E’ sempre edificante scoprire come le attività che un museo mette in campo possano essere portatrici di effetti benevoli concreti e tangibili.

Cattedrale Romanica di San Casto a Calvi Risorta (CE)

E’ il caso della mostra evento “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ospitata in tre prestigiose sedi: il Castello di Pavia, città tornata ad essere capitale del Regnum Longobardum; il Museo Archeologico di Napoli, portavoce del ruolo fondamentale del Meridione nell’epopea degli “uomini dalle lunghe barbe” e infine il Museo Statale Hermitage di San Pietroburgo.

Per maggiori informazioni su questo importante evento del recente passato, che rappresenta il punto di arrivo di 15 anni di ricerche e indagini archeologiche, vi rimandiamo al nostro articolo al seguente link: https://mediterraneoantico.it/articoli/eventi-mostre-musei/nord-sud-italia-uniti-dalla-mostra-sui-longobardi/

Sotterraneo della Cattedrale

Le riflessioni scaturite da un evento di questa portata, che ha coinvolto circa 50 studiosi e ha visto più di 80 enti prestatori sono molteplici e toccano vari ambiti.

Una di queste riflessioni ha dato vita ad una tesi per il corso di laurea Magistrale in Menagement del Patrimonio Culturale LM/76, che la commissione esaminatrice dell’Università Federico II di Napoli ha voluto premiare con il massimo dei voti e la lode.

La candidata, adesso neolaureata, è la giornalista Eleonora Iasevoli e il titolo della sua tesi il seguente: “Vecchi e nuovi barbari: dal significato culturale al progetto di recupero e valorizzazione di un sito di età longobarda”.

Oggetto del suo lavoro un progetto molto interessante che riguarda il recupero e la valorizzazione economica di un sito archeologico di età longobarda che sorge nel comune di Calvi Risorta, in provincia di Caserta, costituito da grotte scavate nel tufo da monaci di San Basilio per fuggire dalle persecuzioni degli iconoclasti. All’interno di queste chiese rupestri sono presenti dei cicli di affreschi alcuni dei quali databili al X-XI secolo.

Ciclo pittorico della Grotta dei Santi

Un progetto preceduto da una riflessione sulla percezione del barbaro dall’evo antico alla contemporaneità, attraverso la semiotica dell’Arte visiva che le ha permesso di ripercorrere l’evoluzione del concetto nella storia, con il supporto della relatrice Francesca Marone e del correlatore Stefano Consiglio, con il contributo del direttore del Museo Archeologico di Napoli, Paolo Giulierini, divenuta poi un’intervista pubblicata all’interno della tesi stessa.

La filiera che ha portato a questa tesi di laurea ci è piaciuta ed abbiamo deciso di raccontarne brevemente la genesi e di pubblicare di seguito l’intervista rilasciata da Paolo Giulierini. Oltre ai temi legati al concetto di “barbaro” estesi anche all’attualità, traspare chiaramente il pensiero che ha guidato l’agire del direttore del MANN riguardo alla gestione del museo che gli è stato affidato, un pensiero che ci sentiamo di condividere appieno perché dimostra come la diffusione capillare della bellezza in contesti non sempre facili, rappresenti una concreta occasione di cambiamento.

Lastra di Cales

Intervista a Paolo Giulierini a cura di Eleonora Iasevoli

Premessa

La recente mostra sui Longobardi, ospitata al MANN, ha richiamato l’attenzione del grande pubblico su un popolo che nell’immaginario collettivo, evoca la barbarie. Eppure, visitando le sale del museo abbiamo ammirato notevoli tesori artistici e conosciuto una civiltà per molti aspetti raffinata che diede inizio ad un periodo non solo di guerre e scontri, ma anche e soprattutto di grandi alleanze strategiche, di mediazioni tra Mediterraneo e Nord Europa, di contaminazioni culturali tra differenti popoli. Un viaggio che si è dipanato in tre sedi: Pavia, Napoli, San Pietroburgo e che idealmente procede ancora oggi sull’onda del successo ottenuto.

Direttore, cosa si scorge allora nella parola “barbaro”?

Come noto, in questa parola, ogni civiltà ha riconosciuto l’alterità, la minaccia, il disordine. Ogni epoca ha i suoi barbari: per i Greci potevano essere i Celti o gli Sciti, per i Romani i Galli o i Germani, per i Franchi (germani già un tempo ritenuti barbari) gli Arabi. Naturalmente la stessa cosa vale al contrario se ricordiamo il concetto di “infedele” o quello che riteneva dell’Occidente il detentore del trono dell’impero celeste.

