Con il caldo di agosto c’è chi cerca refrigerio in montagna e chi preferisce un tuffo al mare. Nella Roma barocca, invece, i romani avevano trovato una soluzione decisamente più originale e scenografica: allagare Piazza Navona!

Antonio Joli, Vista di piazza Navona allagata, XVIII secolo, olio su tela. (Ph. Wikipedia)

Per quasi due secoli, ogni sabato e domenica di agosto, la celebre piazza si trasformava in un grande lago artificiale. La tradizione prese vita dopo la realizzazione della Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, inaugurata il 12 giugno 1651.

Il “festivo allagamento” voluto da papa Innocenzo X nel 1652 andò avanti, con alcune interruzioni, fino al 1867.

Veduta di Roma con Piazza Navona allagata, Giacomo Van Lint (Roma 1723 – 1790)

Il meccanismo era semplice: i tombini e gli scarichi delle fontane venivano chiusi così che l’acqua traboccasse fino a ricoprire la piazza, che allora aveva una forma concava. Si arrivava a circa mezzo metro d’acqua: quanto bastava per trasformare il cuore di Roma in un gigantesco “parco acquatico” ante litteram.

Durante quella che venne poi ricordata come una delle più spettacolari tradizioni della piazza, si svolgevano coreografie di battaglie navali e giochi d’acqua per il divertimento del pubblico.

E mentre il popolo si bagnava, giocava e cercava sollievo dalla calura, le grandi famiglie nobiliari facevano del refrigerio una questione di stile.

I Pamphili, padroni di casa grazie al palazzo affacciato sulla piazza, guidavano il corteo e la festa; Colonna e Orsini gareggiavano a colpi di sfarzo, mentre le famiglie Borghese, Barberini, Chigi e Ludovisi non perdevano l’occasione di mostrare il loro prestigio politico-economico, intrecciare relazioni e stringere alleanze.

Dettaglio: Antonio Joli Vista di piazza Navona allagata XVIII secolo, olio su tela. (Ph. Wikipedia)

Per l’occasione venivano costruite delle carrozze speciali che assomigliavano a delle vere e proprie imbarcazioni: gondole, vascelli e creature mitologiche decorate con stucchi dorati e velluti. Le ruote venivano adattate per il nuovo fondo stradale e per sollevare spettacolari spruzzi d’acqua tra gli applausi divertiti della folla. I lacchè, per aumentare lo spettacolo, arrivavano perfino a lanciare monete d’oro e d’argento nel lago per il gusto di vedere i popolani tuffarsi e azzuffarsi per raccoglierle, mentre dalle finestre dei palazzi scendevano cestini con bibite fresche, gelati e rinfreschi per gli ospiti che sfilavano sulle “barche”.

Ph. Luswergh, 1860-1865 circa

Una festa sontuosa, popolare e un po’ folle, che allietava e rinfrescava le calde giornate romane di ogni ceto sociale, una festa sospesa tra refrigerio e ostentazione; insomma, una sorta di Ferragosto barocco.

L’usanza fu talvolta interrotta per il timore delle epidemie e cessò definitivamente nel 1867, quando la nuova pavimentazione eliminò la conca centrale della piazza e il “lago” sparì per sempre.

Insomma, altro che gavettoni di Ferragosto! Nella Roma barocca, principi e signorotti si facevano direttamente un lago in salotto. Anzi, in piazza!

(Ph. Roma Ieri e Oggi)
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