Nuove aperture a Pompei. Restituite alla fruizione le domus di Sirico e dell’Orso ferito

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Giornata ricca di aperture oggi a Pompei. Il Soprintendente Osanna e il Generale Curatoli hanno presentato alla stampa i nuovi lavori del Grande Progetto Pompei che hanno portato alla messa in sicurezza della Regio VII, con la restituzione della viabilità principale di questa e l’apertura di due importanti domus che, nell’attuale suddivisione dell’area, sono situate nella zona che comprende il quartiere del Foro Civile e parte degli isolati abitativi che gravitano all’interno e a ridosso dell’asse viario formato da Vicolo dei Soprastanti – Via degli Augustali – Vicolo del Lupanare.

La forma delle insulae e l’orientamento di queste, quadrangolari e a spina di pesce per quelle situate vicino al Foro, irregolari quelle esterne al circuito viario, indicano che quest’area si organizzò in maniera assolutamente autonoma rispetto al resto della città, probabilmente perché era necessario adattare il reticolo stradale alle forti pendenze dell’area e bisognava inserire nel tessuto urbano due aree religiose e pubbliche preesistenti ed ingombranti: il tèmenos di Apollo e la piazza del Foro. Durante gli scavi stratigrafici dell’area, compiuti in varie insulae, sono emersi significativi resti di età arcaica, ma ciò non è stato ritenuto determinante rispetto ad altre aree della città frequentate nello stesso periodo. Alla fase sannitica del quartiere appartengono gli edifici pubblici e religiosi presenti nella Regio VII e diverse sale da banchetto rinvenute al di sotto della Casa delle Forme di creta (VII, 4, 62), del tipo degli andronès greci, affacciate su un portico rivolto verso sud del tipo a pastàs; probabilmente questi luoghi erano deputati alle riunioni conviviali delle elites locali. Durante l’età imperiale, il quartiere, intensamente frequentato per via della vicinanza al Foro e a due degli edifici termali più grandi della città, le Terme Stabiane e le Terme del Foro, venne occupato da un gran numero di impianti di ristorazione e commerciali, tra i quali anche l’unico Lupanare della città, deputato esplicitamente a questa funzione. Gli abitanti della Regio, inoltre, appartenevano al distretto elettorale dei Forenses.

La riapertura degli assi viari principali della Regio VII, ha suggerito la revisione dei sensi di percorrenza per l’accesso al Lupanare, uno degli edifici più visti dal flusso di turisti in visita a Pompei. Nella nuova disposizione, il Lupanare sarà raggiungibile esclusivamente percorrendo il Vicolo della Maschera (da cui attualmente si usciva) e si accederà all’edificio dal Vicolo del Balcone Pensile. Per quanto riguarda invece l’apertura delle due domus, quella di Sirico e quella dell’Orso ferito, mai aperte al pubblico, i lavori hanno interessato la messa in sicurezza nonché il restauro degli apparati decorativi. La Casa di Sirico, inoltre, è stata oggetto di un ulteriore intervento di restauro e consolidamento previsto dal GPP. All’interno di uno degli ambienti della domus, sono stati collocati anche tre calchi realizzati da Giuseppe Fiorelli nel 1983 e danneggiati nel ’43 dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Ma vediamo nel dettaglio quali meraviglie offre questa nuova apertura al pubblico.

Mosaico dalla Casa dell’orso ferito.

La Casa dell’Orso ferito, al civico 2, 44-46, prende il nome dal mosaico figurato inserito nel vestibolo, con valenza apotropaica che raffigura appunto un orso ferito, con accanto la scritta di saluto “Have”. La domus venne costruita in uno spazio di risulta tra due abitazioni più antiche intorno alla metà del I secolo d.C. Seppure di limitata estensione, solo 165 mq, venne costruita secondo i canoni della casa ad atrio con ambienti laterali disposti su entrambi i lati lunghi. La parte posteriore si apriva su un piccolo giardino dove era stata inserita una fontana ad edicola con tessere in pasta vitrea e decorazioni con conchiglie; il tema raffigurato nel mosaico della nicchia era quello di una Venere in conchiglia e Nettuno al centro di un fondale marino popolato da una grande varietà di pesci. Di elevata qualità sono i pavimenti e i riquadri in opus sectile che decoravano gli ambienti residenziali. Le pitture, tutte di IV stile, furono eseguite in momenti diversi prima e post terremoto del 62 d.C. L’ambiente più grande con la pittura più raffinata, è il triclinio dove i quadretti dipinti, gli unici attestati nella dimora, raffigurano Narciso e Danae con il piccolo Perseo.

