Premessa

Un eminente egittologo ha scritto: “Nell’antico Regno il gioco di Mehen, una sorta di antenato del nostro gioco dell’oca….1 Questa affermazione è comune a tutti coloro che citano il nostro moderno gioco dell’oca, ma a mia conoscenza, nessuno ha cercato di verificare quanto può essere vera o falsa l’associazione tra l’antico gioco egizio mehen e il gioco dell’oca.
Lo scopo di questo mio scritto è di sondare il significato degli oggetti e dei testi egizi e poi le tavole del gioco dell’oca per giungere, per quanto possibile, a una conclusione.

1) J. P. Corteggiani, L’Egypte ancienne et ses dieux, Fayard, Paris 2007 . dio Mehen pagg. 312-313.

L’antico gioco mehen ovvero il gioco del serpente

Nella religione egizia il dio Mehen è un enorme serpente il cui ruolo principale è proteggere il dio solare Ra nel suo percorso notturno per garantirgli la rinascita e la ricomparsa in cielo ogni mattina. Mehen significa “Colui che è avvolto (nelle sue spire)”.
Alcuni esemplari del gioco sono giunti fino a noi già dal periodo predinastico scomparendo poi con la fine dell’Antico Regno. Quindi le tavole di questo gioco, poco più di una decina, hanno avuto vita breve. Il gioco è conosciuto anche dalla sua rappresentazione in alcune tombe. Una di tali rappresentazioni si trova nella tomba di Hesira a Saqqara (III din.) (fig. 1) e nella tomba di uno scriba di nome Rashepsis (IV din.) (fig. 2). Queste rappresentazioni mostrano il gioco e alcuni individui che muovono delle pedine sulle caselle del gioco.

Fig. 1 – Il gioco mehen nella tomba di Hesira, III dinastia (da www.pergioco.net)
Fig. 2 – Il gioco mehen nella tomba di Rashepsis, IV dinastia (da www.pergioco.net)

Non tutte le tavole del gioco hanno le caselle, quindi si deve ritenere che i giochi senza caselle siano votivi e che essi fossero posti nelle tombe per il loro simbolismo misterico. Il numero delle caselle, quando esse esistono, è estremamente differenziato, da 29 a 400. Le tavole del gioco mehen più note custodite nei musei sono:
– il gioco che appartiene al Museo di Leida (V-VI din.), senza caselle, è di calcare dipinto e ha un diametro di 42 cm. (fig. 3);
– il gioco del Museo del Louvre (II din.), è di faience, ha numerose caselle e un diametro di 19,3 cm.2 (fig. 4);
– l’esemplare del gioco conservato nel Museo dell’Istituto Orientale di Chicago (III-VI din.), è di alabastro, ha le caselle3 e il diametro misura 14,5 cm. (fig. 5);
– il gioco del Petrie Museum (predinastico), è di calcare, con caselle e il suo diametro è di 28,8 cm., a una estremità ha un foro (fig. 6);
– il gioco del British Museum (epoca thinita) è di calcare con caselle e il suo diametro è di 37 cm. (fig. 7). Nel volume la didascalia relativa alla foto di questo gioco segnala una anomalia: “I due segmenti che inquadrano la depressione fanno pensare a un occhio ….” e manca la testa del serpente.4

2) Questo gioco è stato trovato nella tomba del re Peribsen (II din.) con altri 2 esemplari.
3) Questo gioco ha 127 caselle.
4) Art du jeu, jeu dans l’art, catalogo di una mostra; volume edito da Réunion des Musées Nationaux, Paris 2012: a pag. 42 c’è una sintesi del gioco mehen e del suo significato, a pag. 43 c’è la foto del gioco del British Museum.

