Sotto il verde del Colle Oppio, a Roma, si nasconde un frammento di città romana rimasto sepolto per quasi duemila anni. È qui, lungo una galleria sotterranea lunga circa 70 metri, scavata sotto le Terme di Traiano, che gli archeologi hanno riportato alla luce due straordinarie testimonianze: un grande apparato musivo  e una città dipinta sulle pareti di un ambiente monumentale che raccontano un mondo precedente alla costruzione delle celebri terme.

La storia comincia nella seconda metà del I secolo d.C., quando quest’area del Colle Oppio era occupata da edifici di grande prestigio, probabilmente appartenenti a un quartiere residenziale e pubblico di alto livello. Quello che oggi viene definito il Grande Mosaico decorava un ambiente monumentale affacciato su un grande ninfeo e potrebbe far parte di un Musaeum, uno spazio dedicato alle arti e alla cultura, legato alle Muse e ad Apollo. Sulla parete, lunga circa 15-16 metri, la decorazione riproduce una sorta di scenografia teatrale: colonne, capitelli, architetture in prospettiva, ghirlande, motivi vegetali, simboli legati a Dioniso, statue, figure umane, un centauro, una Musa e un personaggio dalle sembianze quasi ritrattistiche. La lettura complessiva della scena è ancora aperta, tuttavia, la straordinaria architettura del mosaico sorprende per una sofisticata resa dello spazio: edifici, colonne e porticati sono disposti secondo un sistema di scorci e profondità che, secoli prima della codificazione della prospettiva, crea già l’illusione di un’architettura tridimensionale e di uno spazio che si apre oltre la superficie musiva.

Gli ultimi scavi hanno rivelato che il mosaico è ancora più esteso di quanto si pensasse. Al di sotto della porzione già visibile è comparsa un’altra fascia decorata, con edifici probabilmente affacciati sul mare, riconducibili al motivo delle ville marittime. Più in basso sono emersi resti di grandi lastre di marmo e una nicchia alta circa 2,20 metri, forse destinata a una statua. Le pareti dell’ambiente dovevano raggiungere originariamente circa 12 metri di altezza e il pavimento non è stato ancora raggiunto: la storia di questa sala, insomma, è ancora letteralmente sotto terra.

Pochi metri più in là si trova la Città Dipinta, un affresco di circa 10 metri quadrati che offre una sorprendente veduta dall’alto di un centro urbano: mura e torri, una porta, un porto, strade, un teatro, un tempio, un quadriportico e quartieri residenziali. Non sappiamo quale città rappresenti: l’identificazione resta aperta e non è possibile, per ora, chiamarla Ostia soltanto perché compare un porto. L’edificio che ospitava l’affresco è comunque anteriore alle Terme di Traiano e viene datato alla seconda metà del I secolo d.C.

Poi arrivò Traiano. Il 2 giugno del 109 d.C., l’imperatore inaugurò le sue immense terme, progettate da Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca. Il complesso, esteso per circa 60.000 metri quadrati, venne costruito su un enorme terrazzamento artificiale che inglobò e seppellì gli edifici preesistenti, cancellando rapidamente un intero settore della Roma del I secolo. Non fu quindi un semplice abbandono: la vecchia città venne trasformata nelle fondamenta della nuova. Tra le strutture inglobate vi erano anche ambienti collegati alla Domus Aurea. È proprio questa sovrapposizione a rendere eccezionale il sito: ciò che oggi appare come un ambiente sotterraneo non era stato concepito per essere nascosto. Fu la grande opera traianea a trasformarlo, involontariamente, in una sorta di capsula del tempo.

La scoperta moderna è stata altrettanto stratificata. Gli scavi nella galleria, lunga circa 70 metri, erano iniziati negli anni Novanta: nel 1998 emersero la Città Dipinta e il primo tratto del mosaico con Musa e Filosofo; nel 2004-2005 vennero esplorati altri ambienti e individuato il mosaico della Vendemmia; nel 2011 gli scavi permisero di riportare alla luce il proseguimento del grande mosaico, con Apollo e le Muse. Con il recente progetto PNRR-Caput Mundi, concluso nel 2026, gli archeologi hanno potuto approfondire ulteriormente lo scavo, facendo emergere nuove porzioni della decorazione.

Oggi questa stratificazione torna finalmente visibile. Il restauro ha interessato affreschi e mosaici, insieme alla galleria e alla grande esedra; sono stati realizzati nuovi percorsi, una passerella, illuminazione, sistemi di accessibilità e un punto di accoglienza. Il progetto, inoltre, ha interessato anche gli spazi di visita nei quali sono state sistemate le antiche fistulae, le tubazioni in piombo che facevano parte dell’imponente sistema idrico delle terme.

Sopra la galleria si trova anche la grande esedra sud-occidentale, tradizionalmente associata a una funzione culturale. Le nicchie potevano ospitare armadi destinati a libri e documenti, mentre i gradoni potevano accogliere letture, incontri e riunioni pubbliche. Su alcune lastre sono sopravvissuti persino piccoli giochi incisi: una traccia minuscola, ma sorprendentemente quotidiana, della vita di chi frequentava questi spazi.

Dal 12 settembre 2026 la galleria è visitabile in via sperimentale, con visite guidate in piccoli gruppi di 15 persone per turno per proteggere le delicate superfici antiche. Per il mese di settembre le prenotazioni sono già sold out, ma da ottobre, fino a tutto il mese di dicembre, approfittate di questa rara occasione di visitare il monumento e ammirare le diverse vite di Roma vissute nello stesso luogo: una città del I secolo, un raffinato spazio dedicato alla cultura, la grande trasformazione urbanistica voluta da Traiano e, infine, la riscoperta archeologica che quasi duemila anni dopo sta ancora riportando alla luce ciò che era stato nascosto.

Per la prenotazione, la pagina ufficiale della Sovrintendenza riporta calendario, orari, tariffe e modalità di acquisto: Visite guidate al Criptoportico delle Terme di Traiano

Fonti: Ministero della Cultura, Sovrintendenza Roma

Foto: WPS

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