendo due sale al progetto iniziale.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: Primo livello, dal Paleolitico all’Eneolitico.

 

Anche le ricerche nella Grotta delle Felci a Capri, importante giacimento del Neolitico, così come l’esplorazione delle tombe eneolitiche nella frazione Madonna delle Grazie di Mirabella Eclano, avevano incrementato, in modo significativo, non soltanto il numero dei reperti, ma anche i contesti territoriali di riferimento per ampliare l’indagine storica ed archeologica.

Si deve a Giorgio Buchner, tra 1936 e 1937, l’individuazione dei siti dell’Età del Bronzo sull’isola di Vivara: quest’area sarebbe stata indagata, in modo sistematico, soltanto quarant’anni dopo, grazie alla rete scientifica stabilita dall’Università “La Sapienza” di Roma e dall’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.

Anche durante la Seconda Guerra Mondiale emergono tracce d’insediamenti preistorici in alcune parti del territorio campano e nel dopoguerra, al Museo vengono donati importanti reperti appartenuti al Marchese Marcello Spinelli di Scalea che, a fine Ottocento, aveva fatto scavare nei terreni di sua proprietà ad Acerra.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: Terzo livello, corredo da Cuma.

 

La ricchezza delle testimonianze acquisite richiede, tra 1950 e 1959, un ampliamento degli ambienti dedicati all’esposizione permanente, preannunciando un rinnovato impulso di studio negli anni Sessanta e Settanta, quando vengono effettuate indagini nei sepolcreti dell’antica Capua (l’attuale Santa Maria Capua Vetere) ed, in seguito, a Calatia (Maddaloni).

Appare necessario, dunque, un ripensamento della sezione, che, per la quantità dei materiali rinvenuti, viene dedicata non soltanto alla Preistoria, ma anche alla Protostoria: il Museo Nazionale si configura da adesso in poi come il primo punto di riferimento per l’archeologia preistorica e protostorica della Campania.

Mentre si intensificano le ricerche e le scoperte in diverse aree della Regione viene messo a punto l’ultimo allestimento, quello del 1995: la Sezione della Preistoria e Protostoria viene così ospitata, su tre livelli, negli ambienti attigui al Salone della Meridiana.

I materiali esposti sono organizzati, così, secondo un duplice ordinamento: nei due piani superiori è proposta un’impostazione di tipo cronologico dal Paleolitico all’età del Bronzo, mentre nel livello inferiore l’esposizione segue un criterio topografico, dalle testimonianze più antiche dei siti del Golfo di Napoli e dell’entroterra, fino alle soglie della colonizzazione greca; purtroppo la sezione viene chiusa poco dopo la sua apertura per problemi gestionali.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: Livello 3 (al Piano nobile) dall’Età del bronzo all’Età del ferro.

 

La sezione Preistoria e Protostoria del MANN: il percorso di visita

Appena entrati negli spazi luminosi della ’nuova’ sezione, si ha la percezione dell’importanza e della grandezza della collezione: il percorso espositivo parte dal piano più alto e dall’epoca più remota, il Paleolitico (dai 450mila ai 10mila anni fa), periodo in cui le comunità nomadi iniziano a organizzarsi, vivendo di caccia e di raccolta, alloggiando in grotte o in ricoveri realizzati con materiali deperibili, si inizia a scheggiare la pietra per produrre strumenti e controllare il fuoco.

Qui l’attore principale è l’uomo di Neanderthal (Paleolitico medio), che, in Campania, alloggia in caverne e dune prossime alla costa, mantenendo le aree di caccia nelle zone interne, montane e pedemontane e sui terrazzi fluviali. L’evoluzione dell’ingegno umano porta alla creazione di oggetti più elaborati: punte per forare, schegge per tagliare, raschiatoi per lavorare pelli e legno, qui presenti con un nucleo di circa cinquanta reperti, mai visti prima e ritrovati nell’area del casertano.

Segue poi la parte dedicata al Paleolitico superiore, che comincia circa 40mila anni fa ed è segnato dall’ascesa dell’Homo Sapiens che si stabilisce in comunità stanziali riunite in campi base, da cui partono le battute di caccia; diventano frequenti, inoltre, le attività simboliche, legate alla sfera spirituale: l’arte, il rito funerario, l’uso di ornamenti personali. Le testimonianze di questo periodo esposte in sezione sono soprattutto lame, grattatoi adoperati per operazioni di raschiatura e “bulini”, piccoli manufatti appuntiti per incidere materiali organici.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: illustrazioni di scene di vita quotidiana. 