Fig. 3 – Il gioco mehen del Museo di Leida, V-VI dinastia (Egitto, Splendore millenario, la collezione di Leiden a Bologna, Skira, Comune di Bologna 2915, pag. 129)

Alcuni esemplari del gioco mehen hanno una particolarità importante: essi si presentano nella consueta forma di un serpente avvolto nelle sue spire, con la testa al centro della spirale; ma dalla parte della coda del serpente è rappresentata un’oca. L’oca compare, ad esempio, nel gioco de Museo di Leida (fig. 3) e nel gioco del Museo di Chicago (fig. 5). Quale significato dare alla presenza dell’oca? Un’ipotesi è che si alluda all’origine della creazione: l’oca avrebbe deposto l’uovo primordiale da cui nacque il demiurgo Atum-Ra5; il serpente Mehen avrebbe poi protetto dai pericoli Atum-Ra fino al suo sorgere nella prima alba della creazione.

La rappresentazione del gioco mehen sulle pareti di alcune tombe mostra dei giocatori che muovono delle pedine sulla tavola del gioco. Pedine d’avorio a forma di leone e leonessa sono state trovate in gran numero tra gli arredi funerari delle tombe, così come degli amuleti6. Il gioco mehen è citato nei Testi delle Piramidi, ma il suo significato simbolico si chiarisce specialmente nei Testi dei Sarcofagi7. Esiste uno studio basilare sul dio serpente Mehen e sul gioco mehen: Mehen, Mysteries, and Resurrection from the Coiled Serpent8. Il testo di questo studio mi farà ovviamente da guida in questo articolo.

5) Bresciani, Testi religiosi dell’antico Egitto, Arnaldo Mondadori ed., Milano 2001: a pag. 31 è esposta “La creazione secondo Tebe“. In questo testo la creazione è opera del “Grande Starnazzatore“. Nella nota di pag. 32 la Bresciani afferma che il riferimento è al mito cosmogonico ermopolitano che indicava la nascita del demiurgo da un uovo iniziale. Ricordiamo che l’oca era sacra al dio Amon.
6) Art du jeu, jeu dans l’art, op. cit.: una foto delle pedine è a pag. 45, una foto di un amuleto è a pag. 128.
7) Le formule sono controllabili in Barguet, Textes des sarcophages égyptiens du Moyen Empire, Les Editions du Cerf, Paris 1986 oppure in Faulkner, The Ancient Egyptian Coffin Texts, 3 volumi, Aris & Phillips, Warmminster 1986 (reprint): nel testo di Faulkner il serpente Mehen non è mai citato col suo nome ma solo con la traduzione inglese “Coiled One“.
8) L’autore è P. Piccione, l’articolo è stato pubblicato sul Journal dell’A:R:C:E: nel 1990/vol. XXVII, pagg. 43-52.

I Testi dei Sarcofagi sono posteriori al periodo delle piramidi, vale a dire che le tavole del gioco mehen sono ormai scomparse. Però, curiosamente, una formula del Libro delle Due Vie, la formula 1103, specifica che “Chi viaggerà sul gioco mehen, la cui dignità è grande, Thot lo giudicherà nel primo mattino“. Il gioco mehen è così definito come un mezzo per giudicare la vita del defunto, un giudizio finale da parte del dio Thot per la conseguente vita eterna.
Le formule dei Testi dei Sarcofagi sono fondamentali per comprendere il ruolo del dio serpente Mehen e le sue relazioni con il dio Atum-Ra con cui il defunto si identifica.

