La missione franco-egiziana dell’Istituto Europeo di Archeologia Subacquea (IEASM) ha scoperto il relitto di una nave greca lunga 25m e ricca di tesori risalente al Periodo Tolemaico al largo di Alessandria, più precisamente nella baia di Abou Qir – sede della perduta città di Heracleion.

 

Un archeologo alle prese con lo studio dello scavo della nave, ph. Ministry of Tourism and Antiquities of Egypt

Ad annunciarlo è il Ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane assieme a Franck Goddio, presidente dello IEASM: la nave sarebbe affondata a causa della caduta dei pesanti blocchi di pietra del tempio di Amon, distrutto in un catastrofico evento nel II secolo a.C., epoca a cui risalirebbe quindi la nave. Gli stessi blocchi di pietra, per di più, hanno contribuito anche alla conservazione del relitto: infatti, ancorando la nave al fondale, hanno fatto sì che si riempisse di argilla e detriti e che si stabilisse sotto 5 metri di argilla dura. Tale situazione ha consentito quindi al relitto di conservarsi in buono stato.

Un archeologo mentre usa la sorbona per scavare sott’acqua, ph. Ministry of Tourism and Antiquities of Egypt

Gli archeologi hanno anche potuto stabilire il periodo di costruzione della nave, basandosi sulla forma e sul materiale dello scafo: l’uso di lunghi giunti a mortasa e tenone e una struttura interna sviluppata fanno pensare all’epoca classica. Inoltre, come ha affermato Goddio, è molto raro trovare navi di questo tipo: se ne conosce solo un altro esemplare, ovvero il relitto di una nave punica a Marsala del 235 a.C. Sembrerebbe, poi, che assieme alle maestranze greche abbiano lavorato anche degli egiziani, dal momento che presenta caratteristiche costruttive miste, quali l’uso dei remi e di una enorme vela.

Uno dei tesori rinvenuti nel relitto, ph. Ministry of Tourism and Antiquities of Egypt
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Mara Zoppi

Appassionata fin da piccola alla storia e all’archeologia, dopo la maturità classica si iscrive alla facoltà di Lettere – curriculum Scienze dell’Antichità – presso l’Università degli Studi di Milano, laureandosi nel 2019 con una tesi di carattere archeologico-egittologico dal titolo Imhotep scriba e medico: dall’Egitto del III millennio a.C. ad oggi. Si iscrive successivamente alla facoltà di Archeologia dell’Università degli Studi di Milano dove si laurea nel 2021 con votazione 110/110 e lode sviluppando una tesi in ambito egittologico dal titolo La Casa della Vita nell’Egitto Antico: luoghi, riti, funzionari.

Ha partecipato a due laboratori di scavo archeologico: il primo sul sito di Urvinum Hortense a Collemancio di Cannara (PG) di epoca romana con l’Università degli Studi di Perugia; successivamente sul sito archeologico di Nora (Pula, CA) nella sezione competente all’Università degli Studi di Milano, quindi di epoca romana, contribuendo anche alle operazioni di post-scavo.

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