Alla ricerca dei più importanti siti archeologici della Calabria

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Il patrimonio storico-culturale della regione Calabria è estremamente ricco in virtù della sua posizione strategica nel Mediterraneo, che l’ha resa chiaramente una delle principali mete di antichi insediamenti. Negli ultimi due secoli sono stati infatti identificati e curati numerosi siti che dal paleolitico giungono all’epoca greco-romana.

Grotta del Romito, https://www.parcodeiprincipiscalea.it/papasidero-grotta-del-romito/

Testimonianza del Paleolitico superiore è la Grotta del Romito, nella quale sono rinvenibili segni della presenza umana ed i principali esempi di arte preistorica nel territorio italiano, tra i primi a livello europeo. Posizionata ad un’altitudine di 296 m. presso Nuppolara in agro, nel Comune di Papasidero, l’area archeologica rientra nel Parco Nazionale del Pollino e fu scovata soltanto nel 1961. In seguito a tale scoperta si ottennero importanti dati sull’homo sapiens e sull’esistenza che conduceva. Nella grotta di roccia calcarea, avente una profondità di venti metri, è stato individuato un graffito che ritrae una coppia di bovidi risalenti a sedicimila anni fa, il cosiddetto Bos primigenius ormai estinto.

Capo Colonna, Wikimedia

A meridione di Crotone presso il promontorio di Capo Colonna risiede l’omonimo parco archeologico, antica sede dell’area sacra di Heraion Lakinion che derivava il suo nome dalla dea Hera Lacinia cui era dedicato un santuario. Promosso dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, è vasto trenta ettari riservati agli scavi e venti ettari caratterizzati dal bosco e dalla macchia mediterranea attraversata dal viale d’accesso. All’ingresso del Parco è presente il nuovo Museo Archeologico, suddiviso in tre padiglioni incassati nel terreno per un minore impatto sull’ambiente, al cui interno sono esposti i resti ritrovati nella circostante area di scavo, tra cui una testa marmorea femminile che un tempo decorava i frontoni del tempio. Vi è poi la cinta muraria edificata nel VI sec. a.C. ed in seguito rinforzata dai romani, mentre sul lato orientale vi è il maestoso tempio dorico di Hera Lacinia, protettrice dei pascoli e della fertilità: edificio a pianta rettangolare con quarantotto colonne di otto metri d’altezza, delle quali permane un’unica colonna con fusto a venti scanalature e otto rocchi sovrapposti. Nelle vicinanze sono stati identificati i resti di un tempio originario ove sono stati reperiti oggetti del VIII sec. a.C., tra cui una navicella bronzea. All’esterno dell’area sacra vi sono ambienti domestici dove probabilmente alloggiavano i sacerdoti ed una villa con balneum termale tardo romani (III sec. a.C.). Nella zona settentrionale del Parco è presente il Katagogion, edificio con un portico dorico che accoglieva ospiti celebri, mentre a meridione l’edificio Hestiatorion offriva ristoro con dei banchetti.

Parco Archeologico Di Locri Epizefiri Immagine Tratta Da Scoprilacalabria.com

Il Parco archeologico di Locri Epizefiri, al cui ingresso vi è l’omonimo Museo Archeologico Nazionale, custodisce l’antica colonia di Lokroi Epizephirioi, città magno-greca fondata nel VII sec. a.C. di cui sono permaste le fortificazioni che la cingevano. Suddivisa in quattro parti, fu inizialmente esaminata da Paolo Orsi per poi ampliare l’area di scavo. Nel percorso interno al parco sono visibili nell’area extraurbana alcune zone sacre dedicate a Zeus Saettante e Demetra Tesmophoros, nonché il Santuario costruito nel VII sec. a.C. probabilmente in onore di Afrodite, insieme ai resti di un tempio ionico lungo ventidue metri di cui è permasta una parte del basamento.

Scolacium, wikimedia

Nelle vicinanze di Catanzaro Lido è osservabile il Parco archeologico di Scolacium, istituito nel 1982 e posto vicino all’Antiquarium di Roccelletta. Minerva Scolacium, colonia romana fondata nel 120 a.C. e della quale è emersa un’epigrafe che riporta la denominazione del luogo, fu probabilmente sovrapposta a Skylletion: i resti della preesistente colonia greca sono emersi dagli scavi attuati dal 1965, i quali hanno restituito reperti ceramici e numismatici del VI a.C.. Nella zona del foro permangono i resti del Capitolium, notevole edificio di culto che si sporgeva sulla piazza, di cui è osservabile una parte del podio. Poco distanti sono visibili i resti dell’antico teatro, ossia parti della cavea, dell’orchestra e dei posti riservati ai personaggi celebri, ove sono stati scovati vari reperti scultorei quali tre teste ritratto e due statue marmoree bianche. Eretto in tre fasi distinte (durante la tarda età repubblicana, nell’epoca giulio-claudia e nel secondo secolo), il teatro veniva adoperato per svariate funzioni pubbliche ed era posto vicino all’anfiteatro che rappresenta il solo esemplare del II secolo noto in Calabria.