Nelle formule 493-495 il defunto dichiara di essere. in possesso della sua anima (ba) e della sua ombra. Poi aggiunge “Io sono uno che i demoni criminali hanno rispettato per i misteri di Mehen“. I misteri di Mehen sono descritti nei testi che accompagnano una vignetta rappresentata nel sarcofago del generale Sepi (XII din.)(fig. 8), nel Museo Egizio del Cairo9. Sono le formule 758-760. La vignetta mostra un luogo dell’aldilà in cui Mehen circonda 9 strade concentriche. 4 strade infuocate, di colore rosso, si alternano con 5 strade di colore nero. A destra e a sinistra del cerchio di fuoco ci sono delle porte. Al centro della vignetta è rappresentato il dio sole Ra in trono con una corona atef in capo. La corona mostra anche teste e corpi di serpente, forse il dio Mehen. Il defunto è identificato come “Lo stanco che è uscito dall’occhio“, La formula 758 dice che Mehen custodisce le porte; la formula 759 afferma che Mehen conosce il percorso ed esercita la sua protezione; la formula 760 garantisce che “Colui che conosce il nome di queste strade sarà colui che entrerà in Mehen. Colui che conosce questa formula non perirà mai, egli vivrà come vive Ra“. Quindi la conoscenza di queste formule facilita il defunto ad attraversare le porte e unirsi al dio Ra al centro di quella specie di spirale, garanzia di rinascita.

Le formule 758-760 sono più che sufficienti per interpretare il significato delle formule sul gioco mehen citate nei Testi delle Piramidi (TdP)10. Ovviamente nei TdP il defunto protagonista di queste formule è il re.

9) The Egyptian Museum Cairo, Official Catalogue: la vignetta del sarcofago di Sepi ha il n. 95. I compilatori del catalogo hanno scritto che al centro delle spire si trova il dio Osiri; evidentemente non hanno controllato i testi a lato dalla vignetta e sono tratti in errore dalla corona atef, tipica di Osiri, in questo caso indossata da Ra.
10) Le formule citate dei testi delle piramidi sono controllabili in Faulkner, The Ancient Egyptian Pyramid Texts, 2 volumi, Oxford 1969

Fig. 8 – The Egyptian Museum Cairo, Official Catalogue: la vignetta del sarcofago di Sepi ha il n. 95

La formula 332c dei Testi delle Piramidi dice che “N è colui che è uscito dal gioco mehen“, quindi N ha compiuto quel percorso che gli garantisce la rinascita. La formula 758 dei TdP riferisce che N, il re, è nelle spire del serpente e conclude che “Come N riposa nelle tue spire, così N risiede nel gioco mehen“. La formula 659 dei TdP impone a N: “Prendi per te queste bianche pedine d’avorio e muovile sul gioco mehen come una freccia nel loro nome di freccia“. C’è fretta di arrivare alla fine del gioco per ottenere la vita eterna. Le pedine del gioco sono concepite come se fossero inghiottite dalla testa dell’oca per viaggiare nel corpo del serpente e uscire infine vittoriose dalle sue fauci. La formula 626 dei TdP riporta che “N aleggia come un falcone. La faccia di N è nel gioco mehen di questo Shesmu“. La formula prosegue garantendo che la presenza di N sul gioco è associata con la sua divina trasformazione. La presenza del dio Shesmu in questa formula è ambigua perché Shesmu è il dio del Torchio con una funzione ambivalente: con il torchio si produce olio e vino, ma con il torchio si macellano anche i nemici di Ra. Lo scritto della formula mi fa ipotizzare che a questo proposito nel gioco mehen ci sia una casella che potrebbe essere negativa e rallentare il percorso del defunto verso la salvezza. Ricordo che la formula 423 dei Testi dei Sarcofagi, citata più sopra, afferma che Mehen ha evitato i demoni criminali: in queso caso potrebbe trattarsi di una casella che invece favorisce il percorso del defunto.

