Nel cuore del Medio Egitto, il sito archeologico di Al Bahnasa torna a parlare di sé continuando a rivelare la propria straordinaria stratificazione storica. Situata nel Governatorato di Minya, questa antica città — conosciuta in epoca classica come Oxyrhynchus — è da tempo uno dei luoghi più ricchi di testimonianze del periodo greco-romano, celebre soprattutto per i papiri che hanno restituito testi letterari e documenti della vita quotidiana.
Le più recenti indagini, condotte da una missione archeologica spagnola dell’Istituto di Studi del Vicino Oriente Antico (IPOA) dell’Università di Barcellona, guidata dalle dott.sse Maite Mascourt e Esther Ponce Melado, aggiungono un tassello fondamentale alla comprensione del sito, mettendo in luce non solo nuovi reperti ma anche il significato simbolico e culturale delle pratiche funerarie locali.
Tra le scoperte più rilevanti spicca una tomba ipogea di epoca romana, la n.65, all’interno della quale erano conservate diverse mummie, alcune avvolte da bende decorate con motivi geometrici. Tuttavia, ciò che rende il ritrovamento particolarmente significativo è la presenza di tre lingue d’oro e una di rame posizionate nei defunti, nonché diverse tracce di foglia d’oro applicata sulle mummie: ricordiamo che l’oro era considerato la carne degli dei. Questi elementi sono segno di uno status sociale elevato e di particolari pratiche rituali riservate a individui di rilievo. Le lingue, rare e altamente simboliche, erano amuleti facevano parte di un rituale volto a garantire al defunto la capacità di parlare nell’aldilà, di fronte al tribunale di Osiride. L’uso simbolico del metallo prezioso inserito nel corpo garantiva la funzionalità della lingua anche dopo la morte. Il rituale riflette una fusione tra credenze egizie tradizionali e influenze greco-romane.
Le mummie erano conservate in sarcofagi in pietra e in legno dipinto, ora in cattivo stato di preservazione a causa di antichi saccheggi, ma ancora fondamentali per ricostruire le tecniche artistiche e funerarie dell’epoca.



Uno degli aspetti più sorprendenti della scoperta è il rinvenimento di un papiro contenente un passo del secondo libro dell’Iliade, il celebre poema epico di Omero. Il testo riporta il cosiddetto “Catalogo delle Navi” (vv. 494-759), che elenca dettagliatamente i contingenti achei giunti a Troia, citando comandanti, luoghi di provenienza e numero di navi. È un documento storico-geografico fondamentale che descrive la coalizione panellenica.
Il papiro, redatto in greco, è stato trovato sull’addome di una mummia di epoca romana, inserito circa 1600 anni fa come parte del rituale di imbalsamazione, un ritrovamento davvero senza precedenti. «Non è la prima volta che troviamo papiri greci piegati e sigillati, incorporati in posizioni simili durante il processo di imbalsamazione di una mummia, ma fino ad ora erano principalmente di natura magica», spiega Ignasi-Xavier Adiego, direttore del progetto Oxyrhynchus e professore di filologia classica, romana e semitica all’Università di Belfort. «Dalla fine del XIX secolo, a Ossirinco è stata rinvenuta un’enorme quantità di papiri, tra cui alcuni importantissimi testi letterari greci. Ma la novità principale è la scoperta di un papiro letterario in un contesto funerario.»
La scoperta è avvenuta durante la campagna di scavi tra novembre e dicembre 2025, nella tomba 65 del settore 22 della necropoli. Nei mesi successivi, tra gennaio e febbraio 2026, il frammento è stato analizzato da un team di esperti composto dalla restauratrice Margalida Munar, dalla papirologa Leah Mascia e dal prof. Adiego. Basandosi sulle analisi della dott.ssa Mascia, il professor Adiego ha identificato il testo come appartenente al celebre “Catalogo delle navi” del secondo libro dell’Iliade, riconoscendo il passo in cui gli eserciti greci si radunano prima della guerra di Troia.
Il valore di questa scoperta va oltre il singolo reperto: rappresenta un incontro inatteso tra due universi culturali che si pensavano distinti. Da una parte, il complesso mondo dei riti funerari egizi; dall’altra, uno dei pilastri della tradizione letteraria occidentale. Mai prima d’ora un frammento omerico era stato trovato così intimamente legato al corpo di un defunto, suggerendo nuove e affascinanti prospettive sul dialogo tra culture antiche.
Questo ritrovamento, inoltre, non solo conferma il ruolo di Ossirinco come centro culturale attivo, ma dimostra anche la circolazione e la diffusione della letteratura greca in Egitto durante il periodo romano.

Le sorprese emerse da questo sito non finiscono qui. Le indagini effettuate ad est della tomba tolemaica n.67, scoperta nel 2024, hanno portato alla luce tre camere funerarie in calcare contenenti urne con resti cremati, ossa di neonati e resti animali, tra cui la testa di un gatto.
Non meno interessanti sono le piccole statue rinvenute nell’area meridionale del sito: figure in terracotta e bronzo raffiguranti divinità come Arpocrate a cavallo e Cupido, altra testimonianza della compresenza di culti egizi e greco-romani.

Nel complesso, questi ritrovamenti rafforzano il valore di Ossirinco come crocevia culturale e religioso, dove tradizioni diverse si sono intrecciate dando vita a pratiche uniche. Ogni oggetto riportato alla luce contribuisce a ricostruire non solo i rituali della morte, ma anche le connessioni culturali e intellettuali di una città che, ancora oggi, continua a sorprendere per la sua ricchezza storica.
Source: MoTA e Universitat de Barcelona