 

I reperti, esposti, confermano e ben illustrano queste successioni temporali anche attraverso un centinaio di reperti provenienti delle cosiddette “industrie litiche”, che producono manufatti in pietra da utilizzare nella vita quotidiana: tra questi, strumenti litici (pietra e selce), con una faccia sbozzata (chopper) o due (chopper-tool), risalenti al Paleolitico Inferiore e provenienti dai rilievi del Sannio e dell’Irpinia, dal Casertano, dalle aree rivierasche del Cilento e da Capri.

Nel Neolitico o “Età nuova della pietra”, che si sviluppa tra 10mila e 5mila anni fa, le comunità iniziano a radicarsi nei territori, adottando abitudini sedentarie e dedicandosi ad agricoltura ed allevamento. La Campania, nel Neolitico, è popolata nelle aree costiere, nelle isole, nelle valli del Sarno e del Sele, così come lungo il corso dei fiumi Ofanto e Calore.

Una delle principali novità del Neolitico è che la ceramica diviene facies archeologica, ovvero un prodotto rintracciato in un numero significativo di contesti noti: per la prima volta, l’uomo impara a trasformare un materiale presente in natura in qualcosa con proprietà fisiche e chimiche differenti da quelle di partenza, usando l’argilla, roccia sedimentaria facilmente lavorabile.

I vasai neolitici seguono un’attenta procedura per realizzare i propri manufatti, modellando con le mani l’argilla e spesso utilizzando dei supporti o stampi applicando poi delle finiture e infine ricorrendo a decorazioni come graffiti, intagli delle ceramiche, e decorazioni colorate, consolidando  il tutto attraverso la cottura. La cosa incredibile è che osservando i vasi esposti si ha la sensazione di vedere i vasai preistorici all’opera: osservando bene le superfici dei manufatti sembrano comparire, le impronte delle dita e delle mani che hanno lavorato quei materiali; i loro colori caldi e le loro forme morbide li rendono ancora più ‘veri’ facendone intuire l’utilizzo e soprattutto l’importanza.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: illustrazioni di scene di vita quotidiana.

 

Due sono i principali contesti di riferimento dei cento reperti del Neolitico, esposti al MANN. Il primo è la Starza, collina di Ariano Irpino, che ha restituito una delle sequenze archeologiche più complete dell’Italia meridionale preistorica e protostorica, dal Neolitico antico all’Età del Ferro: dalla campagna di scavo, sono emersi resti delle antiche capanne, manufatti in ceramica, selce ed ossidiana. Altro straordinario giacimento di reperti neolitici nell’Italia meridionale è la Grotta delle Felci, a Capri: esplorata per la prima volta da Ignazio Cerio nel 1882, ha restituito tesori d’inestimabile valore.

I materiali neolitici attestano, inoltre, come accade anche nel complesso francese di Lascaux, lo svolgimento di rituali connessi alla sfera funeraria.

L’ultima fase del Neolitico, denominata Eneolitico (Età del Rame), si estende dal III al II millennio a.C.: questo periodo si connota per importanti innovazioni tecnologiche come l’applicazione della metallurgia alle attività produttive con la creazione di prototipi di aratro e ruota.

Il culto dei morti, in particolare, assume un ruolo sempre più importante per l’uomo: lo testimoniano i rinvenimenti archeologici, che svelano necropoli realizzate in aree, costiere e non, della Campania. Il MANN conserva inoltre importanti corredi funerari provenienti delle necropoli di Spina-Gaudo vicino a Paestum (rinvenuta nel 1943), Pontecagnano (1992), Materdei (1950), Piano di Sorrento, Giugliano in Campania (anni Ottanta) e Mirabella Eclano.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN

 

Dal punto di vista del percorso di allestimento, interessante è il colloquio spaziale continuo tra le sale sia orizzontalmente che verticalmente: da una delle sale situate a questo livello ci si può letteralmente affacciare sul piano inferiore, creando un collegamento temporale oltre che spaziale, tra le diverse età.

Scendendo al piano ammezzato ci si trova catapultati in quella che è considerata come la fase di avvio della Protostoria, l’Età del Bronzo (2200/900 a. C.) che mette a sistema la crescente complessità delle comunità umane, quando nascono le prime forme di élite sociale, manifestata con il potere delle armi e con il controllo del bestiame e delle zone minerarie.

Dal punto di vista della produzione di artigianato e della gestione delle attività produttive, la vera innovazione è legata alla comparsa del bronzo, che migliora, grazie all’aggiunta di stagno, le proprietà del rame; s’intensifica, ancora, la produzione di armi ed oggetti ornamentali, così come mutano le dinamiche degli insediamenti dove gli abitati si riducono di numero divenendo più estesi e le grotte non sono più adibite soltanto a culto e riti funerari, ma sono anche punto di stazionamento per attività stagionali.