Il gioco mehen, come oggetto, scompare alla fine dell’Antico Regno, forse a causa dei conflitti sociali esplosi in quel periodo. Poi si diffonde la moda di un nuovo gioco di carattere religioso, il senet. Ma rimane il ricordo del gioco mehen nel Nuovo Regno come provano il capitolo 712 del Libro dei Morti: “I tuoi denti sono le teste di Mehen, al suo interno giocarono i due signori“: forse i denti alludono alle pedine e le teste alle teste dell’oca e del serpente. I due signori sono Horus e Seth. Inoltre, nel Field Musem di Chicago è conservato un gioco mehen, attribuito al Nuovo Regno: il gioco, di faience blu, non ha caselle e ha un diametro di 25 cm. È certamente un oggetto votivo11. Nel Nuovo Regno il significato religioso del gioco del serpente viene espresso con limpida evidenza con le immagini del Libro dell’Amduat: nell’11a ora Ra, avvolto nelle spire di Mehen, procede nella sua barca trainata verso un enorme serpente (fig. 9); nella 12a ora la barca del dio entra nella coda del serpente e dalle sue fauci il dio esce come Khepri, la sua forma come infante12 (fig. 10).

11) Piccione, op. cit., fig. 5.
12) Apt & Hornug, Knowldege for the Afterlife, The Egyptian Amduat, Living Human Heritage Publication, Zurigo 2003; curiosamente Hornung ritiene che il serpente della 12a ora sia Apopi, Piccione ritiene invece che sia Mehen.

Fig. 9 – Dalla tomba di Sethi I (foto dell’autore)
Fig. 10 – Abt & Hornug, Knowldege for the Afterlife, The Egyptian Amduat, Living Human Heritage Publication, Zurigo 2003, 12a ora

Il gioco mehen ricompare nella XXVI dinastia rappresentato sulle pareti di alcune tombe. In questo periodo vengono riprese alcune forme estetiche del periodo tinita-Antico Regno e le immagini del gioco mehen costituiscono un arcaismo secondo la moda di quel periodo. Dopo questo sprazzo di vita il gioco scompare dall’Egitto. Però una variante del gioco mehen si è diffuso nell’area mediterranea: all’alba del II millennio molti ritrovamenti sono avvenuti a Cipro e a Creta13. Infine, l’egittologo americano Timoty Kendall riferisce di avere osservato nel Sudan degli individui intenti a un gioco simile al gioco del serpente.

Alcune formule dei Testi dei Sarcofagi mostrano un’associazione del dio Mehen con gli occhi di Re o di Horus. Questi testi mi interessano per il seguito di questo articolo sul “gioco dell’oca“:
– Formula 316: “Mehen è la spira del mio occhio“;
– Formula 759: “Mehen è la miriade di occhi di Ra“;
– Formula 905: “Mehen è l’occhio sano di Horus“;
– Formula 1123: “Mehen ha riempito l’occhio di Horus“.

13) Art du jeu, jeu dans l’art, o. cit., : a pag. 45 c’è la foto di uno di tali giochi dei circa 200 trovati a Cipro.

Il moderno gioco dell’oca

Non si ha alcuna notizia ufficiale del gioco dell’oca fino al 1580 quando Francesco I Medici offre in dono una copia del gioco al re Filippo II di Spagna che ne rimane deliziato. In questo stesso secolo sono apparse altre copie del gioco dell’oca: una di tali stampe è citata nel catalogo di uno stampatore di nome Lucchino come “Nuovo et piacevole Gioco dell’Ocha” in data 1598; un esemplare del gioco, stampato in Italia, è conservato a Londra nel British Museum. Negli anni successivi il gioco dell’oca si diffonde in tutta Europa.
Da notare che tra il gioco mehen e la comparsa ufficiale del gioco dell’oca nel 1580 c’è un lungo intervallo di circa 2000 anni. Ma il gioco potrebbe avere continuato la sua vita oralmente14.

14) Così afferma Iannilli ne Il Dilettevole Gioco dell’Oca. Le rivelazioni della cabala e dei tarocchi al servizio del Gioco dell’Oca, Associazione Culturale Mimesis, Milano 1999, pag. 4.