Casa di Sirico. Credits pompeii Soprintendenza

La Casa di Sirico, situata al civico 1, 25. 46. 47, è costituita da un grande plesso abitativo formatosi dall’unione, nel I secolo a.C., di due antiche domus ad atrio e peristilio, l’una con ingresso sulla via Stabiana, l’altra da vicolo del Lupanare, dove è inserita la scritta beneaugurale “Salve lucrum”. All’epoca dell’eruzione del 79 d.C., la domus era interessata da lavori di restauro degli apparati decorativi secondo i dettami della moda del periodo. Tra le parti già completate, la grande esedra, dove gli invitati banchettavano distesi sui letti triclinari e potevano ammirare i raffinati affreschi mitologici con scene ispirate alla guerra di Troia, uno di questi esposti al Museo Archeologico di Napoli. Il proprietario, Publius Vedius Siricus, è stato possibile individuarlo grazie al ritrovamento di un sigillo in bronzo recante tale nome, e doveva appartenere alla classe politica e commerciale di Pompei. Sul suo ingresso di casa, al civico 49, era possibile leggere, appena varcato l’atrio, la scritta: “Benvenuto guadagno”!

Vittima dell’eruzione.

Precedentemente abbiamo parlato anche di una ricollocazione di tre dei primi quattro calchi eseguiti da Fiorelli nel Vicolo degli scheletri; l’interpretazione più recente individua questi come componenti di una famiglia composta da quattro persone, colti negli ultimi istanti di vita, mentre cercavano riparo dalla pioggia incessante di lapilli. Un uomo doveva aprire la strada nella vana fuga da una morte terribile, quella da schock termico; di seguito uno schiavo alto e robusto dai tratti marcati che portava un anello di ferro al dito della mano sinistra, una donna che stringeva al petto pochi preziosi sottratti da casa e due ragazze, di cui una piccola morta come tutti precocemente e tragicamente. Di lei restano solo pochi frammenti salvatisi dal bombardamento aereo su Pompei del 1943.

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Alessandra Randazzo

Studia Lettere Classiche presso il DICAM dell’Università di Messina. Ha ricoperto il ruolo di redattrice e social media manager per www.mediterraneoantico.it e attualmente per la testata Made in Pompei, inoltre è Ufficio Stampa per la società di videogames storici Entertainment Game Apps, Ltd.
Durante la carriera universitaria ha partecipato a numerose campagne di scavo e ricognizione presso siti siciliani e calabresi.
Per la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte Greca e Romana presso il sito dell’antica Finziade, Licata (AG) sotto la direzione del Prof. G.F. La Torre, febbraio-maggio 2012; per la cattedra di Topografia Antica presso Cetraro (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, luglio 2013; per la cattedra di Topografia Antica e Archeologia delle province romane presso il sito di Blanda Julia, scavi nel Foro, Tortora (Cs) sotto la direzione del Prof. F. Mollo, giugno 2016.
Ha inoltre partecipato ai corsi di:
“Tecnica Laser scanning applicata all’archeologia” in collaborazione con il CNR-IPCF di Messina, gennaio 2012;
Rilievo Archeologico manuale e strumentale presso l’area archeologica delle Mura di Rheghion – tratto Via Marina, aprile-maggio 2013;
Analisi e studio dei reperti archeologici “Dallo spot dating all’edizione”, maggio 2014; Geotecnologie applicate ai beni culturali, marzo-aprile 2016.
Collabora occasionalmente con l’ARCHEOPROS snc con cui ha partecipato alle campagne di scavo:
“La struttura fortificata di Serro di Tavola – Sant’Eufemia D’Aspromonte” sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria) e della Dott.ssa M.M. Sica, 1-19 ottobre 2012;
Locri – Località Mannella, Tempio di Persefone sotto la direzione della Dott.ssa R. Agostino (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria), ottobre 2014;
Nel marzo 2014 ha preso infine parte al Progetto “Lavaggio materiali locresi” presso il cantiere Astaldi – loc. Moschetta, Locri (Rc) sotto la direzione della Dott.ssa M.M. Sica.

Collabora attualmente con la redazione di: www.osservarcheologia.eu

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