Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0.

A cura di Cinzia dal Maso

Editore: Edipuglia

“Bisogna raccontare, sempre di più e meglio. Il passato ha continuo bisogno delle nostre storie per conservarsi nel presente”

                                                                                                (Cinzia dal Maso)

I musei sono dei grandi contenitori. Migliaia di opere di vario genere si conservano all’interno di vetrine che si susseguono in spazi più o meno grandi, dove i visitatori possono osservarle aiutati nella loro comprensione da descrizioni scritte da esperti del settore.

Questa lettura sintetica del rapporto tra i musei e i visitatori farebbe pensare a una condizione ideale, dove fruibilità e conservazione sono perfettamente integrati e funzionali tra loro.

La realtà come ben sappiamo è assai diversa e in molti musei i reperti sopravvivono descritti – o per meglio dire “etichettati” – in modo stringato, asciutto ma soprattutto incomprensibile. Eccone un esempio:

Olla stamnoide Daunia, prob. fine IV sec. inizi III sec. a.C. Alt. cm 25 c.a.

Quale utilità può avere questa indicazione per un visitatore che non è archeologo o un grande appassionato della materia? La domanda appare banale e di poco conto, ma se la estendiamo all’intero sistema di comunicazione museale diventa una domanda cruciale, a cui ormai è diventato urgente dare una risposta.

Una domanda che pare essersi posta anche Cinzia Dal Maso, la curatrice di Racconti da museo. Storytelling d’autore per il museo 4.0”, quando ha messo assieme l’esperienza di 13 specialisti della comunicazione raccogliendo 11 saggi, attraverso i quali questa tematica viene affrontata da punti di vista e storie diverse.

Leggendo il libro pare levarsi da ogni saggio una sola parola: racconto. Una parola che ci riporta all’archetipo comunicativo per eccellenza che precede la scrittura e gli sopravvive accanto, in una tradizione orale che da sempre genera comunità e crea legami a doppio senso di circolazione. Perché sia il museo tutto che ogni singolo reperto, hanno bisogno di relazioni e forse è proprio questa la grande innovazione comunicativa che il racconto porta con sé.

Il racconto ha bisogno di un pubblico e soprattutto di una storia da raccontare che finirà per mettere i reperti in relazione tra loro in un contenuto calato nel presente, ma che può essere bagaglio per il futuro di chi ascolta e recepisce il messaggio, a prescindere dalla forma utilizzata per trasmetterlo. Il museo si fa territorio e il territorio entra nel museo, perché ogni singolo reperto di una collezione per quanto allogeno possa essere, affonda le sue radici lì dov’è custodito, tra la gente che vi abita, soprattutto quando le collezioni sono nate dalle donazioni avvenute in conseguenza alle ferventi attività del collezionismo Ottocentesco.

Ma “raccontare è un arte: in realtà, un misto di conoscenze, tecnica e arte” ci dice ancora Cinzia Dal Maso ed è quindi intuibile che non sia una cosa semplice o che si possa improvvisare senza un’adeguata preparazione. Questo testo è dunque un punto di partenza concreto dove sono raccontate storie di persone che hanno cominciato a vedere il museo come un luogo diverso dal contenitore passivo, che si fa attraversare da un certo numero di utenti senza dare ne ricevere nulla e i risultati gli danno senz’altro ragione. Le diverse competenze degli autori concorrono alla costruzione del racconto che è necessario per dare vita a ciò che è inanimato, per creare quelle vie attraverso le quali l’emozione riesce a fissare nei ricordi dei visitatori la bellezza dell’antico, la godibilità del presente e un futuro fatto di nuove visite. Perché dove si è stati bene si torna, sempre.

Il libro ha la prefazione di Giuliano Volpe che ha fortemente voluto questo progetto e si è attivato perché andasse a buon fine.

 

Di seguito i nomi degli autori e come ha sintetizzato il loro contributo la curatrice del libro, Cinzia Dal Maso, nel suo articolo su Archeostorie:

Galatea Vaglio che ci fa entrare nella sua officina di narratrice, spiegandoci come usa le fonti storiche e archeologiche per costruire un racconto di fantasia ma aderente alle nostre conoscenze.

Francesco Ripanti si concentra sui molti possibili racconti che gli oggetti di un museo possono generare, e su come costruirli perché spieghino di fatto gli oggetti stessi.

Cinzia Dal Maso mostra come la realtà sia serbatoio inesauribile di belle storie, e basti andarle a cercare chiedendosi tutti i perché, possibili e impossibili. E spiega come raccontarle perché siano seducenti e irresistibili.

Radio Magica presenta il suo format che usa linguaggi accessibili a tutti, anche a persone con disabilità. Così cade ogni barriera e nessuno si sente escluso. Tra i bambini a cui il progetto è principalmente dedicato, le differenze spariscono e tutti sono uguali per davvero.

Giuliano De Felice ci porta invece in un viaggio appassionante nell’officina di un video di animazione. E, specie per gli archeologi come lui (ma non solo), elenca tutto quel bagaglio di conoscenze specialistiche che va messo da parte, se si vuole costruire una storia coerente ed efficace.

Antonio Brusa ci immerge nel mondo del gaming come strumento irrinunciabile per la didattica della storia, da lui sperimentato già a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. E riflette sui integrazioni e differenze tra gioco e narrazione.

Giuseppe Losapio porta esempi di utilizzo della narrazione in forma di gioco, per far capire (e sperimentare) tutti gli ingranaggi che concorrono a plasmare i momenti cruciali della storia.

Aido Di Russo entra nel mondo dei musei narranti dove le tecnologie audiovisive servono a immergere totalmente il visitatore in un mondo ‘altro’. Un mondo non necessariamente vero ma verosimile, perché la fiction deve allontanarsi dalla realtà per risultare credibile.

Adele Magnelli trattando di realtà virtuale e realtà aumentata per la comunicazione museale, ci avverte: ora ci paiono ancora delle novità, ma presto faranno parte integrante del nostro quotidiano.

Chiara Boracchi quello della narrazione museale online che non può ignorare di vista le dure (ma anche malleabili) leggi della Seo.

Sandro Garrubbo quello dell’universo social che, dialogando con il museo reale, riesce a costruire comunità sia online che offline.

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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