Parco Archeologico Di Sibari Thurii Immagine Tratta Da Calabriagreca.com

L’ampio Parco archeologico di Sibari è caratterizzato da un’area in cui si sono susseguite e sovrapposte tre città, ovvero Sybaris arcaica (prima colonia greca sulla costa ionica calabrese, fondata nel VIII sec. a.C.), Thourioi (opera di ricostruzione ateniese del V sec. a.C.) e Copia, di epoca romana. Di quest’ultima ci sono giunti copiosi reperti dall’area del Parco del Cavallo, ove sono stati ritrovati i resti del teatro-emiciclo e dell’edificio termale: ambedue del I sec. d.C., il primo aveva una struttura semicircolare che fungeva da mercato o sede di riunioni per poi venir riadattato a teatro decorato da fregi e sculture, il secondo era caratterizzato dai permasti calidarium e tepidarium cui si accedeva attraverso sale comunicanti decorate a mosaico con motivi geometrici. Interessante il ritrovamento del Toro Cozzante, bronzo del V secolo a.C., nonché la rifunzionalizzazione di un ambiente del IV sec. a.C. che per tre secoli fu adoperato per riparare le imbarcazioni per poi divenire necropoli con l’allontanamento della linea costiera. L’area archeologica, posta sulle rive del fiume Crati al di sotto della faglia acquifera, pone problemi di infiltrazioni acquifere gestite con un apposito sistema di drenaggio.

Villa Romana Di Casignana Contrada Palazzi (Mosaico) Immagine Tratta Da Calabriagreca.com

In provincia di Reggio Calabria vi è poi il sito archeologico di Casignana, tra i paesi Bovalino e Bianco, ove è stata rinvenuta una vasta domus romana del I sec. d.C. della quale sono stati esaminati milletrecento metri quadri: edificata in quattro fasi costruttive di cui l’ultima risalente al IV secolo, contiene il maggior repertorio di mosaici policromi della Calabria. Scovata nel 1963 in seguito all’attività di costruzione di un acquedotto, si ergeva nei pressi di un antico itinerario che collegava Locri Epizefiri e Rhegion. Presenta una sala dalla pianta ottagonale dal pavimento mosaicato, un salone a pianta rettangolare e due sale ornate con marmi colorati secondo la tecnica dell’opus sectile. Gli impianti termali al suo interno ne mostrano il carattere privato, in quanto prevedono un percorso opposto rispetto a quello tipico dei bagni pubblici.

Castiglione di Paludi, http://www.comune.paludi.cs.it/index.php?action=index&p=439

Risalente al IV secolo a.C., il sito archeologico di Castiglione di Paludi concerne verosimilmente una città brettia sorta su un colle cinto dai torrenti Coseria e Scarmaci, dinnanzi al quale vi era una necropoli dell’età del ferro: cinquanta sepolture del IX sec. a.C. caratterizzate da vari oggetti tra i quali armi, lamine decorate, lance bronzee ed in ferro. Il sito potrebbe celare una città enotra ove in seguito i brettii fondarono la propria città: il suo nome è Cossa, o Enotria, citata da Ecateo di Mileto e da Giulio Cesare in De bello civili inserendola proprio nel territorio di Thourioi. Protetta da mura con blocchi di pietra arenaria, una porta d’accesso fortificata e due torri circolari, la cinta muraria del sito raffigura una fortificazione esito del miglioramento delle tecniche edilizie magno greche. Le operazioni di scavo, che hanno restituito tra l’altro gli antichi resti di un teatro del IV secolo a.C. a pianta semicircolare con sedili ricavati dalla roccia capaci di contenere duecento spettatori, sono state condotte nei primi anni cinquanta, tra il 1978 ed il 1993, seguite poi dall’abbandono del luogo.

