Dalla I cataratta nel sud dell’Egitto sino alla IV cataratta in Sudan, per un tratto di circa 1000 km, è stata individuata, studiata e analizzata da un gruppo internazionale di ricercatori una rete di frangiflutti fluviali costruiti oltre 3000 anni fa. Si tratta di 1300 muri a secco messi in opera all’interno di canali attivi, di pianure inondate stagionalmente e in cinture di paleocanali dell’Olocene ormai asciutti.

Questi muri funzionavano come organi di controllo per le inondazioni e i flussi del Nilo, probabilmente anche per rispondere ai cali della portata del fiume e immagazzinare quanto più limo possibile per rendere la terra fertile più a lungo.

Lo studio è stato condotto nell’ambito dell’Amarna West Research Project del British Museum in collaborazione con la Sudanese National Corporation for Antiquities and Museum e ha portato alla mappatura tramite telerilevamento e rilevamento da drone dell’area, al confronto con le fonti storiche e fotografiche antiche – alcuni di questi frangiflutti comparivano, infatti, nelle fotografie aeree della Royal Air Force del 1934 – e alla definizione di una cronologia provvisoria, basata su indagini etnoarcheologiche e sulle datazione al radiocarbonio (C14) delle strutture nel nord del Sudan. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Geoarchaeology al seguente link https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/gea.21965

Mappa dei frangiflutti individuati tramite telerilevamento e rilevamento da drone, confrontate con le fotografie della Royal Air Force, ph. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/gea.21965

Il team di ricercatori si è anche occupato dell’analisi delle implicazioni economiche e storiche di questo tipo di ingegneria idraulica nella Valle del Nilo negli ultimi tre millenni: secondo quanto raccontano gli agricoltori sudanesi, questa tipologia costruttiva è stata applicata sino agli anni ’70 del ‘900 e la terra formata da alcuni muri è tutt’ora coltivata. Infatti, le strutture – alte circa 1m, lunghe da pochi metri sino a 200m e spesse non più di 2m – consentivano la sedimentazione del limo grazie alla loro conformazione architettonica, rendendo così la terra naturalmente coltivabile senza il bisogno di ulteriori bonifiche. Si tratta, quindi, di un’importante opera di ingegneria idraulica che affonda le sue radici nelle comunità indigene nubiane vissute attorno al 1000 a.C. e applicata tutt’ora.

Esempi delle costruzioni murarie, ph. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/gea.21965

 

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Appassionata fin da piccola alla storia e all’archeologia, dopo la maturità classica si iscrive alla facoltà di Lettere – curriculum Scienze dell’Antichità – presso l’Università degli Studi di Milano, laureandosi nel 2019 con una tesi di carattere archeologico-egittologico dal titolo Imhotep scriba e medico: dall’Egitto del III millennio a.C. ad oggi. Si iscrive successivamente alla facoltà di Archeologia dell’Università degli Studi di Milano dove si laurea nel 2021 con votazione 110/110 e lode sviluppando una tesi in ambito egittologico dal titolo La Casa della Vita nell’Egitto Antico: luoghi, riti, funzionari.

Ha partecipato a due laboratori di scavo archeologico: il primo sul sito di Urvinum Hortense a Collemancio di Cannara (PG) di epoca romana con l’Università degli Studi di Perugia; successivamente sul sito archeologico di Nora (Pula, CA) nella sezione competente all’Università degli Studi di Milano, quindi di epoca romana, contribuendo anche alle operazioni di post-scavo.

1 COMMENTO

  1. La civiltà dell’antico Egitto continua ancora a colpire l’attenzione e l’immaginazione del pubblico in tutto il mondo svelando poco per volta il suo fascino misterioso durevole ed enigmatico dalla maestosa architettura delle Piramidi alla perfetta organizzazione del percorso della sua unica fonte di vita cioè il Nilo.

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