Nel XV secolo si assiste allo sviluppo delle tecniche di stampa che consentirà nel secolo successivo di stampare da matrici in legno xilografici i fogli dei giochi da tavolo in voga. Tali fogli venivano poi colorati e adornati con alcune figure essenziali per il gioco.
Nel XVI secolo sono numerosi i giochi da tavolo che comportano l’uso dei dadi. I cataloghi degli stampatori offrono una documentazione abbondante di titoli diversi: tra i primi giochi citati compaiono “Scacchiero con la sua dichiarazione, il Gioco del Pela Chiu, il Gioco dell’Oca, il Gioco del Gambaro”. Negli anni successivi i giochi si moltiplicano, ma spesso sono varianti di altri giochi più noti. La gran parte di questi giochi è scomparsa, mentre il gioco dell’oca è giunto felicemente fino all’Ottocento e oltre come uno dei giochi da tavolo più partecipati15, tanto che ancora ai giorni nostri ce lo ricordiamo.

15) Una sintesi storica dei giochi da tavolo e degli stampatori si trova in A. Milano, Giochi da salotto*Giochi da osteria nella vita milanese dal Cinquecento all’Ottocento, Edizioni Mazzotta, Milano 2012, pagg. 12-17.

Vale la pena di rilevare fin da ora che la spirale del gioco dell’oca è del tutto analoga al serpente avvolto nelle sue spire del gioco mehen. Le tavole del gioco dell’oca sono contornate spesso da 4 oche, una per ogni angolo della tavola. Talvolta al posto delle oche, o negli spazi liberi della tavola, sono descritte le regole del gioco. Al centro della tavola sono rappresentate immagini diverse, che possono essere un’oca o nobili signori a banchetto o scene che fanno riferimento a specifici eventi del periodo in cui è stata stampata la tavola del gioco (fig. 11a, b, c, d)16.

16) Le tavole 11a e 11b sono allegate al volume di Iannilli. La tavola 11a è la copia di una tavola del gioco pubblicata a Venezia nel 1640, la figura 11b è la copia di un gioco pubblicato a Milano agli inizi del Settecento.

Pino Ianilli ha scritto un volumetto interamente dedicato a Il dilettevole Gioco dell’Oca. Le sue riflessioni, le sue tesi e l’interpretazione del significato del gioco sono preziose per me perché mi consentono di verificarle con le mie ipotesi che hanno un’origine diversa dalla sua. Il mio scopo, come ho scritto in Premessa, è di verificare la discendenza diretta del gioco dell’oca dall’antico gioco egizio del serpente (o mehen). A pagina 3 del testo di Iannilli c’è una foto di un grossolano gioco mehen di calcare che la didascalia attribuisce a Babilonia (!). Nel testo non si fa mai riferimento all’antico Egitto e neppure al gioco mehen. Iannilli ha un punto di partenza ben preciso: il Medioevo. E per il gioco dell’oca sono importanti i labirinti che nelle cattedrali erano oggetto di devozione. Il gioco dell’oca, che per Iannilli ha come principale riferimento i labirinti, assume da questi la caratteristica di rappresentare al termine della spirale, la 63a casella, l’arrivo al “Tempio di Gerusalemme. cioè, a dire, la casa della vita17. È evidente che Iannilli dà al gioco dell’oca significati mistici, tanto da aggiungere che la meta del gioco era una meta spirituale, un luogo di iniziazione. La conclusione di Iannilli è che la 63a casella del gioco rappresenta un “grande momento di passaggio“, un “grande ingresso“, un “grande inizio di un ulteriore ciclo di là da venire18.
Le conclusioni di Iannilli sul significato del gioco dell’oca sono, con una terminologia aggiornata, sostanzialmente analoghe al significato del protostorico gioco mehen, quindi sono condivisibili. Ma ci sono altri punti significativi da interpretare.