Francavilla marittima, http://www.museumfrancavilla.com/index.php?lang=it

Poco distante dall’antica Sybaris sorge il terrazzamento Timpone della Motta nel sito archeologico di Francavilla marittima, sede di uno dei principali insediamenti precoloniali, relativo agli enotri. Pur nella carenza di dati storici riguardanti il villaggio, la cospicua necropoli di Macchiabate con le sue duecento sepolture e corredi funebri ha fornito agli archeologi preziosi ritrovamenti, quali vasellame in ceramica ed oggetti bronzei costituenti le vesti dei defunti, posti in tumuli circolari/ellittici ove erano anche presenti armi nel caso di soggetti di rango elevato. Ulteriori indagini hanno rinvenuto tracce di presenze relative all’età del Bronzo (XIII-X sec. a.C.) ed un altro abitato datato al VII secolo a.C. tra i cui reperti vi è un ex-voto di terracotta che rappresenta una figura femminile con scene mitologiche raffigurate sulle vesti. Sono stati altresì individuati frammenti ceramici d’origine greca, vasi protocorinzi ed una lamina bronzea (VI sec. a.C.) attualmente custoditi nel Museo Archeologico di Sibaritide. Secondo le ipotesi il villaggio fu distrutto con la conquista dei coloni greci che schiavizzarono la popolazione autoctona, tesi corroborata dall’edificazione di un tempio della dea Atena sui resti dell’abitato.

Il Drago di Kaulon, http://kaulon-archeologia.it/caulonia/

Nel territorio tra Monasterace e Punta Stilo giace il sito archeologico di Monasterace Marina, originaria colonia di Kaulon individuata dall’archeologo Paolo Orsi nei pressi della spiaggia ove identificò il basamento in blocchi di arenaria appartenente ad un imponente tempio dorico. Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, nonché cofondatore del Museo della Magna Grecia a Reggio Calabria, Orsi promosse i primi scavi tra il 1911 ed il 1913. Le mura ne mostrano le quattro diverse fasi evolutive tra il VII e il III secolo a.C.; al di fuori di esse sono state ritrovate delle terrecotte (VI-V sec. a.C.) ove un tempo vi era il santuario di Passoliera, unitamente ai resti del centro urbano sul livello del mare tra i quali va indubbiamente menzionata la Casa del drago il cui mosaico raffigurante un mostro è attualmente visibile al Museo Archeologico di Reggio Calabria.

Area di Punta Alice, http://www.calabriatours.org/heritage/sito-archeologico-di-punta-alice.html

I resti di un ulteriore tempio dorico sono stati scoperti nel 1924 sul promontorio di Punta Alice, da cui prende il nome il sito archeologico. Edificato in devozione ad Apollo Aleo, protettore del mare e della navigazione, secondo la leggenda al termine della vincente guerra di Troia l’eroe tessalo Filottete vi depose le sue frecce consacrandole ad Eracle e fondando la cittadina di Krimisa. Il tempio risalente al VI secolo a.C. presentava un colonnato e due navate, ricevendo poi delle modifiche nel IV secolo a.C. per opera dei Buzi con la creazione di un periptero dorico più ampio, totalmente lapideo e circondato da colonne. Dunque è stata indagata l’area sacra attinente al tempio, caratterizzata da reliquie, offerte votive e taluni resti di un acrolito di Apollo (testa, mano sinistra e piedi) che presenta uno stile simile a quello di Fidia maturato ad Atene nel 440-430 a-C..

Infine il sito archeologico di Vibo Valentia contiene i resti dell’antico centro di Veipo, nonché della colonia locrese di Hipponion (VII sec. a.C.) e della più recente Vibonia, di epoca romana (II secolo). Del primo insediamento è rimasto ben poco, mentre della colonia greca si sono mantenute le mura esaminate da Orsi nel 1916: originariamente alte 10 metri e lunghe 7 chilometri, erano formate da blocchi di pietra arenaria e calcarenite risalenti al VI secolo a.C., rafforzate da torri circolari. Certamente la causa della perenne scelta del sito risiede nell’ottima posizione, sulla costa al di sopra del fertile altopiano di Tropea, collegato al mare ma protetto in quanto sopraelevato. Nell’area sono stati individuati i resti di un tempio dorico (500 a.C.), presumibilmente dedicato alla dea Proserpina cui gli Ipponiati erano molto devoti, due domus con pavimenti a mosaico, altri due templi, una villa romana con volte a crociera in buone condizioni di conservazione ed un ampio ambiente ipogeo adottato come chiesa-grotta ad una navata.

Questa concisa rassegna mira a mostrare un aspetto poco enfatizzato della regione: quattro ampi parchi e molteplici siti archeologici, per un’affascinante Calabria arcaica assolutamente da visitare.

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Cristina Trimarchi

Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comunicazione, ambedue con votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in Comunicazione estetica e museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Modern Art di New York. Ha frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contemporanee” organizzato dalla Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università degli studi di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di Messina giorno 25/07/2007. Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la produzione dei giorni nostri” presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha deciso di studiarle dal punto di vista teorico e pratico.