Cinque gli scavi che hanno restituito le più importanti testimonianze dell’Età del Bronzo nel Mezzogiorno d’Italia: Palma Campania, Monte Camposauro, Ariano Irpino, Murgia Timone (in provincia di Matera) e Vivara.

I materiali recuperati dal sito di Palma Campania, individuato nel 1972, ed oggi esposti al MANN sono prevalentemente vasi d’impasto, rinvenuti ancora disposti con ordine, talora impilati o capovolti, forse collocati in origine su piani d’appoggio oggi distrutti: queste informazioni ci suggeriscono che ci troviamo di fronte ad un deposito, legato a una produzione artigianale. Così i ritrovamenti di Monte Camposauro sono ascrivibili ad una tipologia analoga a quella di Palma Campania.

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: reperti dalla Necropoli di Cuma.

 

Il sito della Starza di Ariano Irpino ha restituito invece strutture domestiche di dimensioni e complessità contenute, con reperti ancora chiaramente legati al patrimonio formale di Palma Campania e in larga parte esposti nella collezione del MANN.

Legato ai traffici marittimi che collegavano la Grecia micenea all’Occidente, il centro di Vivara era uno dei più vivaci nel Mezzogiorno d’Italia: tra i reperti in esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, spiccano i raffinati prodotti di ceramica egea per gli oli profumati, i vasi per il trasporto di derrate non locali, i manufatti metallici legati alle attività di fusione svolte nell’isola; di eccezionale bellezza sono poi le perline di pasta vitrea, gli spilloni in bronzo e l’applique in lamina d’oro. I cosiddetti tokens ed i prototipi di segni numerici e grafici testimoniano, infine, il dinamismo della comunità vivarese tra 1550 e 1400 a.C.

Infine, la necropoli di Murgia Timone, in provincia di Matera, rappresenta un altro importante tassello tra i siti del Mezzogiorno d’Italia nell’Età del Bronzo e consente non soltanto di analizzare i costumi funerari e l’organizzazione sociale delle comunità protostoriche, ma anche di approfondire le caratteristiche dei materiali di corredo come contenitori ceramici e ornamenti in bronzo, ambra, osso e materiale vetroso tutti esposti nella sezione.

Si arriva infine al terzo livello della Sezione Preistoria e Protostoria del MANN, che si snoda negli ampi e luminosi ambienti contigui al Salone della Meridiana, dove il racconto continua con l’analisi dei tesori ritrovati nelle Grotte di Pertosa e Zachito, in provincia di Salerno; qui sono esposti pezzi straordinari che mettono ancora di più in luce il legame tra il Museo al territorio

 

Le sale della collezione preistorica del MANN: Terzo livello, corredo di armi da Cuma.

 

Le prime ricerche all’interno dell’antro di Pertosa furono condotte tra 1897 e 1898; l’occupazione del sito, attestata sin dal Neolitico finale, diventa significativa nel Bronzo medio, quando gran parte dello spazio interno, sul cui fondo scorreva un torrente, fu reso calpestabile grazie alla costruzione di palafitte: in esposizione al MANN, sono le ceramiche, i fornelli, gli utensili in osso, le macine e i pestelli che suggeriscono, in questa fase, una vocazione prevalentemente “domestica” della Grotta. L’antro aveva, però, anche una valenza religiosa, come testimoniano oggetti metallici di vario tipo (armi, ornamenti, utensili, risalenti anche alla prima Età del Ferro) e circa trecento vasetti miniaturistici.

Alla fine del XIX secolo, si inizia a studiare anche la Grotta dello Zachito dove le attestazioni più significative della presenza umana risalgono all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro, grazie ad un interessante nucleo di ceramiche e alcuni utensili presentati in sezione.

Elemento di unione fra la conclusione dell’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro (900-730/20 a.C. circa) è la presenza, nell’allestimento permanente del MANN, di un importante nucleo di reperti espressione della “cultura villanoviana”: in questo periodo della Protostoria, in diverse parti d’Italia (da Villanova di Castenaso, in provincia di Bologna, alle Marche, dall’Etruria tirrenica alla Campania), si diffonde l’usanza di cremare i defunti, raccogliendo i resti in un vaso biconico e realizzando diversi oggetti di corredo.

Tra i reperti di provenienza campana, ci sono: ceramiche (decorate con linee parallele incise “a pettine”, talvolta con l’impiego di piccole bugne e l’aggiunta di borchie di bronzo); utensili ed elementi di ornamento, che provano l’adozione di una tecnica metallurgica molto avanzata; armi, che sottolineano il prestigio della persona scomparsa. Tali manufatti sono stati rinvenuti nei siti protostorici di Santa Maria Capua Vetere, Cuma e Pontecagnano.

