L’Appia ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi

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Fino a sabato 25 marzo il Museo Archeologico dell’antica Capua a Santa Maria Capua Vetere ospiterà la mostra fotografica, documentaria e multimediale “L’Appia ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi” di Paolo Rumiz, Riccardo Carnovalini, Alessandro Scillitani e Irene Zambon.

Dopo il successo dell’esposizione presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, la mostra approda, come seconda tappa, nel punto mediano, e tra i principali, del lungo percorso della Regina Viarum: Santa Maria Capua Vetere, antica Capua, città, come scrive Rumiz, “dove le pietre parlano, anzi urlano a chi sa ascoltarle, urlano nell’arena sanguinaria  delle belve e dei gladiatori o nell’antro spaventoso del Mitreo, dove un toro viene sgozzato in eterno con uno scorpione aggrappato ai testicoli”.

Il viaggio dei quattro camminatori – così si definiscono – lungo 611 chilometri, durato 29 giorni, percorso in circa un milione di passi, è stato dapprima raccontato in un libro, Appia, che racconta l’avventura, magnifica e terribile, che si snoda tra le meraviglie e le devastazioni della madre di tutte le vie. Un libro che offre, in termini visuali più che catastali, una mappatura completa della grande direttrice: poco patriottico, scrive Rumiz, perché non omette il brutto, lava i panni sporchi in pubblico descrivendo la rovina, se non la cancellazione in molti punti, della grande Via e tratteggiando al Paese un bene scandalosamente abbandonato. Allo stesso tempo, però, le pagine toccano vertici di poesia, storica quando ci si rende conto che l’Appia è un asse che riassume il passato dell’Italia ben oltre l’epoca romana – perché parla dello sbarco dei popoli del mare, dei Greci, dei Saraceni, degli Ebrei, narra storie di Longobardi e di Normanni, evoca le repressioni borboniche, l’epopea garibaldina – e romantica quando la grandiosa via funge da accesso alle meraviglie dell’antichità, con mausolei, teatri, ville, opere di difesa, stazioni di posta, insomma un immenso museo all’aperto.

Con la mostra il racconto si fa immagine, ed espone, come su un rotolo di pergamena, la linea dell’itinerario attraverso le fotografie scattate in viaggio da Riccardo Carnovalini integrate da un successivo reportage di Antonio Politano per National Geographic Italia, insieme ai testi di Paolo Rumiz, a cartografie antiche e contemporanee, alla tracciatura del percorso in tappe, a un grande plastico dell’Italia attraversata, a ricche documentazioni fornite dalla Società Geografica Italiana e dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Roma.

Tra uno scatto fotografico e l’altro, sembra di rileggere le parole di Rumiz: “Il paesaggio elargiva una sorpresa dietro l’altra, regalava agli occhi salti di prospettiva impensabili sul cammino di Compostela. L’Appia surclassava Santiago. Era l’ombra di Artemide sul lago di Nemi, cratere di vulcano spento col bosco sacro dove James Frazer ambientava Il Ramo d’oro. Era lo scoglio di Terracina a precipizio sul Tirreno, col tempio di Giove Anxur, possente e isolato segno di fuoco per i naviganti. E avanti, in perpetua metamorfosi, l’arcigno crinale degli Aurunci tempestato di fiori gialli; la costa abbacinante di Lestrigonia, fra Gaeta e Formia, da cui Omero trae la storia dei giganti antropofagi…”.

E’un cammino che si snoda sulla metà inferiore dello stivale, dai Colli Albani ai boscosi Ausoni che hanno dato il nome antico all’Italia, dalla Campania Felix, terra feracissima di delizie, al Sannio tellurico della ribollente Mefite, dalle Murge bruciate dal sole allo sterminato mare di grano del Tavoliere pettinato dal Vento, terre di Enotri e Japigi.

Questa mostra è un viaggio a tutti gli effetti: nella conoscenza del nostro territorio, nella sua storia più antica, nelle sue trasformazioni recenti e nella capacità di alcune comunità di conservare un’identità altrove perduta. Il suggerimento è percorrere l’esposizione a passo lento, soffermarsi come viandanti appassionati e curiosi sulle orme della Regina Viarum, assaporare i disiecta membra di questo patrimonio denso e stratificato che continua, nonostante tutto, a stupire e meravigliare.

Articolo di : Nicoletta Petrillo

Info mostra: 

Museo Archeologico dell’Antica Capua, Santa Maria Capua Vetere- Via Roberto d’Angio’, 48
Tel. 0823.844206 – sar-cam.smariacapua@beniculturali.it
Esposizione: 17 dicembre 2016  -25 marzo 2017
Orario: ore 9.00 – 19.30 (ultimo ingresso: ore 18.30), lunedì chiuso
Ingresso  alla mostra gratuito
Visite guidate alle ore 12 a partire dal 7 gennaio ogni sabato e domenica
prenotazioni a info@lenuvole.com oppure 081 2395653
Ingresso al Museo, Anfiteatro e Mitreo € 2,50

 

 

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Nicoletta Petrillo

Dottoranda di ricerca in Metodi e Metodologie per la ricerca archeologica e storico artistica presso l’Università degli Studi di Salerno, nel cui ambito conduce uno studio sul gruppo delle sculture in tufo delle cd. Matres dal Santuario di fondo Patturelli presso Capua.

 

Durante gli anni di formazione ha collaborato alle attività di ricerca con il Dipartimento di Lettere e Beni culturali della Seconda Università degli studi di Napoli partecipando a numerose campagne di survey e scavo archeologico in area campana tra cui Cuma, Forum Popilii, Calatia, Benevento.

 

Recentemente, ha instaurato collaborazioni scientifiche con l’Istituto di Archeologia Classica (ICA) dell’Università di Austin, Texas, per lo studio e all’edizione scientifica di reperti provenienti dalla chora di Metaponto; con l’Ufficio Archeologico di S. Maria Capua Vetere (Ce) per l’organizzazione della mostra “Umane come tutte la madri del mondo, assise in trono come dee” e per le manifestazioni culturali “La Città sotto la Città”; con la Soprintendenza archeologica della Basilicata per le attività di ricerca archeologica sul sito di San Biagio alla Venella (Metaponto).

 

Nell’ambito delle comunicazioni scientifiche, ha tenuto un intervento dal titolo: “Abiti, spille, bottoni: alcune riflessioni sui costumi delle Madri in tufo da Capua” nell’ambito del Convegno “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo”, tenutosi a Paestum dal 7-9 settembre 2016; ha relazionato nell’ambito del IX ciclo di conferenze “Piano di Sorrento. Una storia di terra e di mare” organizzate dal Comune di Piano di Sorrento in collaborazione con l’Associazione culturale “Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità”; ha partecipato al ciclo di seminari “La ceramica per la storia di Napoli e del litorale flegreo (IV a.C.- VII d.C.). Dagli scavi di San Lorenzo Maggiore ad oggi”  organizzati dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Federico II di Napoli in collaborazione con Soprintendenza Archeologia della Campania e Centro Jean Bérard.

Ha recentemente partecipato con un contributo al catalogo della mostra “Per Grazia Ricevuta: La devozione religiosa a Pompei antica e moderna”, a cura di Massimo Osanna, Francesco Buranelli, Luana Toniolo.

Sono in pubblicazione alcuni suoi contributi scientifici nei volumi/riviste/atti di convegni “Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità”, “Maternità e politeismi”, “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo”.

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