Intervista a Fayrouz Asaad, figlia di Khaled al-Asaad

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Avrei preferito non incontrarla mai. Avrei preferito non dover sostenere quello sguardo. Avrei preferito non costringerla a frugare tra i suoi ricordi.

Ma la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum ha deciso lo scorso anno di rendere onore a un uomo coraggioso, istituendo in sua memoria un premio annuale da assegnare ogni volta a un’importante scoperta archeologica, e il destino me l’ha fatta incontrare.

Fayrouz Asaad è figlia di Khaled al-Asaad, l’archeologo che per anni è stato direttore del sito archeologico di Palmira e che ha pagato con la vita la sua determinazione a restare in quel luogo, nonostante l’avvicinarsi di una terribile minaccia e l’invito di tantissimi colleghi ad andarsene, nel tentativo disperato di proteggerlo.

Fayrouz è dietro di me, seduta nella Sala Stampa che la Borsa ha allestito per i propri partners, e grazie all’immeditata sintonia nata il giorno prima con il dottor Mohamad Saleh – ultimo direttore dell’Ente per il Turismo della Repubblica di Siria, riesco ad ottenere un incontro nel pomeriggio per poterle parlare un po’.

Bondielli intervista Fayrouz assieme a Mohamad Saleh che traduce
Bondielli intervista Fayrouz assieme a Mohamad Saleh che traduce

Nel suggestivo scenario della Basilica Paleocristiana viene così assegnato l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” e al termine della cerimonia Mohamad mi cerca con lo sguardo tra il pubblico presente e mi fa cenno di seguirlo. Sta arrivando il ministro Franceschini e deve farsi trovare presso lo stand della Siria, quindi la chiacchierata la faremo lì.

Ci mettiamo intorno a un bancone da reception e cominciamo in un clima disteso e quasi allegro la nostra chiacchierata, che prevede la traduzione in entrambe le direzioni – italiano/arabo; arabo/italiano – da parte di Mohamad.

Per prima cosa chiedo a Fayrouz Cosa pensa del premio che la Borsa ha instituito per onorare la memoria di suo padre.

I suoi occhi si fanno più severi, il sorriso svanisce e tutto assume un aspetto diverso. Ci pensa un attimo e guardandomi mi “risponde”:

E’ un onore per me sapere che ogni anno mio padre viene ricordato qua a Paestum. Sapere che il suo gesto e il suo nome non verranno dimenticati nel tempo è motivo di conforto per me e per la mia famiglia.

I suoi occhi adesso sono lucidi e Mohamad mi avvisa che a volte le capita di non riuscire più ad andare avanti quando parla suo padre. Naturalmente possiamo interrompere in ogni momento e Fayrouz, che sembra aver capito, mi guarda e accenna un sorriso.

Lei è archeologa. Cosa spera e cosa si aspetta per il futuro del sito archeologico che suo padre ha diretto per tantissimi anni?

 Spero che tutte le persone che amano Palmira si adoperino affinché torni ad essere quello che era prima. Per noi che vogliamo tornare a vivere nella terra in cui siamo nati e per ridare al mondo un patrimonio che gli appartiene. Mi piacerebbe che la ricostruzione di Palmira e di tutti quei siti archeologici che hanno subito la stessa sorte, diventi veicolo di pace, esempio di tolleranza e di amore tra tutti i popoli.

Quali sono i suoi progetti personali?

 Sono laureata in storia a Damasco, come mia madre, e voglio continuare a studiare per conseguire un master che mi consentirà poi di lavorare al museo.

Cosa pensa del gesto eroico di suo padre, che ha fatto commuovere tutto il mondo. Un grande gesto che però glie lo ha portato via…

Mohamad traduce la mia domanda con qualche titubanza e gli occhi scuri di Fayrouz tornano ad essere lucidi, il suo sguardo difficile da sostenere. Ma sa che il ricordo di suo padre passa anche attraverso la condivisione delle sue emozioni e con grande coraggio le condivide con noi.

Non avrei mai pensato che la vita mio padre potesse finire in quel modo così cruento. Ho sempre pensato che il giusto premio per il suo impegno a Palmira, che continuava anche dopo il pensionamento, fosse una vecchiaia serena da passare con i suoi cari nei luoghi che ha sempre amato. Tuttavia non avrebbe sopportato di vedere lo scempio che è stato fatto della “sua” città, e forse è questa la chiave di lettura con cui possiamo interpretare ciò che è successo, pensando che un uomo come lui non avrebbe potuto fare altrimenti.

Ci vuole regalare un ricordo di suo padre?

 La cosa più importante è che ho perso mio padre, ma la gente come voi mi ha dato una speranza, la possibilità di vedere un futuro migliore per me e per la mia terra.  Per questo spero che il ricordo più bello di mio padre sia una Palmira ricostruita così com’era, così come aveva contribuito a crearla insieme a tanti studiosi che con lui hanno lavorato, molti dei quali proprio italiani.

Non è un ricordo di suo padre, quello ha deciso di tenerlo per se e noi la rispettiamo, però è un pensiero che contiene l’ottimismo di chi ha deciso di andare oltre il dolore, di vedere aldilà della propria tragedia personale. Noi tutti speriamo che sia davvero questo il ricordo che gli rimarrà di tutta questa vicenda, e che quegli occhi scuri possano riempirsi di nuovo di bellezza e di pace.

Adesso a parlare è l’archeologa, che senza nessuna domanda comincia a raccontare cos’era la città di Palmira. Ed eccoci persi tra le rotte carovaniere della Via della Seta che qui trovavano l’acqua buona delle sue sorgenti, della regina Zenobia e del nome aramaico della città – Tadmur – il cui significato è “miracolo”.

Avrei voluto chiederle ancora alcune cose, ma è difficile interromperla e forse è proprio per questo che ha spontaneamente preso la parola e indossato abiti diversi.

Mohamad traduce tutto ma ho spento il registratore, diventando uno studente che con interesse ascolta il suo docente mentre gli racconta con passione una storia che sente propria.

I suoi occhi sono lucidi ma sorride e con le mani cerca di dare forza alle proprie parole. Sembra felice e questo, forse, è davvero il “miracolo”.

 

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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