© Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico / Archeo / MiC. Modificato da Chiara Lombardi per MediterraneoAntico

Dodicesima edizione per l’International Archaeological Discovery Award “Palmyra” 2026, unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi.

Il premio è stato istituito nel 2015 per volere della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA) e Archeo. Esso intende valorizzare le scoperte archeologiche assegnando un riconoscimento annuale in collaborazione con le testate archeologiche internazionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), arCHaeo (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

Le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Queste le parole del Direttore della Borsa Ugo Picarelli e del Direttore di Archeo Andrea Steiner, che evidenziano quanto l’International Archaeological Discovery Award “Palmyra” si ponga come momento di dialogo interculturale.

Dalla sua prima edizione e fino al 2024, il riconoscimento è stato intitolato a Khaled al-Asaad, l’archeologo che ha dedicato la sua intera carriera al sito di Palmira, di cui è stato direttore del museo e dell’area archeologica dal 1963 al 2003, e che ha dato la vita per proteggere questo straordinario luogo, dichiarato patrimonio UNESCO nel 1980.

Khaled al-Asaad, il compianto Direttore degli scavi archeologici di Palmira. © Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico / Archeo

A ricordarne la figura e l’umanità è il collega Paolo Matthiae: “Khaled al-Asaad è stato per quarant’anni il Direttore degli scavi archeologici di Palmira. Era l’archeologo della città, ha collaborato con missioni di ogni Paese: dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Olanda, dagli Stati Uniti alla Polonia e da ultimo anche con l’Italia, con la missione statale di Milano. Era uno studioso completo, ma soprattutto era una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati da una amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta, Khaled al-Asaad era una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo”.

Dal 2024 il Premio ha assunto la denominazione di “Palmyra”.

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Questa nuova scelta racchiude un doppio legame: da un lato richiama l’impegno della campagna #Unite4HeritageforPalmyra, promossa dalla BMTA nel 2016 per catalizzare l’attenzione sulla ricostruzione del sito e sul rilancio del turismo in Siria; dall’altro celebra lo storico gemellaggio siglato con Paestum nel 2018.

Paestum & Palmira. © ultimavoce.it

Alla scoperta archeologica prima classificata, designata dai Direttori delle testate giornalistiche internazionali che partecipano all’evento, verrà consegnato il premio International Archaeological Discovery Award “Palmyra” 2026 venerdì 30 ottobre.

Anche il pubblico potrà votare la propria scoperta preferita tramite la pagina Facebook ufficiale della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Archaeological Tourism Exchange dall’11 settembre al 15 ottobre mettendo un like sotto la foto della scoperta scelta a questo album International Archaeological Discovery Award “Palmyra” 2026.

Ecco le finaliste dell’International Archaeological Discovery Award “Palmyra” 2026:

1. Albania: rinvenuto nella Valle di Bulqizë il primo ipogeo-mausoleo di epoca romana del Paese

Nella Valle di Bulqizë (Strikçan), le indagini dell’Istituto di Archeologia hanno portato alla luce la prima struttura funeraria monumentale di età romana mai identificata in Albania. Si tratta di un imponente mausoleo di circa 9×6 metri, sviluppato su tre livelli, ovvero scalinata d’accesso, anticamera e cella sepolcrale alta 2,4 metri, che si distingue per la rarità dei reperti architettonici ed epigrafici. Tra questi spicca un’inedita iscrizione bilingue dedicata a Giove e al defunto Gelliano. L’alto status sociale del personaggio è confermato dal corredo deposto all’interno, composto da armi, oggetti in osso, recipienti vitrei e rari frammenti tessili impreziositi da fili d’oro, un insieme che ha spinto le autorità ad avviare urgenti misure per la tutela dell’area.

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2. Egitto: a Taposiris Magna un porto sommerso

A Taposiris Magna la missione guidata da Kathleen Martinez ha portato alla luce i resti sommersi di un antico porto di epoca tolemaica, un’infrastruttura del tutto assente nelle fonti storiche. Protetto da barriere coralline naturali e collegato al tempio da un lungo tunnel sotterraneo, il complesso si trova oggi sott’acqua a causa dell’arretramento della linea di costa di quattro chilometri rispetto all’antichità. La scoperta, che ha restituito ancore e anfore, si unisce ai recenti rinvenimenti di depositi votivi con centinaia di monete raffiguranti Cleopatra VII e oggetti rituali, confermando il ruolo centrale del sito come crocevia tra religione, commercio e potere nel mondo tolemaico. Il nostro articolo per approfondire la scoperta A Taposiris Magna scoperto un importante porto tolemaico mai documentato.

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3. Italia, Pompei: grande sala da banchetto affrescata e dedicata al corteo di Dioniso

Nell’insula 10 della Regio IX, all’interno della cosiddetta Casa del Tiaso, è emersa una grande sala da banchetto decorata con una monumentale megalografia dionisiaca risalente al II stile (40-30 a.C.). Il fregio raffigura un corteo di satiri, iniziandi e baccanti, dipinte su piedistalli come statue ma rese con grande dinamismo, descritte sia come danzatrici sia come fiere cacciatrici. Accanto al celebre ciclo della Villa dei Misteri, unico altro confronto noto per questo genere di rituali, la nuova scoperta introduce un inedito tema venatorio, evidenziato da un secondo registro superiore con animali vivi e morti che arricchisce la documentazione sui culti misterici nel mondo antico.