17) Iannilli, 1999, op. cit., pag. 9
18) Iannilli, 1999, op. cit., pag. 11

La tavola del gioco dell’oca costituisce un percorso a spirale di tre giri con caselle disposte in sequenza lungo la spirale (fig. 11a, b, c, d). Alcune caselle sulla spirale mostrano immagini che indicano i pericoli che si possono incontrare nel percorso: il Ponte (casella 8), l’Osteria (casella 19), il Pozzo (casella 31), il Labirinto (casella 42), la Prigione (casella 52), la Morte (casella 58)19. Se la puntata dei dadi costringe a entrare con i pedoni in queste caselle si incorre in una penale del tipo: fermarsi, retrocedere e perfino tornare al punto di partenza, la casella n. 1 all’inizio della spirale. Ogni 4-5 caselle compare un’oca che invece facilita il percorso verso la vittoria, vale a dire la 63a casella alla fine del gioco.

19) Nella lunga vita del gioco dell’oca si possono trovare alcune minime varianti alle caselle pericolose.

Anche nell’antico gioco mehen dovevano esserci delle caselle pericolose da evitare. Queste caselle non ci sono note, ma ad esse alludono i pericoli da cui il dio Atum-Ra doveva essere protetto dal dio serpente Mehen durante il percorso verso la rinascita.
Il gioco dell’oca non richiede abilità fisica o intellettuale, ma è la sorte che decide tramite i dadi, secondo il capriccio della fortuna20. Secondo Iannilli l’andamento del gioco, con le sue caselle positive e negative, può essere percepito dal giocatore come una presa di coscienza del suo percorso di vita21.

20) Iannilli, 1999, op. cit., pag. 8;
21) Iannilli, 1999, op. cit., pag. 5.

Iannilli, prendendo a riferimento la cabala e il gioco dei tarocchi. dà un significato a ciascuno dei numeri significativi del gioco: il Ponte (8), l’Osteria (19), il Pozzo (31), il Labirinto (42), la Morte (58). Può darsi che la sua analisi sia corretta, ma noto che essa si basa su numeri elementari giostrati in vario modo: ad esempio, il n. 31, che in sé non ha alcun significato, viene interpretato scindendolo nei suoi componenti, 3 e 1. Gli stessi numeri base elementari interpretati da Iannilli fanno parte dell’arsenale magico egizio della concezione eliopolitana: 1-3-4-5-7-9-14. J-C. Goyon documenta con dovizia di notazioni il significato di questi numeri per gli egizi, ma la complessità delle argomentazioni va oltre gli scopi di questo articolo22.
Un aspetto interessante è capire perché il gioco dell’oca ha 63 caselle. Innailli scrive che nel Medioevo si credeva che la vita dell’uomo si dividesse in varie tappe, per l’esattezza 9 cicli di 7 anni ciascuno. Ogni casella del gioco rappresenta un anno, quindi 7×9=63. Il numero 7 è magico per definizione e il numero 9 può essere scomposto in 3×3 o 4+5, combinazioni che l’autore considera significative23.

22) J-C. Goyon, Numero e Universo: riflessione su alcuni riferimenti numerici dell’aesenale magico dell’Egitto faraonico, pagg.57-76; l’articolo di Goyon è pubblicato nel volume La Magia in Egitto ai Tempi dei Faraoni, Arte e Natura Libri, Milano 1987;
23) Iannilli, 1999, op. cit., pag. 11.

