Riapre l’Antiquarium di Pompei. In mostra la devozione antica e moderna.

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Ancora novità dal grande cantiere di Pompei, questa volta con la riapertura dopo 36 anni di buio di uno dei luoghi simbolo della città di Fiorelli e poi di Maiuri, cioè l’Antiquarium. La sua storia comincia nel lontano 1873-1874 quando l’allora direttore degli scavi Giuseppe Fiorelli lo fece realizzare nella sottostante terrazza del tempio di Venere con affaccio verso Porta Marina per ospitare una serie di reperti maggiormente rappresentativi della vita quotidiana di Pompei, oltre alcuni calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. Maiuri lo ampliò nel 1926  aggiungendo grandi mappe con aggiornamenti sugli scavi dal 1748 in poi , inserendo in esposizione nuovi reperti provenienti da Villa Pisanella a Boscoreale e dagli scavi di Via dell’Abbondanza, creando così ante litteram un vero e proprio percorso per guidare i visitatori nella storia di Pompei dalle origini all’eruzione. Ricordiamo però che a devastare Pompei non ci fu solo il terribile vulcano, ma grossi danni la città li subì anche durante la seconda guerra mondiale nel settembre del 1943 e solo grazie all’intervento dello stesso Maiuri l’Antiquarium riaprì il 13 giugno del 1948 in occasione della celebrazione del secondo centenario degli scavi di Pompei. Danneggiato nuovamente durante il terremoto del 1980, solo nel 2010 venne interessato da una ristrutturazione con la realizzazione di alcuni allestimenti virtuali, ma non aprì mail al pubblico. Oggi la Soprintendenza lo restituisce alla fruizione inserendo il progetto del 2010, ma ampliandolo con una nuovissima offerta più completa grazie all’aggiunta di nuove tecnologie multimediali e ad un’accurata conoscenza museale.

Gli spazi interni sono così suddivisi :

Nel piano terra vi sarà la mostra permanente sui “Sacra Pompeiana” dedicata ai culti della Pompei pre-romana con l’esposizione di reperti provenienti da alcune aree urbane ed extra urbane della città. Ci sono reperti del Tempio Dorico dedicato ad Atena e di cui sono ripercorsi le fasi principali della costruzione, che vanno dall’età arcaica alla fase ellenistica ( fine IV- inizio III secolo a.C.). Tra i reperti esposti la metopa di Issione, uno dei pochi elementi in tufo della fase ellenistica ; sime con gocciolatoio a testa di leone ; parti di decorazioni di fine IV secolo a.C. appositamente restaurate per l’esposizione e una sima con sfinge della copertura del tetto di età ellenistica. Di questa fase sono esposte anche 3 antefisse con testa di Atena e di Eracle e la ricostruzione di uno scudo, parte di una scultura femminile in terracotta di grandi dimensioni.

Altri reperti provengono dal santuario urbano di Apollo, centro importante della Pompei di età arcaica, dove sono presentati i reperti dello scavo di Maiuri (1931-32-1942-43)  che attestano il grande fermento di scambi della città arcaica con tutto il mondo greco, con il ritrovamento di materiale ceramico attico,corinzio,calcidese e bucchero etrusco con incisioni. Per il Santuario extraurbano di Fondo Iozzino, recentemente indagato dalla Soprintendenza e area probabilmente dedicata ad un culto ctonio, forse Giove Meilichio, sono esposti reperti prevalentemente in bucchero, rappresentanti una delle testimonianze epigrafiche in lingua etrusca più ricche dell’Italia meridionale e che gettano nuova luce sulle frequentazioni di età arcaica nella città. Sempre provenienti da quest’area, alcune statue in terracotta trovate negli anni 60 riverse nei lapilli ed esposte in alcuni archi della Villa Imperiale. All’interno di questa, sono presenti allestimenti museografici e multimediali che consentono un’esperienza immersiva nella vita quotidiana di Pompei attraverso il tema della domus nel tempo dell’otium e del negotium, riproponendo ricostruzioni di ambienti domestici e dell’instrumentum domesticum. La Villa sarà protagonista anche di notte grazie a delle installazioni che attraverso le voci di antichi abitanti ripercorrono la vita di tutti i giorni dell’epoca.

Riguardo al santuario extra urbano di Sant’Abbondio dedicato a Dioniso, si conserva il frontone dipinto e siamo di fronte ad una delle testimonianze più importanti della decorazione scultorea in tufo di età sannitica rappresentante l’unione tra il dio e Venere. Tra il materiale esposto vi è anche un altare con due iscrizioni dedicatorie in osco.

Il percorso espositivo continua nel Piano mezzano con la conoscenza di Pompei attraverso il virtuale, consentendo così al visitatore di ripercorrere gli eventi tragici del 79 d.C. Vi è una sala dedicata alla STORIA DEGLI SCAVI raccontata attraverso immagini e cartografia storica, qui è visibile anche il calco di una ruota di carro con mozzo, già facente parte dell’originale allestimento di Fiorelli assieme ad una vetrina dell’800 contente il calco di una donna. Un’altra sala è dedicata all’esperienza immersiva attraverso una proiezione 3D sulle pareti che riproduce un’antica via di Pompei, la via Consolare con edifici e botteghe ai lati. Il visitatore è così immerso nella quotidianità della città fino all’evento tragico dell’eruzione.  Una terza sala con 4 postazioni interattive touch screen con oltre 1000 foto e 100 diversi temi di approfondimento su Pompei consultabili in 6 lingue diverse. Ed infine la sala del Plastico dove è stata riprodotta in scala 1:500 l’antica Pompei nell’attimo dell’eruzione che prevede l’utilizzo di image mapping per comunicare aspetti della storia della città, del suo sviluppo urbanistico e territoriale, dall’origine alla riscoperta borbonica.

Nel piano superiore un’altra mostra arricchirà il visitatore dal 29 aprile al 27 novembre 2016 : “Per grazia ricevuta. La devozione religiosa a Pompei antica e moderna” promossa grazie ad un lavoro di sinergia tra la Soprintendenza Pompei e il Santuario della Beata Vergine del Rosario, con la collaborazione del Centro Europeo per il Turismo e la Cultura. La mostra è curata da Massimo Osanna e Francesco Buranelli.

“Per grazia ricevuta” è la formula devozionale con cui si offrono degli oggetti per ringraziare Dio per avere ascoltato le proprie preghiere; Ex voto suscepto “secondo promessa fatta” era invece l’antica formula latina per esprimere la stessa gratitudine alle divinità pagane. L’obiettivo dei curatori è proprio attraverso questa esposizione di oggetti antichi e moderni, approfondire l’intimo rapporto tra uomo e divinità, che sia cristiana o pagana, mettendo a confronto i rituali e le offerte votive che gli antichi Sanniti e Romani di Pompei donavano ai propri dei e che i Cristiani di oggi donano al loro Dio per avere ascoltato le loro preghiere. Cosa ne emerge? Un sorprendente parallelismo che nonostante il passare dei secoli si perpetua in un uguale rituale di linguaggio e di offerte votive identiche nelle forme.

La mostra è articolata in tre sezioni, quella dei sacra pompeiana che rappresenta la parte archeologica; dall’iconografia pagana a quella cristiana; e la devozione mariana nel santuario della Beata Vergine. Il percorso espositivo si integra anche con alcuni percorsi tematici allestiti sia nel Santuario che all’interno degli scavi, dal santuario di Apollo al tempio di Iside, dalla domus del Menandro al Termopolio di Vetutio Placido.

GALLERY:

 

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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