Bisogna comunicare con linguaggio moderno il significato dei segni della memoria nel paesaggio vesuviano. E’ considerazione di base del professore Claudio Salerno, presidente dell’Istituto delle Scienze Naturali, noto per la musealizzazione della Casa di Giulio Polibio a Pompei, nel suo  volume  che tratta le esperienze scientifiche e le intuizioni artistiche alla base della una mostra permanente inaugurata nel dicembre 2018 presso la Congrega dell’Immacolata del comune di Sant’Antonio Abate (NA) allo scopo spiegare il valore della sintesi delle tracce  presenti nel paesaggio naturale abatese con un linguaggio accessibile ed intuitivo riguardante le specificità identitarie del territorio di cerniera tra l’area vesuviana e la palude ai piedi dei monti lattari dell’agro nocerino-sarnese.

Sant’Antonio Abate

“Dialoghi   sul   Paesaggio   Vesuviano” coltiva il progetto  di avviare un programma di conoscenza dei fattori  sulla base del racconto delle tracce identitarie sul territorio  confrontandole con le contraddizioni moderne, considerato che l’evoluzione del paesaggio rispecchia la storia sociale e naturale nelle forme produttive e i condizionamenti esterni.  La ricostruzione del paesaggio consente di coglierne le influenze sullo sviluppo urbano e i modi di abitare allo scopo di darne una visione d’insieme nella sua evoluzione e antropizzazione nell’ambito della Valle del Sarno sulla base di antichi e recenti valori identitari.

Il testo Dialoghi sul Paesaggio Vesuviano relativo al Comune di Sant’Antonio Abate parte dal restauro ricostruttivo della chiesetta di Sant’Antonio di Vienne nelle Paludi di Lettere, oggi Congrega dell’Immacolata con strutture archeologiche di epoca romana. Le installazioni video sonore ed olfattive che vi sono state montate servono a recuperare l’identità del territorio. Gli elementi di base sono la chiesetta come icona dell’origine del nucleo abitativo, villa Cuomo di casa Salese come  testimonianza archeologica e il fiume Sarno elemento fondante del profilo urbanistico del territorio. L’Antica Congreca del basso medioevo e  la storia dell’Ordine dei Cavalieri del Fuoco Sacro rientrano a pieno titolo nella storia identitaria abatese perciò il suo restauro è stato colto come opportunità per raccontarla a partire dallo scavo di un’antica strada romana. Un altro tema identitario è dato dall’incontro di Antonio con il sé nel deserto,  luogo dell’Anima nel suo eremitaggio.

Sant’Antonio Abate

Il tema del corvo e il deserto come rapporto tra la predicazione cristologica e la tradizione introspettiva dei primi millenni. Il terzo step spiega il rapporto dell’uomo con l’acqua riflettendo sui segni che il  tempo ha incastonato sul paesaggio fluviale. Altro elemento fondante riguarda l’alchimia erboristica nella cura delle malattie della pelle (come l’Herpes Zoster – Fuoco di San’Antonio – che si cura con l’hypericum perforatum che si trova sui monti lattari. Ultimo elemento è dato dai reperti delle ville rustiche di epoca romana. La sintesi di questi elementi di origine, portata e significato diverso si può comunicare solo  con l’opera d’arte con cui si comunicano velocemente concetti complessi, giocando sull’intuizione per la trasmissione dello scenario complessivo.

Partendo intorno al 1470 La Chiesetta è stata reiteratamente seppellita da eventi alluvionali. Le sue strutture antiche interrate consentono attualmente di stabilire il piano di calpestio di epoca romana. Sul finire del XVIII sec. quei locali furono adibiti a cripta funeraria, successivamente assunsero il rango parrocchiale  trasferito poi in nuova chiesa. Nell’Ambito della Confraternita dell’Immacolata Concezione (1834) l’antica chiesetta sottostante fu riservata al culto più segreto di cripta funeraria. Ora il complesso architettonico  è stato restaurato. La mostra che vi è stata installata ripercorre la storia peculiare dell’agro nocerino-sarnese, con particolare attenzione al territorio del comune di Sant’Antonio Abate (NA) con la sua eredità storica, archeologica, culturale ed antropologica di particolare interesse.

Diversi fattori, naturali e antropici, hanno caratterizzato, in epoche successive, la storia e l’identità della sua popolazione e del suo paesaggio. Un progetto del Comune di Sant’Antonio Abate ne ha espresso la sintesi mediante installazioni artistiche nell’antica cripta della Chiesetta di Sant’Antonio di Vienne (oggi Congrega dell’Immacolata). Installazioni video, sonore ed olfattive che recuperano l’identità storica del Monumento e dello stesso territorio circostante in un’esposizione di documenti,  ricca di segni, simboli e suggestioni, richiami e tracce di memoria archeologica e medioevale  e dell’ ambito naturale, paludoso e boschivo ai margini della collina di  Lettere e dei racconti popolari dei “sarrastri” ancora presenti nella tradizione popolare.

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