La mia ipotesi per spiegare le 63 caselle del gioco dell’oca ritengo che sia più consistente perché fa riferimento direttamente a un mito egizio: la somma aritmetica delle parti componenti l’occhio di Horus dà come totale 64 (fig.12)24. Dopo la XXVI dinastia il gioco mehen ha perso in tutto in parte il suo significato religioso ed è diventato un gioco in senso proprio. Le regole del nuovo gioco forse sono rimaste le stesse del gioco mehen, però si è dovuto rimediare alla straordinaria varietà del numero di caselle del gioco mehen. Nei Testi dei Sarcofagi alcune formule citano espressamente gli occhi di Horus, come ho riportato più sopra, e come forse mostra la tavola del gioco conservata nel British Museum (fig. 7). Ma il gioco dell’oca termina con 63 caselle, la 64a casella è stata omessa. Perché? Si può ritenere che nel lontano passato in cui si è formato il gioco dell’oca non abbiano dato importanza a questa minima variazione. Oppure, con una ipotesi più concettuale, si è voluto indicare che il percorso del defunto, nel suo processo all’interno delle spire del serpente Mehen si conclude con la 63a casella. La 64a casella è stata omessa perché da qui inizia un nuovo ciclo di vita che forse si riassume nelle vignette che si trovano al centro delle più antiche tavole del gioco dell’oca. La 64a casella, se fosse stata inserita nel gioco, avrebbe dovuto essere simile, nel suo significato, alla scena della XII ora dell’Amduat, in cui si vede il dio Ra entrare nella coda di un grande serpente e uscire dalle sue fauci come Khepri, un sole infante che inizia il suo nuovo ciclo quotidiano (fig. 10).

24) Gardiner, Egyptian Grammar (2a edizione), At the Oxford University Press, London 1950: l’Occhio di Horus è a pag. 197.

Fig. 12 – L’Occhio di Horus e le frazioni (da mama.edu.ti.ch)

L’allusione all’occhio sano di Horus suggerisce che la 63a casella del gioco dell’oca abbia anche il significato di “integro“, “sano“, “vincitore della morte“. Una conferma a questa ipotesi la fornisce Iannilli quando riferisce, sulla base di considerazioni che iniziano con le Crociate, che la 63a casella al centro del gioco era nominata “casa della vita25. Non lo sapevo e ne prendo atto. Credo che qui la locuzione casa della vita abbia il significato di luogo in cui si vive. Ma se penso all’Occhio di Horus e al suo significato di integrità e salute ritengo che il significato di casa della vita possa essere inteso come il “luogo in cui si ri-vive“.

25) Iannilli, 1999, op. cit., pag. 10.

Il gioco dell’oca è definito un gioco di percorso che ha significati simbolici certificati dalla sua struttura complessiva e da certe strutture numeriche che alludono a un viaggio iniziatico26. Così si può avanzare l’ipotesi che il gioco dell’oca abbia conservato sottotraccia alcuni significati propri del gioco mehen. Per uno strano scherzo del destino la tavola del gioco dell’oca della figura 11d mostra al centro una grande oca e alla casella 63 l’iscrizione “il sole vince“. Un egizio del tempo delle piramidi non avrebbe potuto fare di meglio.
Naturalmente il giocatore moderno non ha il minimo senso delle simbologie misteriche del gioco dell’oca. Per lui è in causa la sorte, la fortuna che si manifesta nel lancio dei dadi.
Ora c’è da chiedersi perché questo gioco è stato chiamato gioco dell’oca.
Iannilli afferma nel suo volumetto che non esiste una spiegazione, ma ricorda che l’oca compare in storie e leggende oltre che in moderne espressioni comuni del tipo “camminare come un’oca“, “il passo dell’oca“, “sei un’oca“, ecc.27.
Per quanto mi riguarda la spiegazione è più semplice perché la mia ricerca parte dal presupposto che il moderno gioco dell’oca sia l’erede dell’antico gioco mehen. Le tavole del gioco mehen erano costituite da un’oca e da un serpente: quando il gioco si è trasferito gradatamente verso l’Italia si è preferito il benigno nome di oca piuttosto che quello di un temibile animale, il serpente, tanto più che nel frattempo il serpente ora non è più una divinità.

26) Si veda ad esempio in Google Wikipedia alla voce Gioco dell’Oca;
27) Iannilli, 1999, op. cit., pagg. 7-8.

Questo articolo è nato dal proposito di confermare un legame tra l’antico gioco mehen e il moderno gioco dell’oca. Credo che gli indizi raccolti siano numerosi e sufficientemente probanti per confermare questa dipendenza, pure nell’intervallo di tempo che li separa e del particolare significato religioso del gioco mehen.

