Il giudizio finale di Giambattista Tiepolo esposto all’Hermitage Museum di San Pietroburgo.

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Il giudizio finale di Giambattista Tiepolo, capolavoro della collezione di Intesa Sanpaolo normalmente custodito alle Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari, sede museale della Banca a Vicenza, è da oggi – e fino al 16 luglio prossimo – esposto all’Hermitage Museum di San Pietroburgo.

Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770) Il giudizio finale, 1730-1735 ca olio su tela, 147,5 x 198 cm Collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, Vicenza

Il prestito dell’opera all’Hermitage, nell’ambito della rassegna “L’ospite illustre”, rientra in una strategia di valorizzazione della collezione artistica di Intesa Sanpaolo che ha visto di recente un importante scambio con il Metropolitan Museum di New York, a cui le Gallerie d’Italia di Napoli hanno prestato il capolavoro assoluto della collezione della Banca, Il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio, ricevendo da New York dello stesso Maestro I Musici, esposto fino al 23 luglio a Palazzo Zevallos Stigliano, sede delle Gallerie d’Italia nella città partenopea.

Grazie alla collaborazione di Conoscere Eurasia, l’organizzazione no profit per la promozione dei rapporti economici e culturali tra Italia e Russia, guidata dal Presidente di Banca Intesa Russia Antonio Fallico, l’esposizione del Giudizio finale di Giambattista Tiepolo è inserita nel programma culturale della XXI edizione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, che dal 1° al 3 giugno vede presenti le più importanti personalità del mondo economico internazionale.

«Il prestito di una delle più importanti opere della collezione della Banca all’Hermitage, “ospite illustre” a San Pietroburgo è un ulteriore, significativo momento di accreditamento delle Gallerie d’Italia con i più noti e qualificati musei e realtà internazionali, insieme allo scambio dei due Caravaggio con il Metropolitan di New York. Per Intesa Sanpaolo è motivo di orgoglio condividere progetti che portino l’arte italiana all’estero, contribuendo così a diffondere ancora di più la conoscenza dei nostri grandi maestri», afferma Michele Coppola, Responsabile Attività Culturali Intesa Sanpaolo.

Il dipinto: 

Il dipinto è il modello preparatorio per la decorazione del soffitto di un edificio ecclesiastico che non fu mai eseguita o che forse andò distrutta. La datazione dell’opera non è facilmente accertabile. La composizione fu ripresa nel 1747 dal pittore luinese Livio Retti per uno degli affreschi eseguiti nella cappella del Castello di Ludwisburg; tuttavia, le affinità con i lavori eseguiti da Tiepolo nei primi anni Trenta, sia nell’impostazione monumentale e scenografica sia nel gusto per decisi contrasti chiaroscurali, suggeriscono di collocare la grande tela in questo momento. Al centro della scena si staglia Cristo benedicente assiso sulle nubi, mentre intorno alla figura del Redentore si dispongono diversi gruppi di angeli: alcuni sorreggono la croce e il libro delle sacre scritture; altri mostrano i simboli della Passione; altri ancora suonano le trombe del giudizio. In basso a destra i dannati sono ricacciati da demoni tra le fiamme dell’Inferno, mentre a sinistra i giusti vengono sollevati verso la gloria del Paradiso.

Autore di numerose pale d’altare, di raffinate tele di soggetto mitologico, Giambattista Tiepolo fu soprattutto uno straordinario e prolifico interprete della grande decorazione ad affresco, guadagnandosi in quest’ambito un indiscusso primato tra i contemporanei. Lo studio della tradizione illusionistica barocca, di cui il pittore veneziano rappresenta il culmine, e la riscoperta del cromatismo luminoso di Veronese, alla luce anche del recupero che ne andava facendo Sebastiano Ricci, sono gli elementi essenziali di uno stile caratterizzato da una sorprendente vena inventiva, da aeree costruzioni prospettiche e da una esaltante vivacità e leggerezza cromatica.

Grazie ai risultati raggiunti nell’affresco monumentale, all’artista e alla sua equipe si spalancarono ben presto le porte di una committenza di assoluto prestigio, sia a Venezia, dove lavorò per le più importanti famiglie dell’aristocrazia, tra cui quelle dei Dolfin, dei Labia e dei Pisani, sia oltre i confini della Serenissima, come testimoniano i suoi soggiorni a Milano, a Würzburg in Germania, e a Madrid, presso i Reali di Spagna. Il pennello di Tiepolo fu al servizio anche della committenza ecclesiastica: i maggiori ordini religiosi presenti in laguna e i principali enti assistenziali cittadini lo incaricarono di affrescare i soffitti delle loro chiese, come in Santa Maria dei Gesuati o nella chiesa della Pietà.

Indissolubilmente legata all’attività di Tiepolo come decoratore, secondo una prassi tipica della tradizione sei e settecentesca, è l’esecuzione di bozzetti a olio nei quali fissare velocemente una prima idea compositiva, studiando la disposizione delle figure e la resa cromatica, e la realizzazione di modelli di presentazione da sottoporre ai committenti per una prima approvazione, come è forse il caso di questa tela. In entrambi i generi Tiepolo si dimostrò un vero e proprio specialista, alimentando un fiorente mercato collezionistico, costituito da amatori e conoscitori che apprezzavano in questi prodotti la freschezza della prima idea e la testimonianza più immediata della “mano” del maestro, o da artisti che cercavano schemi compositivi già pronti e di sicuro successo da riutilizzare nei propri lavori.

 

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