Forse l’immagine negativa che si ha ancora di questo popolo è determinata dalla loro invasione dell’Italia, che sui libri di scuola è indicata come la fine della cultura classica e l’inizio dei “secoli bui”.

Di fatto la storia ci ha messo di fronte a temi più complessi, dimostrando che l’apporto culturale e le trasformazioni prodotte da nuovi popoli non sono alla base della caduta, ma del mutamento genetico di società ormai in crisi, senza più orizzonti.

Cosa può fare il MANN per contribuire alla diffusione di una consapevolezza storica più matura?

Questa relatività del punto di vista ci ha portati, nel programmare le mostre del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, a pensare ad un ciclo dedicato prima ai Longobardi, poi ai Bizantini ed infine ai Normanni, popoli che in genere ricevono spazi marginali sui testi scolastici, ma che hanno profondamente segnato la storia dell’Italia tardo antica ed alto medievale.

La Sua direzione del MANN ha segnato un nuovo modo di presentare al pubblico i giacimenti culturali: dinamico, collegato all’offerta turistica, come volano di sviluppo del territorio.

In questo modo, e solo in questo modo, era possibile tentare di fare comprendere la complessità dell’offerta culturale della Campania, non relegabile al solo mondo greco e romano, non circoscrivibile alla sola Pompei. Ne è una prova la stratificazione del paesaggio frutto, negli spazi agrari e nei monumenti diffusi, di apporti incessanti e diversi.

Tornando al tema del “barbaro”, quale messaggio può trasmettere, in proposito, questa mostra sui Longobardi a persone che vivono in un’epoca come la nostra, in cui viene evocato lo “scontro di civiltà” come chiave di lettura della contemporaneità?

Che la “barbarie” è ancipite e muta nel tempo, ma è l’elemento di forza quando si incontra e non si scontra con il nostro modo di intendere la realtà. Dall’approfondimento concettuale di questo tema si possono proporre tante strade di sensibilizzazione delle persone, sino alla valorizzazione di territori caratterizzati dalle tracce lasciate dai popoli “diversi”.

In che modo sarà possibile sviluppare in futuro le suggestioni culturali aperte dalla mostra sui Longobardi?

In questo senso va anche la guida finale, uscita post esposizione, dedicata ai centri longobardi della Campania e curata dal prof. Federico Marazzi: uno strumento utile non solo per le visite, ma per porre le basi di un sistema turistico ed economico basato sulle vie dei Longobardi.

Qual è la metodologia più efficace per trattare tematiche culturali così complesse?

Oggi più che mai occorre affrontare i problemi culturali non più da settori separati, ma con una visione olistica che comprende storia, archeologia, economia, pedagogia, antropologia e molto altro.

 

Eleonora Iasevoli

Laureata in Turismo per i Beni Culturali, con specialistica in Cultural management; Freelance journalist; Accompagnatore turistico; Socia di Legambiente circolo “Parco Letterario Vesuvio”.

 

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Paolo Bondielli

Storico, studioso della Civiltà Egizia e del Vicino Oriente Antico da molti anni. Durante le sue ricerche ha realizzato una notevole biblioteca personale, che ha messo a disposizione di appassionati, studiosi e studenti. E’ autore e coautore di saggi storici e per Ananke ha pubblicato “Tutankhamon. Immagini e Testi dall’Ultima Dimora”; “La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi”; “Ramesse II e gli Hittiti. La Battaglia di Qadesh, il Trattato di pace e i matrimoni interdinastici”.

E’ socio fondatore e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Egittologia.net. Ha ideato e dirige in qualità di Direttore Editoriale, il magazine online “MA – MediterraneoAntico”, che raccoglie articoli sull’antico Egitto e sull’archeologia del Mediterraneo. Ha ideato e dirige un progetto che prevede la pubblicazione integrale di alcuni templi dell’antico Egitto. Attualmente, dopo aver effettuato rilevazioni in loco, sta lavorando a una pubblicazione relativa Tempio di Dendera.

E’ membro effettivo del “Min Project”, lo scavo della Missione Archeologica Canario-Toscana presso la Valle dei Nobili a Sheik abd el-Gurna, West Bank, Luxor. Compie regolarmente viaggi in Egitto, sia per svolgere ricerche personali, sia per accompagnare gruppi di persone interessate a tour archeologici, che prevedono la visita di siti di grande interesse storico, ma generalmente trascurati dai grandi tour operator. Svolge regolarmente attività di divulgazione presso circoli culturali e scuole di ogni ordine e grado, proponendo conferenze arricchite da un corposo materiale fotografico, frutto di un’intensa attività di fotografo che si è svolta in Egitto e presso i maggiori musei d’Europa.

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