Il mistero di Khnum-Nakht e Nakht-Ankh: scoperta la reale parentela dei famosi fratelli del Manchester Museum

0
1325

Khnum-Nakht e Nakht-Ankh, le due più celebri mummie del museo inglese da sempre ritenute fratelli a tal punto da denominare “Tomba dei due fratelli” il luogo in cui furono rinvenute, sono in realtà fratellastri. Cento anni dopo il loro ritrovamento a Deir Rifeh (1907), situato a meridione di Assiut nel Medio Egitto, è stato identificato il loro effettivo rapporto di parentela. Egiziani di alto rango della XII dinastia risalente al 1900-1780 a.C., furono sepolti in una tomba totalmente incontaminata sino al suo ritrovo e perfettamente conservatasi tra le migliori del Medio Regno.

Immagine Tratta Da www.egyptmanchester.wordpress.com Khnum Nakht E Nakht Ankh

Benché Nakht-Ankh fosse più grande di vent’anni, Khnum-Nakht morì per primo, ricevendo pratiche di mummificazione e sepoltura curate meno probabilmente a causa di una morte imprevista. I corpi posti vicini vennero subito ritenuti uniti da una relazione di fratellanza sulla base delle iscrizioni poste sui sarcofagi, le quali li descrivevano come figli di un governatore locale e della madre Khnum-Aa. Dunque, furono indicati con una precisa denominazione materna, diversamente dalla paternità espressa con un mero titolo generico anziché con un nome specifico. Ciò indusse a considerarli erroneamente fratelli.

Una volta giunti a Manchester nel 1908, la fase di sbendaggio avvenne dinnanzi a ben cinquecento spettatori destando una rilevante attenzione pubblica. L’egittologa Margaret Murray esaminò le mummie senza rinvenire alcuna similitudine tra le loro morfologie scheletriche, avanzando così l’ipotesi di un’assenza di nessi familiari. Vi erano palesi incongruenze nelle morfologie craniche e post-craniali, tesi corroborata negli anni Settanta quando venne realizzata una ricostruzione tridimensionale dei teschi; nel medesimo periodo venne inoltre individuata una diversa pigmentazione durante l’esame del tessuto cutaneo.

Tuttavia la loro denominazione permase la medesima, finché nel 2015 Konstantina Drosou della School of Earth and Environmental Sciences (Università di Manchester) analizzò il corredo genetico estratto da campioni dentali servendosi di un metodo di nuova generazione. L’inedita lettura congiunta, del DNA mitocondriale ereditato dalla madre e delle sequenze del cromosoma Y derivanti dal padre, ha così rivelato una relazione materna in virtù dell’aplotipo mitocondriale M1a1, ma una divergenza paterna. I due aristocratici erano dunque fratellastri.

Immagine Tratta Da www.egyptmanchester.wordpress.com Margaret Murray And Team With The Remains Of Nakht Ankh, 1908

Presso l’ultimo numero del ‘Journal of Archaeological Science’ sono stati illustrati i risultati dell’esame di Drosou, narrati con l’ausilio del genetista Terence A. Brown e del curatore Campbell Price, della sezione egizia del Manchester Museum. Tale studio costituisce la prima tipizzazione riuscita del DNA mitocondriale e cromosomico Y relativo alle mummie egiziane, enfatizzando l’importanza della parentela nell’antico Egitto. Le complesse pratiche funerarie ivi compiute forniscono ai ricercatori odierni una copiosa collezione di resti umani, animali, vegetali e materiali riconducibili ai tempi arcaici, sino al quarto millennio a.C.. I resti mummificati congiunti alle iscrizioni tombali rappresentano preziose manifestazioni dell’organizzazione sociale successiva al periodo pre-dinastico. Ciononostante, la comparazione tra le iscrizioni e l’esame morfologico può condurre ad esiti ambigui, come in tal caso.

Immagine tratta da: https://www.zmescience.com/medicine/genetic/dna-study-shows-4000-year-old-mummies-half-brothers/

I risultati del sequenziamento del DNA mostrano una migliore conservazione dell’antico DNA nei molari di Nakht-Ankh, sebbene ambedue le mummie siano state affiancate e poste nel medesimo microambiente, nonché immerse in allume (precedentemente non associato alle pratiche egizie) trattato tuttavia con differenti tipi di conservanti, ossia calce con carbonato per Khnum-Nakht e sale impuro per il fratellastro. Il differente stato di conservazione di Khnum-Nakht è probabilmente dovuto alla minore cura della salma nel processo di mummificazione, evidente sin dalla sua scoperta dalla condizione peggiore in cui la mummia versava rispetto a quella adiacente, nonché alla sua mancata eviscerazione la quale prevenendo la putrefazione avrebbe potuto favorire la conservazione del DNA. L’esame è stato ovviamente eseguito con un elevato rigore tecnico atto a scongiurare qualsiasi contaminazione dei campioni, rilevando tra l’altro una minore inclinazione alla contaminazione degli estratti di denti rispetto a quelli d’osso. È stato così rigettato un precedente studio, i cui risultati presentano delle divergenze in quanto probabilmente contaminati.

Tali esiti potrebbero spiegare meglio le antiche parentele egiziane e l’utilizzo delle alleanze matrimoniali ai fini del rafforzamento sociale tra élite e sotto-élite, tuttavia non si hanno sufficienti dati comparabili a causa dell’assenza di un ulteriore caso di due uomini seppelliti congiuntamente in una tomba faraonica integra. Vi è solo un caso di monumento coevo che potrebbe suggerire una simile ipotesi di poliandria, sebbene potrebbe indicare due donne con lo stesso nome anziché un’unica donna con due mariti (Simpson, 1974).

Dunque simili studi risultano importanti per un’approfondita comprensione sociale e culturale della civiltà antica più affascinante di sempre. La parentela dei due fratellastri potrebbe indicare le pratiche di filiazione comuni in quel periodo per dare precedenza alla linea materna, presumibilmente indice dell’elevato status sociale della madre Khnum-Aa e della loro peculiare struttura familiare. Misteri destinati a rimanere tali, eppure che si spera di poter svelare in futuro.

Articolo precedenteTESTIMONI DI CIVILTÀ – L’art. 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione
Prossimo articoloBergamo, il mito di Raffaello narrato in una splendida mostra
Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here