I mosaici della Basilica di San Giusto a Lucera vengono finalmente aperti al pubblico

1.I mosaici di San Giusto musealizzati e aperti al pubblico

Con l’approssimarsi del Natale è stato fatto un grande regalo alla città pugliese di Lucera e a tutti gli amanti del patrimonio culturale italiano: i mosaici di San Giusto sono, dopo oltre vent’anni dal ritrovamento, visitabili e aperti al pubblico. Rinvenuti negli anni Novanta durante i lavori di costruzione della diga del torrente Celone, in una piccola vallata a sud-ovest della città, i reperti facevano parte di un tappeto musivo policromo a motivi geometrici la cui articolazione rispecchiava la ripartizione interna degli spazi di una chiesa paleocristiana, sito archeologico di notevole interesse ormai sommerso.

Ricostruzione della basilica paleocristiana

Le più antiche tracce di occupazione dell’area sono relative ad una casa colonica e consistono in svariati frammenti di sigillata italica e ceramica a vernice nera. A partire dagli anni tra I e II secolo d.C. venne realizzato il primo nucleo di una grande villa romana, che consta di un settore residenziale e di uno produttivo, affiancati da depositi ed ambienti di servizio. Durante il V secolo d.C. vi fu un incremento della produzione vinaria che portò alla conversione di alcuni ambienti residenziali in aree produttive. In questo periodo venne realizzato il primo nucleo del complesso paleocristiano, composto da tre navate, un grande battistero a pianta centrale, un nartece e vari ambienti annessi. La chiesa venne ristrutturata ed ampliata sul finire del secolo, mentre agli inizi del VI le venne affiancata una seconda, ad essa parallela, con funzioni prettamente cimiteriali, a cui furono aggiunti nuovi ambienti ed un edificio termale.

Il tappeto musivo della navata centrale al momento del ritrovamento (da G. Volpe, San Giusto. La villa, le ecclesiae,1998)

Il complesso venne quindi ad acquisire la fisionomia di una chiesa doppia, un unicum in Puglia e uno tra i pochi casi al momento noti nell’Italia centro-meridionale.

Tra la metà e la fine del secolo un incendio distrusse il tetto e causò il crollo degli elevati della prima chiesa, a cui seguì un abbandono e la spoliazione di alcuni elementi architettonici, in un quadro generale di ridimensionamento demografico del sito e delle campagne circostanti. La chiesa cimiteriale fu adibita a polo cultuale principale, e in essa furono riuniti i caratteri sia liturgici che funerari. Il complesso restò attivo e funzionante, nonostante il suo radicale ridimensionamento, fino al VII secolo d.C. Tra i crolli furono ricavati dei ricoveri testimoniati da focolari e basi di capanne, nonché da sepolture improvvisate tra le macerie. L’abbandono del sito avvenne in maniera graduale nel corso del secolo, nell’ottica dello spopolamento della pianura a vantaggio dei siti d’altura che caratterizza questo periodo.

Particolare dell’emblema del presbiterium

Hanno preso parte alla cerimonia d’inaugurazione della struttura che custodisce i mosaici il dott. Giuliano Volpe, l’archeologo che si occupò dello scavo del sito nonché presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici fino agli inizi di quest’anno, il sindaco di Lucera Antonio Tutolo, il dott. Italo Maria Muntoni della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Foggia e l’architetto Stefano Serpenti, ideatore della soluzione espositiva dei mosaici.

Particolare della decorazione pavimentale della navata centrale

L’individuazione di un’idonea collocazione ha richiesto molti anni di progettazioni e trattative tra il Comune e la Soprintendenza durante le quali sono state avanzate diverse proposte, alcune poco strategiche dal punto di vista della valorizzazione (esposizione in un’area periferica della città, lontana dai percorsi turistici tradizionali), altre del tutto incoerenti dal punto di vista storico (installazione dei mosaici paleocristiani all’interno della Fortezza Svevo-Angioina). La soluzione definitiva ha previsto la creazione di un apposito contenitore presso la villa comunale a fianco all’ex convento di San Pasquale (che da qualche anno ospita anche la Biblioteca Comunale “R. Bonghi”), in una pregevole cornice culturale e paesaggistica al momento ulteriormente arricchita dal “Lucera Light Festival”, evento festivo che da quest’anno illumina i monumenti lucerini con le luci del Natale.

Articolo precedenteScoperta a Saqqara la tomba eccezionalmente ben conservata di un sacerdote di alto rango della V dinastia
Prossimo articoloSplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano
Francesco Carbone

Si occupa principalmente di museum curatorship, catalogazione, promozione e valorizzazione dei beni culturali.

Laureato in Archeologia Classica, si è specializzato presso la Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici di Trieste-Udine-Venezia Ca’ Foscari, discutendo una tesi in Legislazione riguardante le competenze e i limiti degli enti locali in materia di beni culturali alla luce dell’attuale normativa, riportando alcuni casi studio relativi al comune di Lucera (FG). Ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizioni archeologiche in Italia e all’estero ed è vincitore del concorso Antiqua, con il quale ha conseguito la qualifica europea di Coordinatore degli interventi di conservazione e valorizzazione dei siti urbani a carattere archeologico.

Dal 2015 collabora con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali presso cui svolge incarichi di catalogazione e digitalizzazione dei reperti archeologici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here