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4. Italia, Vulci: una testa di fanciulla, scultura greca in territorio etrusco

Nel corso delle indagini condotte dal progetto “Vulci Cityscape” all’interno di un tempio monumentale, scoperto nel 2021, è emersa la testa in marmo di una fanciulla (Kore). Attribuibile a un atelier attico degli inizi del V secolo a.C., la scultura costituisce un rarissimo esempio di statuaria greca in territorio etrusco. Affidata all’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) per gli interventi conservativi e le analisi scientifiche sui materiali, le tecniche di lavorazione e i pigmenti originari, l’opera offre una testimonianza fondamentale per approfondire i rapporti commerciali e culturali tra la Grecia e l’Etruria in età tardo-arcaica.

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5. Turchia: i mosaici con coccodrilli e fenicotteri a Eraclea al Latmo

Nell’antica città di Eraclea al Latmo (Muğla), le ricerche condotte dall’Università di Selçuk nell’area delle terme romane, nell’ambito del progetto ministeriale “Geleceğe Miras”, hanno restituito pavimenti a mosaico di eccezionale interesse. Nel frigidarium sono emerse sei raffigurazioni di coccodrilli affrontati: una presenza anomala per l’area geografica che suggerisce l’opera di un maestro d’arte itinerante, probabilmente formato in regioni dove questi rettili erano diffusi. Nel ben conservato calidarium, il mosaico pavimentale ritrae invece quattro delfini agli angoli, fenicotteri e, nella bocca di questi ultimi, anguille realizzate in pietra rossa, offrendo uno spaccato naturalistico della fauna locale osservata e riprodotta dall’artista antico.

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Anche quest’anno MediterraneoAntico è social media partner online ufficiale di BMTA XXVIII edizione, che si terrà a Paestum (SA) dal 29 ottobre al 1 novembre 2026, e saremo lì per raccontarvi le iniziative che vogliono valorizzare il patrimonio culturale e archeologico di Parchi e Musei.

Enti promotori della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico sono la Regione Campania, la Città di Capaccio Paestum e il Parco Archeologico di Paestum e Velia; sotto il patrocinio del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’Anci, dell’UNESCO. La BMTA è stata insignita come eccellenza nel dialogo interculturale dalle organizzazioni governative internazionali della cultura e del turismo dell’Onu, Unesco e Unwto.

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Chiara Lombardi

Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011) e Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha collaborato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). È stata assistente di ricerca presso la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021). Ricercatrice indipendente, attualmente è anche assistente di ricerca per il Professor Emeritus Malcolm D. Donalson (PhD ad honorem, Mellen University). Organizza e partecipa regolarmente a diverse attività di divulgazione, oltre a continuare a fare formazione. Collabora con la Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia al progetto Nymphè. Archeologia e gioielli, e con la rivista MediterraneoAntico, occupandosi in modo particolare di mitologia. Appassionatasi alla figura della dea Iside dopo uno studio su Benevento (Iside Grande di Magia e le Janare del Sannio. Ipotesi di una discendenza, Libreria Archeologica Archeologia Attiva, 2010), ha condotto diversi studi sulla dea, tra cui Il Grande inno ad Osiride nella stele di Amenmose (Louvre C 286) (Master di I livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie”, 2010); I culti egizi nel Golfo di Napoli (Gruppo Archeologico Napoletano, 2016); Dal Nilo al Tevere. Tre millenni di storia isiaca (Gruppo Archeologico Napoletano, 2018 – Biblioteca Comunale “Biagio Mercadante”, Sapri 2019); Morire nell’antico Egitto. “Che tu possa vivere per sempre come Ra vive per sempre” (MediterraneoAntico 2020); Il concepimento postumo di Horus. Un’ analisi (MediterraneoAntico 2021); Osiride e Antinoo. Una morte per annegamento (MediterraneoAntico 2021); Culti egiziani nel contesto della Campania antica (Djed Medu 2021); Nephthys, una dea sottostimata (MediterraneoAntico 2021). Sua è una pubblicazione una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, The Edwin Mellen Press, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Lo studio approfondisce i diversi legami di Iside in quanto dea dell’Occidente e madre di Horus con alcune delle divinità femminili nonché nei cicli osiriaco e solare; la sua iconografia e le motivazioni che hanno portato ad una sempre crescente rappresentazione della dea sulle raffigurazioni parietali delle tombe. Un’intera sezione è dedicata all’onomastica di Iside provando a delineare insieme al significato del suo nome anche il compito originario nel mondo funerario e le conseguenti modifiche. L’appendice si sofferma su testi e oggetti funerari della XVIII dinastia dove è presente la dea.

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