Nell’allestimento della sezione del MANN, un valore particolare è attribuito ai preziosi reperti provenienti da Suessula: tra i materiali in mostra, vasi, fibulae (una specie di spilla di sicurezza atta a chiudere o sostenere i capi di abbigliamento), ornamenti, utensili, che attestano una crescente complessità nella procedura di realizzazione dei manufatti.

Altrettanto straordinarie sono le testimonianze della necropoli di Calatia, in esposizione, oltre cento vasi d’impasto, argilla figulina e bronzo, così come utensili riferibili al banchetto (tra questi, il lungo coltello e gli spiedi).

I contatti con l’ambiente ellenico costiero emergono, ancora, dall’abbondanza dei manufatti di gusto orientale e delle ceramiche di tipo greco, mentre diversi oggetti metallici rimandano all’ambito villanoviano; al valore tradizionale della tessitura come pratica domestica tipicamente femminile si riferisce, invece, un rocchetto d’impasto.

Dopo la sezione “Preistoria e Protostoria”: le sale dedicate ad Ischia.

In occasione dell’apertura della Sezione Preistoria e Protostoria, sono state riaperte anche le due sale dedicate ad Ischia: questi ambienti rappresentano l’inizio di un percorso “topografico”, che, nel piano di completamento delle collezioni del MANN, condurrà alla riapertura da Pithecusae a Cuma, sino ad arrivare alla Napoli antica.

I reperti esposti, che rappresentano un prestito concesso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, raccontano la storia degli insediamenti sull’isola verde, partendo dal Neolitico e giungendo all’età arcaica (inizio VI sec. a.C.): è riaperto ed aggiornato anche il noto allestimento, in cui della ricostruzione in scala reale (1:1) del cosiddetto “Edificio ovale di Punta Chiarito”, espressione dello stanziamento greco ad Ischia.

Questa ultima parte di allestimento diventa un elemento di congiunzione tra la Sezione Preistoria e Protostoria e la Sezione Magna Grecia allestita nelle sale adiacenti e, a seguire, alle altre sezioni e collezioni, fornendo al visitatore un quadro completo dei tesori archeologici che lo scrigno MANN custodisce. Quadro che si arricchisce ulteriormente con la mostra temporanea ‘Lascaux 3.0’, allestita al piano terra del museo nelle sale accanto al Giardino delle Camelie, che crea un legame e un confronto tra la preistoria del Neolitico in Italia e in Francia.

Articolo precedenteL’etrusco, il tiranno e la “scellerata sposa”.
Prossimo articoloMuseo Egizio: le “passeggiate del Direttore”
Silvia Neri

Architetto, si è laureata a Firenze con una tesi sul Parco Archeologico di Cortona (AR) con 110/110 e lode, si è diplomata (110/110) nel 2009 al Master in Paesaggistica presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi sulla riqualificazione paesaggistica della villa romana di Ossaia (Cortona), divenendo a pieno titolo una paesaggista. Iscritta all’OAPPC di Arezzo, socia AIAPP dal 2010 e dal 2016 vicepresidente AIAPP per la sezione Toscana-Umbria-Marche, vive a Cortona (AR) e dal 2008 si occupa del progetto di giardini, spazi aperti storici e contemporanei, riqualificazione paesaggistica di aree archeologiche, sia come libero professionista che attraverso collaborazioni e consulenze con enti pubblici e privati. Nel 2015-2016 si è occupata, assieme al professor Aldo Ranfa, botanico dell’Università di Perugia e al prof. Curgonio Cappelli già ordinario di patologia vegetale presso Università di Perugia, del restauro dei giardini storici del Museo Archeologico di Napoli e dei giardini di 5 domus di Pompei. Nel 2016 le è stato affidato l’incarico per la progettazione ed il recupero del terzo giardino del MANN posto di fronte al braccio nuovo, una splendida occasione per legare il museo alla città ed amplificarne la connotazione verde. Si occupa anche di allestimento di stand espositivi sempre connotati dalla sua passione per il verde e la natura (stand per il MANN a Tourisma Firenze 2015 e 2016, stand per il MANN alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum). Ha frequentato numerosi corsi di formazione nell’ambito dell’architettura, del paesaggio e dei beni culturali. La sua grande passione per la natura, l’architettura e l’archeologia l’hanno portata a realizzare il sogno di lavorare in questi campi, tutti racchiusi in quel grande contenitore che è il paesaggio. Attualmente lavora tra Cortona, dove risiede ed ha il proprio studio professionale, e Napoli dove si occupa dei giardini del MANN.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here