Gilberto Modonesi – Milano, Novembre 2023

In copertina: gioco Mehen, V-VI dinastia – Rijksmuseum van Oudheden, Leiden (Copyright: Rob Koopman – CC BY-SA)

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Gilberto Modonesi

Ho iniziato a interessarmi dell’Egitto antico nel 1960. Nel 1964 mi sono sposato e il viaggio di nozze è stato il mio primo viaggio in Egitto. A metà ottobre il primo cortile del tempio di Luxor era allagato dall’acqua dell’inondazione del Nilo e anche le basi dei colossi di Memnon erano in acqua. Ad  Aswan i russi stavano costruendo la Grande Diga.

Nel 1980, dopo la nascita di due figli, ho effettuato la navigazione sul Nilo con tutta la famiglia. Nel 1985 ho partecipato con mia moglie a un viaggio organizzato dal Dr. Mario Tosi. Da allora e fino al dicembre del 2010 sono stato in Egitto almeno 35 volte. Agli inizi ho visitato i vari siti archeologici in taxi solo con mia moglie.. Quando sono iniziati gli attentati contro i turisti ho organizzato viaggi turistici in modo da avere una scorta militare. In questi viaggi io avevo il ruolo di “responsabile culturale”. Grazie a tutti questi viaggi ho potuto visitare i siti archeologici dal nord al sud dell’Egitto, quelli di tutte le oasi e i monumenti del Lago Nasser. Ho fatto un viaggio anche nel Sinai per visitare il tempio di Serabit el-Khedim.

Il viaggio del dicembre 2010 è stato il mio ultimo viaggio a causa della rivoluzione egiziana, poi per miei problemi di salute e successivamente anche di mia moglie.

Per arricchire la mia conoscenza dell’antico Egitto e per seguire gli sviluppi delle ricerche mi sono iscritto a varie associazioni internazionali e nazionali:

  • International Association of Egyptologists
  • Amici del Museo Egizio di Torino
  • American Research Center in Egypt
  • Fondation Egyptologique Réine Elisabeth
  • Egypt Exploration Society
  • Associazione Culturale Harwa 2001
  • Centro Egittologico Comasco F. Ballerini

Dal 2020 non ho più rinnovato la mia iscrizione a queste associazioni a causa della mia situazione personale e famigliare.

Il mio antico interesse per l’Egitto si è alimentato anche partecipando come uditore a diversi incontri internazionali:

  • Convegno sulla Magia Egizia – Milano 29-31 ottobre 1985
  • Convegno sulla Valle dei Re – Tucson (Arizona) 26-27 ottobre 1994
  • International Congress of Egyptologists : Torino 1991 – Cambridge 1995 – Cairo 2000 – Grenoble 2004 – Rodi 2012 –  Firenze 2016

Grazie alla mia esperienza di visite in Egitto e alla documentazione raccolta in migliia di diapositive ho per anni diffuso la conoscenza dell’antico Egitto presso varie “Università della Terza Età”. Poi, nel 2006, il Centro Studi Archeologia Africana, che ha sede nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano, mi ha offerto la possibilità di organizzare e tenere conferenze sull’antico Egitto presso l’aula magna dello stesso Museo. Ho svolto questa attività dal 2007 fino al gennaio del 2020, con conferenze mensili sull’Egitto antico. Il 2020 è un anno fatidico a causa del Covid e dei miei problemi personali e di mia moglie.

Ho scritto alcuni articoli e due libri :

  • All’ombra del divino – Il significato dei ventagli nelle rappresentazioni dell’antico Egitto (2016)
  • La longeva vitalità di fiabe e racconti mitici egizi – Alla ricerca di tracce di racconti mitici e fiabe egizi in fiabe moderne europee (2018)

Nel tempo ho raccolto centinaia di articoli e acquistato tanti (troppi) libri di egittologia di varii formati e dimensioni: mignon-normali-grandi-enormi (il formato imperiale).

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