Panem et circenses

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 […] iam pridem, ex quo suffragia nulli / uendimus, effudit curas; nam sie dabat olim / imperium, fascio littorio, legiones, omnia, nunc se / continet atque duas tantum res anxius optat, / Panem et circenses . […]   (Giovenale, Satire 10,77-81)                   

Forma di pane rinvenuta a Pompei- ph/https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Beatrice
Forma di pane rinvenuta a Pompei- ph/https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Beatrice

Cos’era diventata Roma nel II secolo d.C. tanto da far arrabbiare così Giovenale? Le parole del poeta sono molto dure, con chi ce l’ha? “Ormai, da quando non si vendono più voti, (questa gentaglia di Remo), ha perso ogni interesse; un tempo attribuiva tutto lui, poteri, fasci,legioni; adesso lascia fare, spasima solo per due cose: pane e giochi”.

Pare che l’interesse dei Romani fosse mutato da un po’ di tempo solo verso due cose: la distribuzione gratuita di pane e i giochi dei gladiatori al circo.

Ebbene, uno dei problemi di un grande impero era quello di avere a disposizione il grano, e cura dell’amministrazione era quello di provvedere all’approvvigionamento dell’annona, cioè il grano raccolto e immagazzinato nei granai, che se inizialmente era fonte per sfamare il popolo, col passare del tempo divenne strumento da parte dei vari imperatori per imbonirsi la plebe e gli eserciti, scongiurando così eventuali rivolte. Se ai tempi della res publica il raccolto di cerali era “made in Italy”, con l’aumentato numero degli abitanti, secondo gli studiosi già sotto Augusto Roma superava 1 milione, si dovette provvedere ad importarlo dalle province come la Sicilia e l’Africa. Nel 123 a.C. Gaio Sempronio Gracco fece votare la lex Sempronia frumentaria con la quale lo Stato stabiliva un calmiere per il prezzo del frumento a 6 assi; sicuramente uno strumento per regolarizzare il mercato e per limitare le speculazioni durante i periodi di carestia. Questo tipo di elargizione a prezzo ridotto venne effettuato con una certa frequenza, tranne durante il periodo della dittatura di Silla o in altri periodi bui della storia di Roma fino a diventare gratuito nel 58 a.C. con una legge fatta votare dal tribuno Clodio. Una mossa filo plebea? I sospetti ci sono tutti, ma il problema del frumento era effettivamente un serio motivo di preoccupazione per Roma. Seneca racconta che alla morte di Caligola nel 41 d.C. Roma aveva riserve di grano solo per una settimana e Claudio dovette affrontare nel Foro una folla inferocita che gli si era scagliata contro, sempre a causa di un periodo di carestia in cui tardavano ad arrivare i rifornimenti. Ancora più importante era garantire all’esercito di stanza a Roma una fornitura costante; il timore era che questo potesse cospirare contro l’imperatore.

Panificio a Pompei-ph/Alessandra Randazzo
Panificio a Pompei-ph/Alessandra Randazzo

Tuttavia, le leggi frumentarie non erano rivolte a tutte le classi sociali, chi ne poteva beneficiare erano i cittadini romani con medio/basso reddito residenti nell’Urbe e cittadini che non discendessero da schiavi. Ne erano esclusi schiavi, liberti, stranieri, nobili e ricchi vari che potevano ottenere il grano dalle proprie tenute oppure comprarlo direttamente dai mercati. Chi aveva diritto alla distribuzione era registrato su tavolette di bronzo e doveva presentarsi in un giorno stabilito nella Porticus Minucia Frumentaria, il luogo predisposto ad accogliere la massa di beneficiari, attualmente collocabile tra Largo Argentina e via delle Botteghe oscure, presentando un certificato, la tessera annonaria. Si aveva così diritto a ricevere 35 kg di grano, la quantità per due persone; il limite era proprio questo, non si potevano mantenere famiglie intere. L’apparato burocratico aveva a capo il prefetto all’Annona, coadiuvato dai centurioni e i procuratori all’Annona.

Mangiare a spese dello Stato però aveva favorito ogni tipo di strategie illecite per poter ottenere le distribuzioni gratuite e il numero dei beneficiari aumentava sempre più col passare del tempo. Spesso anche dei patrizi, che di certo potevano mantenersi grazie alle proprie rendite, riuscirono ad inserirsi nelle liste. Già  Giulio Cesare per porre fine a questo eccesso decise di ridurre gli aventi diritto da 320.000 a 150.000, stabilendo che alla morte di un beneficiario il sostituto doveva essere estratto a sorte. Augusto invece aveva addirittura pensato di abolire del tutto la distribuzione, pensando che questo favorisse l’abbandono delle terre e l’aumento di migrazioni verso Roma per vivere alle spalle dello Stato. L’unica azione che potette fare fu solo quella di limitare a 200.000 i tesserati. Da allora gli imperatori usarono questo strumento per garantire la pace sociale a Roma, elemento essenziale per la sopravvivenza stessa del potere. Questa captatio benevolentia spesso venne inserita dal princeps di turno nel suo programma politico, ne è esempio una raffigurazione di Traiano sui rilievi dell’arco di Benevento dove l’imperatore venne  rappresentato nell’atto di distribuzione del pane nel Foro (annona populi Romani).

Dalla casa di Giulia Felice-ph/https://commons.wikimedia.org/wiki/WolfgangRieger
Dalla casa di Giulia Felice-ph/https://commons.wikimedia.org/wiki/WolfgangRieger

Con il tempo e a causa di varie crisi che l’impero dovette affrontare, l’annona era divenuta una vera e propria ancora di salvezza per le classi meno abbienti, tramutandosi però in distribuzione non più di farina, ma di pane ben cotto in forni industriali assieme ad olio, carne di maiale e vino a prezzi ribassati. Accanto alle distribuzioni pubbliche, vi erano anche quelle di privati in occasioni particolari. Un affresco di Pompei sembra immortalare questo momento di benevolenza da parte di un illustre cittadino verso i suoi sostenitori, forse per l’elezione ad una magistratura locale. Anche a Piazza Armerina, in una recente rilettura di un mosaico ambientato nel Circo Massimo, vi si può leggere una distribuzione pubblica di pane sulle gradinate del circo, rendendo effettivamente più realistico lo sfogo di Giovenale e del suo panem et circenses!

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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