Secondo restauro per l’elmo di bronzo del Principe di Corinaldo (VII sec. a.C.)

0
760

È stato portato a termine il secondo restauro dell’elmo in bronzo rinvenuto nella cosiddetta “Tomba del Principe di Corinaldo” (località Nevola di Corinaldo, Ancona). Il restauro è stato curato dalla prof. Isabella Rimondi che ha coordinato il lavoro degli studenti del corso di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Bologna presso il laboratorio di restauro del Dipartimento di Storia, Cultura e Civiltà con sede operativa a Ravenna.

Gli scavi della necropoli picena erano iniziati nel 2017 quando, nell’ambito dell’archeologia preventiva, grazie ai cropmarks, ovvero i resti archeologici leggibili nel terreno in determinate condizioni chimico-fisiche e in concomitanza con la maturazione delle colture, erano state identificate delle strutture circolari dall’alto.

La ricca sepoltura data al VII sec. a.C. e per tipologia va inserita nelle tombe principesche di Periodo Orientalizzante, di cui si riconoscono gli elementi socio-culturali delle élites di questo periodo che esprimono, attraverso gli oggetti presenti nelle tombe, da un lato l’aspetto e il carattere militare del suo possessore elitario e dall’altro quello rituale, e necessario, del banchetto funebre. Il tumulo ha, infatti, restituito l’elmo sopracitato, due ruote da carro, un parastinchi, tutti in bronzo, e contenitori di cibo e bevande, un’ascia, spiedi ed alari.

Veduta generale della fossa con il corredo elitario del “Principe” di Corinaldo, crediti Pierluigi Giorgi

Il ritrovamento della tomba e dei suoi reperti, da inserirsi in un contesto funerario più grande con probabili altri tre tumuli coevi, è oggetto della mostra “Il tesoro ritrovato. La tomba del Principe di Corinaldo”, che espone 12 pezzi, inaugurata a luglio 2021 e prorogata fino al 30 gennaio 2023 presso la Pinacoteca Comunale C. Ridolfi di Corinaldo.

Advertisement
Articolo precedenteIl DNA degli abitanti di Pompei. Un chiarimento dal Parco Archeologico
Prossimo articoloDelfi: da santuario di Apollo a città cristiana.

Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011) e Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha collaborato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). È stata assistente di ricerca presso la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021). Ricercatrice indipendente, attualmente è anche assistente di ricerca per il Professor Emeritus Malcolm D. Donalson (PhD ad honorem, Mellen University). Organizza e partecipa regolarmente a diverse attività di divulgazione, oltre a continuare a fare formazione. Collabora con la Dott.ssa Nunzia Laura Saldalamacchia al progetto Nymphè. Archeologia e gioielli, e con la rivista MediterraneoAntico, occupandosi in modo particolare di mitologia. Appassionatasi alla figura della dea Iside dopo uno studio su Benevento (Iside Grande di Magia e le Janare del Sannio. Ipotesi di una discendenza, Libreria Archeologica Archeologia Attiva, 2010), ha condotto diversi studi sulla dea, tra cui Il Grande inno ad Osiride nella stele di Amenmose (Louvre C 286) (Master di I livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie”, 2010); I culti egizi nel Golfo di Napoli (Gruppo Archeologico Napoletano, 2016); Dal Nilo al Tevere. Tre millenni di storia isiaca (Gruppo Archeologico Napoletano, 2018 – Biblioteca Comunale “Biagio Mercadante”, Sapri 2019); Morire nell’antico Egitto. “Che tu possa vivere per sempre come Ra vive per sempre” (MediterraneoAntico 2020); Il concepimento postumo di Horus. Un’ analisi (MediterraneoAntico 2021); Osiride e Antinoo. Una morte per annegamento (MediterraneoAntico 2021); Culti egiziani nel contesto della Campania antica (Djed Medu 2021); Nephthys, una dea sottostimata (MediterraneoAntico 2021). Sua è una pubblicazione una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, The Edwin Mellen Press, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Lo studio approfondisce i diversi legami di Iside in quanto dea dell’Occidente e madre di Horus con alcune delle divinità femminili nonché nei cicli osiriaco e solare; la sua iconografia e le motivazioni che hanno portato ad una sempre crescente rappresentazione della dea sulle raffigurazioni parietali delle tombe. Un’intera sezione è dedicata all’onomastica di Iside provando a delineare insieme al significato del suo nome anche il compito originario nel mondo funerario e le conseguenti modifiche. L’appendice si sofferma su testi e oggetti funerari della XVIII dinastia dove è presente la dea.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here